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Lei

La porta si aprì. Lei entrò. L’abito nero del lutto conferiva alla sua figura un’ancor maggiore bellezza. Sì, era deceduto da poco un suo carissimo amico, quasi un fratello, ma lei vestiva sempre di nero perché, semplicemente, amava il nero. Lo amava visceralmente, di un amore corrisposto, tanto che era diventata nera anche la sua anima. Una dark lady con serici capelli nerissimi, occhi di un nero penetrante, accentuati dal trucco; e il tutto contrastava nettamente con la sua pelle bianchissima, quasi diafana.

Adesso, nella stanza, tutto era calmo, il silenzio era irreale, e lui giaceva ancora nudo in quel letto che poco prima li aveva visti insieme. Lei lo guardava, lo guardava rapita dalla passione. Una passione perversa, che stavolta aveva avuto un finale non previsto.


Lei amava la bellezza, amava osservarla, toccarla, sentire con tutti i sensi un corpo maschile; amava percepirne l’odore, assaporarne gli umori, prenderlo ed esserne presa. Ma c’era di più. Lei collezionava coltelli, ne aveva decine, di varia foggia, forma, colore, lunghezza. E li usava per porre in atto la sua perversione, la sua condanna: incidere leggermente il costato dei suoi occasionali compagni, far uscire alcune stille di sangue, e leccarlo avidamente.


Lui era un giovane, poco più che ventenne, bellissimo, perfetto nella sua mascolinità; quella sera si erano incontrati per caso ed era scattato quel feeling che li aveva portati a casa di lei. Avevano bevuto qualcosa, poi due chiacchiere, i soliti convenevoli, e quindi l’attrazione fatale, la passione che prepotente si era impadronita di loro.


Lui aveva accettato di farsi legare, mani e piedi, al letto, e, durante l’amplesso, lei prese uno dei suoi amati coltelli ed iniziò a far sgorgare una piccola goccia di sangue dal petto di lui, e prese a leccarlo, mentre lui la possedeva. Lei assaporò con trasporto quella piccola goccia: aveva un gusto dolce e amaro al tempo stesso. Non aveva mai assaggiato niente di simile, e mentre il piacere fisico stava raggiungendo l’acme, non riusciva a smettere di tagliuzzare il corpo di lui, di bere quel nettare, quell’ambrosia che la rendeva padrona e schiava contemporaneamente.


Persi nel vortice della passione, lui riuscì a slegare le mani, la prese, la tirò a sé, baciandola con trasporto, e piano piano le insegnò un altro genere di amore, fatto di dolcezza, di tenerezza, di condivisione; per la prima volta, quella sera, si scoprì innamorata!


Negli incontri che seguirono, tra i due, questo amore crebbe e divenne fortissimo; lei non smise di vestirsi di nero e di essere quella che era sempre stata. Solamente, depose i suoi coltelli in un cassetto e li dimenticò.


Forse li avrebbe di nuovo tirati fuori l’indomani.




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Racconto scritto il 19/01/2018 - 19:16
Da andrea guidi
Letta n.216 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


... e comunque 75 lettura per qualcosa che non è poesia è un bel successo

andrea guidi 22/01/2018 - 14:54

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Eh sì, cara Grazia... d'altra parte mi piace spaziare in tutti i generi, cercando possibilmente di non ripetermi sempre uguale a me stesso.
Buona fine settimana

andrea guidi 20/01/2018 - 10:35

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Eh sì, cara Grazia... d'altra parte mi piace spaziare in tutti i generi, cercando possibilmente di non ripetermi sempre uguale a me stesso.
Buona fine settimana

andrea guidi 20/01/2018 - 10:35

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Noir...
molto noir!!!!!!!!!!!

Grazia Giuliani 19/01/2018 - 21:41

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