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Occhi di vetro

Si accomodò nella vasca da bagno e poggiò la testa sull’asciugamano piegato in due in modo da non sentire la durezza del bordo… l’acqua le sembrò una coperta calda, schiumosa e profumata… tirò fuori un piede quasi a chiedere conferma che tutto di lei fosse coperto.
Si rilassò fissando la piccola finestra posta in alto nella stanza, quasi una ferita sul muro che incorniciava un pezzetto di cielo…un cielo grigio chiaro e denso, un cielo da neve... la neve…nevicava anche il giorno che lo aveva incontrato. Quel giorno lei e la sua amica Anna passeggiavano lungo il corso guardando le vetrine, Anna voleva comprare un berretto di lana…a un certo punto la sua amica esclamò – Carlo!!! che piacere incontrarti! Come mai qui? –
Carlo…un metro e ottanta nascosti sotto un cappotto nero lungo quasi fino ai piedi, occhi scuri, brillanti, pungenti, accesi, la guardava affascinato. Ti presento la mia amica Gloria – disse Anna – questo è mio cugino Carlo- Si strinsero la mano… una mano calda e asciutta quella di lui che le trasmise una piacevole sensazione.
- Ora lo dice - pensò Gloria ed effettivamente lui lo disse – Gloria hai degli occhi meravigliosi! Glielo dicevano tutti, glielo avevano sempre detto e in effetti erano occhi particolari, di un azzurro chiaro bordato da una tonalità più scura, ciglia e sopracciglia nere come i capelli corvini e ricci che le incorniciavano il viso. Gloria ringraziò abbassando lo sguardo poi i tre si recarono in un bar e si sedettero per un caffè, parlarono del più e del meno e si scambiarono i numeri di telefono.
Nacque quel giorni l’amore di Gloria per Carlo e l’amore di Carlo per Gloria. Si sentirono nei giorni successivi e si incontrarono nella settimana di poi, Carlo viveva e lavorava in un’altra città ma appena poteva veniva da lei, poi Carlo si accorse che dietro a quegli occhi chiari non era tutto limpido anzi, c’era qualcosa che non andava. Gloria alternava settimane di euforia a settimane di cupa tristezza e glielo aveva detto chiaro. Ci sono dei giorni in cui penso alla morte – ma poi tornava ad essere la sua Gloria allegra e sbarazzina. Gli sembrava che dentro di lei esistessero due personalità che non comunicavano tra loro e forse cosi era, come quella volta che Gloria aveva invitato a pranzo la madre e si era alzata la mattina presto per pulire casa poi aveva cucinato con tanta cura era eccitatissima quel giorno le avrebbe presentato Carlo era molto importante per lei. Ma a mezzogiorno con una breve telefonata la madre comunicò che non sarebbe venuta perché non si sentiva bene. Gloria le rispose con molta calma che non faceva niente, che sarebbe stato per un’altra volta ma poi, dopo aver poggiato lentamente il ricevitore nel suo alloggio si trasformò in una furia, prese la tovaglia dalla tavola ormai apparecchiata e la tirò via con violenza mandando in frantumi tutte le stoviglie. In silenzio e con gli occhi sbarrati mise a soqquadro la cucina, mentre Carlo cercava di calmarla lei continuava a rompere tutto e alla fine si sdraiò in terra rotolandosi, muta, sui cocci ferendosi così la schiena e le braccia ma sembrava che non sentisse male. Alla fine Carlo l’abbracciò forte per impedirle di muoversi e mentre le sussurrava che l’amava lei si calmò.
Si lasciò baciare e dopo un quarto d’ora cominciò a scherzare sull’accaduto, Carlo si figurò la sua vita vicino ad una donna dall’umore così instabile e concluse che no, lui, non ce l’avrebbe fatta e glielo disse, Gloria pianse, si disperò, giurò che sarebbe cambiata, ma fu tutto inutile – Dentro di te non c’è equilibrio – le disse – e non dipende dalla tua volontà. “Equilibrio” … quella parola così ricorrente nella sua vita…equilibrio…glielo diceva sempre anche sua madre… “cerca l’equilibrio” “Lo chiederò al funambolo ed al suo bilanciere” pensò e poi sorrise pensando alla sua vena poetica, chissà che avrebbe detto Carlo se avesse saputo che lei di notte scriveva poesie.
Carlo… lo sentiva bussare forte alla porta d’ingresso, bussava e la chiamava a voce alta ma era troppo stanca per avere una qualsiasi reazione, scivolò più giù nella vasca da bagno, aveva bisogno di riposare. Alla fine Carlo sfondò la porta, la cercò e la trovò immersa in quell’acqua rossa di sangue, era pallida e immobile, gli occhi spalancati, occhi azzurri come un cielo d’estate che in quel momento gli parvero… occhi di vetro.



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Racconto scritto il 10/08/2017 - 18:23
Da Maria Carla Pellegrini
Letta n.164 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Una sequela letta con interesse et emozione.
Lieto meriggio.
*****

Rocco Michele LETTINI 11/08/2017 - 15:57

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Bello e con una chiusa spettacolare. Davvero un bel racconto. Giulio Soro

Giulio Soro 10/08/2017 - 20:08

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