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Lucida follia

Non credo di aver mai avuto una vita invidiabile; piuttosto monotona e al quanto modesta, non ho mai desiderato ascoltare il mio nome sulla bocca della folla, semplicemente non sono nato per questo. Non credo in Dio da molto tempo oramai, ma mi piace pensare che al di sopra di ogni singolo uomo, anche il più influente e potente, esista una sorte di essenza superiore che tracci il nostro destino. È una fede elementare, lo so, ma non posso far meglio di così, ho bisogno di avere certezze. Del resto non ho tempo di formulare le domande che vorrei pormi . è tutto un caso? Insomma sono un tassista londinese di quarant'anni, la solitudine è la mia miglior amica e peggior nemica e le poche donne che ho conosciuto erano gli ologrammi della famiglia che avrei tanto voluto costruire. Forse devo credere che questa è la mia “missione sulla Terra", forse devo accettare la mia situazione e pazientare, aspettando giorni o addirittura mesi. E se passassero degli anni? Io non ho l’eternità, ho solo una vita. Non riesco a rassegnarmi, non potrei, nonostante tutto spero in un intima felicità. Pregherò, a questo punto non so bene chi o cosa, forse me stesso, so quant'è radicata la frustrazione che provo ogni giorno svegliandomi al mattino. Da quando sono morti i miei genitori non ho veramente nessuno con cui confidarmi, prima lenivo così i problemi, spartendoli con altri, ora la mia unica “soluzione” è il balcone dell’appartamento all'undicesimo piano in cui vivo. Mi sveglio, solitamente intorno a mezzanotte, un ora poetica per morire, mi accascio sul pavimento gelido e lì comincia la mia lotta. I muscoli del mio corpo si contraggono, striscio verso la porta finestra, urlo dal dolore, non riesco a frenarmi, il mio corpo agisce contro ogni raziocinio, allungo le mani verso la maniglia e solo in quel momento, quando le pupille tremano e realizzo che sto per morire, che tutto sta per finire, ricado a terra, sudato e ansimante. Così mi rendo conto che ho fatto in tempo a salvarmi la vita, un’altra volta. Poi incomincio a riflettere per ore, finché non giunge l’alba e ogni volta arrivo alla stessa conclusione: è possibile sapere cos'è che ti spinge a morire, ma non cosa ti fa continuare a vivere?. Sono esausto, ho tanta voglia di chiudere gli occhi e dormire, ma se staccassi la spina diventerei un malato terminale agli ultimi stadi della sua malattia; invece qualcosa muove la mia volontà affinché resista, con le unghie e con i denti. Non posso morire, non posso vivere, vorrei prendermi un periodo di pausa. Vorrei fermare le lancette semplicemente togliendo le pile all'orologio. Purtroppo il mondo corre e non si ferma per me. Ho provato a darmi all'alcol, alle droghe, anestetici naturali per antonomasia. Non riesco neppure in questo, in un certo senso però credo sia giusto, avrò almeno il diritto di vivere con lucidità la mia follia. Credo che esistano due tipi diversi di uomo: Chi insegue virtù e chi piaceri. Io la mia scelta già l’ho fatta.



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Racconto scritto il 19/11/2017 - 19:42
Da Sildom Minunni
Letta n.82 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Bel racconto autobiografico che evidenzia una certa capacità introspettiva. Giulio Soro

Giulio Soro 20/11/2017 - 18:32

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