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Fa male

Poco più di tre anni fa, dopo un malore che avevi avuto nel giorno della festa della donna, iniziammo a girare a trottola da vari specialisti, l'uno ci rimbalzava all'altro, fin quando non entrammo nello studio di quella che poi sarebbe diventata la tua Dottoressa.
Lei disse Alzheimer e così fu.
Nei controlli che facevamo, la tua malattia, nonostante la cura , progrediva e la dottoressa mi spiegava che saresti regredita ad uno stato più o meno infantile, avresti perso sempre più informazioni e le azioni più semplici per te sarebbero diventate sconosciute.
Non avevi un segno sul viso, un colorito particolare che rendesse evidente il tuo male, così per alcuni era difficile comprendere che tu eri malata. E' strano, quando mangiavi ci guardavi e con un sorriso ci mostravi il cucchiaio dicendo “ insegnatemi che cosa devo fare perchè io non lo so più”, sì è molto strano tu, malata, suggerivi a noi sani, come dovevamo comportarci. Alcuni pensavano tu fossi matta, a volte aggressiva, ma tu eri malata, avvolta nelle allucinazioni, in un mondo che ti spaventava eppure, il tuo desiderio di amare aumentava.
Ti guardavo ti sentivo ti udivo e, soprattutto negli ultimi due mesi, il termine regredire strideva nella mia testa, c'era uno stato infantile che avanzava ma non regressione, il tuo viso man mano trovava la dolcezza di una bambina, la tua voce cantilenava parole dolci di amore, preoccupazione , gratitudine per noi. Quando ti davo da mangiare, pochi cucchiaini e poi mi chiedevi se io ne avevo per me, per noi, ti turbavano le mie mani fredde perchè pensavi che soffrissi, chinandomi su di te accarezzavi i capelli che si appoggiavano sul tuo viso “ che bel ricciolo hai “ sussurravi.Non mi chiedevo più se tu sapevi chi realmente fossi, importava il passato??!!!
Un sorriso puro, le guance rosse, ti guardavo, ti sentivo, ti udivo ed ho capito: il termine medico era sparito dalla mia mente, cancellavo regressione lasciando posto a evoluzione,
evolvevi ogni giorno verso uno stato di purezza, incontaminato, mentre noi, quelli sani continuiamo a stagnare anzi a regredire ad uno stato, per il quale non trovo definizione.
Fa male questo saluto...
Ciao Enza


A mia suocera




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Racconto scritto il 15/11/2017 - 19:26
Da Grazia Giuliani
Letta n.228 volte.
Voto:
su 11 votanti


Commenti


Grazie Grazia.
Un abbraccio.
Luca.

Luca Fiazza 24/11/2017 - 17:43

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Leggo con ritardo questa tua splendida pagina che ha suscitato in me commozione ed ammirazione. La tua scrittura può davvero affrontare e superare tutte le sfide. Sei molto brava; leggerti è sempre un piacere. Serena notte Aurelia

Aurelia Strada 24/11/2017 - 00:03

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Anche se un ritardo, volevo farti i miei complimenti per questa tua testimonianza su un argomento che anch'io purtroppo conosco per motivi familiari...
Lo hai descritto in modo dolce e delicato...

PAOLA SALZANO 23/11/2017 - 19:36

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Una sensibile testimonianza di vita e di sofferenza.....E poi quel progredire nella regressione dello star male è davvero quel tocco speciale che eleva ancora di più questa esperienza sofferta.... Vi legherà sicuramente un grande sentimento per esprimerne tanta partecipazione e condivisione....
Molto bello leggere tutto ciò!

O:- )


Alessia Torres 22/11/2017 - 21:21

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Ognuno di voi con il suo commento ha lasciato una goccia, unica e personale, che raccolgo con grande emozione.
Vi ringrazio con il cuore
Buona serata a tutti

Grazia Giuliani 21/11/2017 - 21:04

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ti ho cercata
ti ho trovata
evoluzione Grazia
si, un'evoluzione che la medicina nn conosce
ti fa onore questo racconto
meraviglioso il tuo cuore

laisa azzurra 21/11/2017 - 20:31

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Il titolo è esaustivo, il racconto è scritto con umana sensibilità e profonda umanità. Grazie per le tue parole, arricchiscono cuore e anima.

Paolo Ciraolo 21/11/2017 - 18:28

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Mi sono commosso leggendoti. E' una situazione che fa male profondamente perché si è impotenti davanti alla malattia che avanza inesorabilmente, nelle persone che amiamo. L'illusione dell'ultima parte te la concedo perché ognuno elabora il dolore come può ma la sofferenza psichica che non trova parole, nelle persone affette da questa malattia p terribile. Non averla è un dono dal cielo. Avercela, distrugge tutta la nostra memoria storica. La nostra intera esistenza, identità, tutto.

Gianny Mirra 21/11/2017 - 17:53

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Si denota una grande sensibilità in questo tuo bello e commovente racconto ,complimenti Grazia 5*

Paolo Perrone 21/11/2017 - 08:55

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Nella breve narrazione di un vero e proprio dramma umano -così uso definire l’Alzheimer- da notare il talento naturale di porgere una sì grande tragedia senza ingigantirla o piangerci sopra. Con garbo e tanta umanità, La Giuliani quasi condivide la sofferenza e lenisce il tutto, sdrammatizzando e rendendo gradevole la lettura.

Ugo Mastrogiovanni 20/11/2017 - 11:26

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molto bella a tratti commovente mi è molto piaciuta

GIANCARLO POETA DELL'AMORE 16/11/2017 - 18:37

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Brava. Hai saputo dare, con amore, dolcezza e gratitudine, dignità a chi è stata chiamata dal destino a reinterpretare se stessa in una chiave diversa dall'uso comune. Onore a te, complimenti

Francesco Scolaro 16/11/2017 - 15:42

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Un racconto pieno di umanità, di puro sentimento complimenti mi hai emozionato 5*

donato mineccia 16/11/2017 - 15:05

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Davvero commovente.
Un abbraccio grande

Mary L 16/11/2017 - 14:24

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Molto commovente e condivisa, perché oggi sappiamo un po' tutti cosa significhi Demenza senile, Alzheimer o come la si voglia chiamare questa malattia, che lascia i nostri cari alla mercé del nostro buon cuore. Ti abbraccio.

Teresa Peluso 16/11/2017 - 09:54

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