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IL mio grande viaggio

Questa è la storia di un uccello qualsiasi, che ad ogni battito d’ali scaccia i fantasmi del proprio passato in una burrascosa malinconia. Mi tuffo nell’immenso azzurro , il qual m’ingloba mentre mi curvo verso l’infinito ronzio dei miei più lontani pensieri.
Più intensifico il mio batter d’ali , più sfreccio tra quella fluttuante neve bianca e più i demoni tenebrosi che m’hanno inseguito nel mio solitario viaggio a me s’avvicinano mascherati da corvi, neri come quella parte d’esistenza che mi sono lasciato alle spalle, gracchianti come le voci dei miei angeli caduti che giacciono inermi nelle mie reminiscenze ed allo stesso tempo armoniosi e splendenti come gli attimi del mio viaggio in cui solo non sono stato.
Si potrebbe dire che io stia scappando dalle mie più intrinseche paure, fuggendo da ciò che penso di non poter affrontare , ed è quello che , tristemente, ho fatto nei precedenti anni, il mio viaggio iniziò nella solitudine, e tale si pronostica la mia dipartita, son stato solo nel mio primo batter d’ali, e solo sarò nell’ultimo, accompagnato dal vento e da mille spiriti non cordiali. Per abbattere le tenebre che si annidano dentro di me arriverò oltre alla tempesta che davanti a me si staglia, in quel mare cristallino privo d’acqua che immenso si protrae davanti a me, come un eden.
Iniziamo dal principio, da quel giorno in cui, per la prima volta, aprii gli occhi, fu senza dubbio un risveglio drammatico. In soli 7000 battiti d’ali persi tutto quello che avevo, in quel giorno, iniziò il mio grande viaggio.
Quando i miei occhi si aprirono per la prima volta vidi il terrore negli occhi di mia madre, il suo frettoloso batter d’ali mentre portava su di sè me e gli altri 2 miei fratelli, verso un posto più sicuro, probabilmente.
Ancora vivo e limpido è il ricordo di mia madre , inseguita da uno stormo di corvi, lottò, diede la vita per me e per salvare i miei fratelli, quando fu uccisa cademmo tutti, non sapevamo volare, avevamo solo un giorno di vita ma nonostante quella tenera età ricordo ancora le sue ultime parole, prima di lasciarci scivolare verso il nostro destino infausto, ci guardo e ci disse “ Sarò per sempre racchiusa in ogni vostro batter d’ali” Poi si arrese al proprio triste fato.
In che modo imparai così in fretta a volare, non me lo so spiegare tutt’ora, mi limitai a veder i miei fratelli che venivano risucchiati dalle nuvole, senza ribellarsi , o ancor più grave, ignari di come la loro vita si stesse accingendo a finire nello stesso istante nel quale era iniziata.
Forse proprio per questo motivo sono sopravvissuto, cercai fin da subito di rimanere a galla in questo mondo che ancor non contemplavo, iniziai a batter goffamente le ali e prima di porgere il mio saluto alla terra sottostante imparai a librarmi in volo come una foglia spinta dal vento. Mi salvai e capii il significato dell’ultima frase di mia madre, nei miei primi batter d’ali, fu lei , il suo stesso essere, a permettermi di poter portare avanti quello per cui lei stessa stava combattendo.
Volai per i primi anni della mia vita in completa solitudine, perfezionai il volo, la caccia, conobbi la natura, gli alberi, danzavo leggiadro da faggio a faggio, affrontavo senza paura intemperie e ostacoli, ma questa prima apparente felicità si spense man mano che prendevo contatto con la realtà , uscendo dallo spensierato sogno che ancor mi legava alla sempre presente figura di mia madre.
Fu durante un volo, verso l’incognito, quella meta fissa che dal giorno della mia agognata nascita è rimasta impressa come il mio unico scopo, che vidi un qualcosa di completamente non identificato, come se un Dio funesto avesse dato al diavolo le ali per poter volare, ma quelle ali non assomigliavano alle mie, erano statiche e dure, con due enormi marchingegni rumorosi al di sotto di esse, poco dopo venni a sapere che veniva chiamato “aereo” .
Me lo trovai alle spalle, e cercai invano di scappare, ma una corrente d’aria mi scaraventò con la forza di mille tempeste verso quella che apparentemente sembrava la mia fine, la morte era venuta a prendersi la propria rivincita, ma fu proprio in quel preciso istante , che in un modo del tutto illogico e improbabile, scoprii che la solitudine , purtroppo per un breve periodo , poteva essere colmata dall’amore, quel vago ricordo che, seppur in diversa modalità, mi legava ancora e per sempre alla celeste figura di mia madre.
Dato alla vita il mio ultimo mortal respiro, aspettavo d’esser fatto a pezzi, ma un lampo, più veloce della mia stessa caduta, mi salvò.
“ Per un pelo! Devi stare attento, non siamo noi i padroni del cielo!” Fu la prima frase che udii non proveniente dalla mia bocca, ebbe un suono angelico , quasi familiare. Ci misi un po’ a tornare in me, lo shock mi pietrificò , ma quando ripresi coscienza di me la vidi con occhi ben limpidi, un’Aquila maestosa aveva salvato un volatile così semplice e malinconico come me, mi sorreggeva con fatica, ma non voleva lasciarmi andare.
“Chi sei? perché mi hai sottratto al mio fatal destino?” Pronunciai ancora traumatizzato.
“ Ma quale destino! Presta più attenzione a quelle bestie di metallo” Mi disse rimproverandomi, sentii un fremito di felicità, la solitudine che tanto mi accompagnò nella mia esistenza stava per essere sostituita, avevo trovato una compagna di viaggio.
Il tempo ci fece innamorare, trovai un’amor di stato d’animo simile al mio, degradato dalla solitudine, due nuvole tempestose che all’incontro fanno trasparire i più caldi raggi di sole.
Volammo , esplorammo i cieli ed ogni posto in sua compagnia mi sembrava casa, ma infondo che ne posso sapere di cosa si provi ad avere una casa, potrei dire più correttamente che lei era la mia casa, quella sensazione di felicità e armonia che provi quando appartieni a qualcosa, o a qualcuno.
Il mio destino era di concludere il viaggio in solitudine, era quello lo scopo della mia vita, dimostrare al mondo come il mio essere fosse più forte di qualsiasi ingiusto disegno divino mi fosse stato attribuito, scampato 2 volte alla morte, dovetti assistere alla cosa più dolorosa, dopo la lacrima che vidi scendere dal viso di mia madre prima che mi lasciasse cadere.
Persi anche la mia anima gemella , colei che rendeva maestoso ogni mio battito d’ali, colei che vedeva nelle mie piume grigie quel color dorato che tanto importante mi faceva sentire.
Gli stessi demoni che con cotanto furore m’avevano strappato la madre, mi strapparono l’amore. Stavamo volando, spensierati e felici, in preda alle nostre emozioni, fino a quando sentii un brivido, purtroppo familiare, mi girai e li vidi, uno stormo di corvi neri, venuti per la seconda volta a porre fine alla mia esistenza.
Lei lottò con tutte le sue forze, scappare era palesemente inutile, ci provammo, zigzagando tra le imponenti querce, ma fu tutto vano, ci circondarono.
Lottammo coi denti e con tutta la rabbia possibile, ma le intenzioni di quei demoni eran chiare, non ero io il bersaglio, volevano togliermi lei, e ci riuscirono. Lottai per difenderla, ma l’attaccarono in gruppo e se la portarono via, lasciandomi impotente. Ancora una volta avevano vinto loro, ma la sicurezza che sarebbero tornati era incontestabile, avrebbero finito il lavoro, portando via la mia vita.
Dopo aver portato via le uniche due luci che avessero , anche se per poco, illuminato il mio sentiero, con l’unico obiettivo di svuotarmi, era solo questione di tempo prima di riudire il loro richiamo.
Ed eccomi qua, sono passati 3 anni da quel giorno e la storia si sta ripetendo, alle calcagna uno stormo di corvi neri ricoperti da un aura infernale, ma una cosa non hanno calcolato, ho aspettato 3 anni questo momento , sono più forte, nonostante il mio viaggio frastagliato, la luce scorre dentro le mie piume.
Un’unica occasione, attraverso quelle nubi turbinose, per poter guadagnare distacco da un fato che lotta contro i miei nervi ben saldi.
Mi tuffo leggero e coraggioso in mezzo a quelle correnti d’aria spaventose, sento il gracchiare nervoso e gelido dello stormo che m’insegue, è meglio che io m’arrenda, sono troppo veloci, ed io non vedo via di fuga dinnanzi a me.
Nel tuonare della tempesta si distingue però una voce, che come una melodia par mi voglia guidare verso la salvezza, ed è troppo incredibile perché io possa crederci, mia madre, quella voce, quelle parole “ sarò per sempre racchiusa in ogni vostro batter d’ali” le sento veramente, lei mi sta guidando.
Aumento di velocità , spinto da quelle note soavi, e nonostante acceleri e acquisti speranza, il gracchiare non scompare, ed il dolore della tempesta sul mio corpo sta ampiamente debilitando il mio spirito. Sto soffrendo, un tacito dolore, ancor più grande di un dolore parlante, zittisce ogni mio pensiero, ed ogni mia ricezione uditiva, non odo rumore, sono solo nel mio patimento in un immenso vuoto. Ma come d’incanto, dinnanzi a me , si sta aprendo un varco, la luce che da troppo aspetto, compare come un raggio che ha il coraggio di lasciarsi il sole alle spalle.
Lo stormo dietro di me aumenta d’intensità e dimensione , maledetti demoni infernali, non mi avranno mai, ormai è fatta, sono praticamente salvo, li sento alle mie spalle, ma non hanno potere al di fuori dell’ombra.
Pervaso di euforia, varco la soglia più importante della mia vita, la guerra decennale che combatto dal mio concepimento è terminata.
Ho concluso la mia avventura, ormai posso abbandonarmi al vuoto e lasciarmi assorbire da quest’immensità che si staglia sotto le mie ali, non serve più che le batta.
Precipito nel vuoto, sorretto dalla consapevolezza di aver sconfitto le tenebre manifestatesi dentro me, posso ricongiungermi ai miei angeli, madre sto arrivando, attendi la mia venuta ad ali spiegate. Il rumore dell’aria tra le piume rende difficile il mio pensar, ma non il pensier di ciò che son riuscito a fare.
Una distesa infinita color blu, sotto di me, che sarà mai? Forse è la fine che acquisisce un colore più scuro dell’azzurro che m’ha sempre circondato.
Eccomi, a pochi secondi dalla fine, giunto alle mie ultime riflessioni, mentre il tempo sembra rallentare per darmi la possibilità di esprimermi, di capire e di amare per un’ultima volta questa tanto condannata vita, che nonostante i dolori ed i dispiaceri , ho amato alla follia.
Termina qui, ad un secondo dall’impatto, l’avventura di un piccolo uccellino in un mondo troppo vasto e pieno di tormenti. Niente che le mie ali non abbiano superato, ed ora volerò altrove, sorretto dallo stesso armonioso vento e dalle stesse calde emozioni.
Di ciò che ho compiuto rimane il ricordo, pervaso nei cieli e inciso sulle nuvole, di quell’esperienza così insignificante per il mondo a me circostante, ma che nonostante ciò , chiamerò il mio grande viaggio.



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Racconto scritto il 14/11/2017 - 14:15
Da Carlo Comerlati
Letta n.37 volte.
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