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15 Ottobre 2010

* mi hanno suggerito di precisare che non è autobiografico, ma credo si sarebbe capito comunque…





Il gran giorno fu esattamente il 15 ottobre di sette anni fa: lo aspettavo con ansia, si può dire, da una intera vita. Curiosamente coincise con la data del mio trentesimo compleanno, e devo ammettere che il cambiamento fu così importante da poterlo paragonare addirittura ad una vera e propria rinascita.


Non è facile spiegare; e neppure voglio provare a farlo. Tanto lo so bene che anche la persona più aperta del mondo, quella che riesce a stabilire la massima empatia possibile con te, non arriverà mai a sentire le stesse cose nella stessa identica maniera in cui le senti tu.


E le sensazioni che provavo fin dalla più tenera età riguardavano la sfera strettamente personale, quella più intima e meno condivisibile. Non ne parlavo mai con nessuno; d’altra parte era chiaro che nessuno poteva capire un bambino che si poneva certi problemi. E ancor meno, poi, un adolescente che viveva dentro di sé delle contraddizioni grandissime, che influenzavano in maniera devastante la sua vita di relazione, il suo rapporto col mondo intero.


Eppure… eppure sapevo che prima o poi qualcosa sarebbe cambiato. Ne ero convinto nella parte più recondita del mio animo: troppo grande questo peso, questo lacerarsi dentro, questa lotta tra il mio essere esteriore e il mio sentire interiore.


Fu per caso che intorno ai 22 anni, studente universitario e introverso come nessuno, conobbi Sandra. Aveva pochi anni più di me, e faceva la psicologa presso una struttura sanitaria dove mi recavo per i soliti esami di routine. Non so perché mi ispirasse tanta fiducia, ma decisi di aprirmi, di confidarle le mie problematiche interiori, e trovai un terreno fertilissimo, visto che, come seppi successivamente, lei aveva vissuto la mia stessa situazione.


Decidemmo, piano piano, di percorrere l’iter che aveva seguito lei. Prima di tutto una richiesta al tribunale, con relativa istruttoria; e, nel contempo, una serie di terapie endocrinologiche, con somministrazione di ormoni. Ottenuta la sentenza favorevole da parte del giudice, iniziai una serie di interventi chirurgici, nell’arco di vari anni, di plastica additiva o riduttiva, per aggiungere protesi o togliere organi. Anni di sofferenza, certo, ma anche di consapevolezza che il mio problema stava per essere risolto.


E finalmente, il 15 ottobre 2010, ho potuto cambiare il mio nome sulla carta d’identità, e da Paolo sono diventata Paola. Donna a tutti gli effetti, fisici e legali; donna come mi ero sempre sentita, credo, fin dalla nascita. Donna, e felicissima di esserlo!




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Racconto scritto il 11/11/2017 - 12:49
Da andrea guidi
Letta n.217 volte.
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Commenti


Ringrazio quella quarantina di autori che hanno avuto la sfrontatezza di leggermi; gli altri 2180 invece erano in altre faccende affaccendati...
Ovviamente scherzo: buona prosecuzione e grazie comunque

andrea guidi 14/11/2017 - 08:44

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