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Causa sui

Eravamo tre amici, che attendavamo con ansia i fatidici 18 anni, desiderosi di acquisire i diritti e doveri che rendono una persona completamente indipendente e autonoma nelle scelte e nelle azioni, ma allo stesso tempo anche addossarci delle responsabilità che prima non avevamo e con le quali eravamo bisognosi incominciare a convivere, ma soprattutto non vedevamo l’ora di prendere la patente e poter assistere film osé. Raggiunta la maggiore età, ci siamo accorti che gli anni volano rapidamente, mentre prima sembravano che non passassero mai. Ricordo i nostri discorsi esistenziali e di quella sera del 5 giugno 1976; era un sabato ed eravamo seduti sulla panchina della piazza. Ero l’unico dei tre che aveva appena compiuto diciotto anni e mi apprestavo alla prima votazione per la camera dei deputati, mentre i miei amici erano alquanto stizziti che io potessi votare, perché il mio pensiero politico era diverso dal loro. Superata la divergenza politica, siamo passati ai soliti argomenti esistenzialistici e Vittorio entra in ballo con: “ L’uomo per il solo fatto di esistere si ritrova buttato nel mondo, ma non come un entità sterile e separato dalla realtà circostante, egli stesso è parte integrante di un processo universale in atto autodeterminante e causa sui”. Aggiunge: “Non ha scelto come e se venire al mondo, ma è stato catapultato senza che l'abbia mai chiesto o desiderato, non è altro che l’agire dei suoi genitori, generandolo e mettendolo al mondo per il loro capriccio e compiere l’atto di procreazione”. Lello gli risponde: “io condivido che l’uomo essendo un essere che si manifesta come tale, nella sua interezza, gettato nel mondo, è fortemente condizionato da innumerevoli e incalcolabili fattori, venuto al mondo senza volerlo e senza aver avuto modo, prima di nascere, d’informarsi sulla vita e di valutarla per poter poi scegliere e decidere se esistere o meno. A questo punto entro in scena e controbatto: “Preso atto che l’uomo non sceglie di esistere, d’altra parte, ha la facoltà di scegliere nel corso della propria esistenza”! E le sue scelte, o il suo agire, sono incondizionate? In altre parole, non può informarsi dell’essere non essendoci; mi viene da rispondere: “l’esistenza, la quale ci impone la scelta; dunque siamo vittime della realtà, in quanto viviamo e di conseguenza obbligati a scegliere”. L’orientale che crede alla reincarnazione, è convinto che il ciclo di vite nel quale l’anima si incarna di corpo in corpo, durerà fino a che essa non si libererà del debito karmico, giungendo all’illuminazione e all’unione con lo spirito. Nella sua visione siamo anime che, di vita in vita, si incarnano in un essere vivente che accumula esperienze, sviluppa abilità e qualità, ma crea anche situazioni critiche, debiti, legami da sciogliere. Il karma è quindi visto come l’insieme di tutto questo: della qualità, dei talenti, delle difficoltà ma anche delle situazioni irrisolte e dei blocchi ereditati dalla nostra anima con i quali veniamo al mondo. Ho sentito dire dice Lello: “La legge del Karma è chiamata anche legge di causa ed effetto, per la quale ogni causa ha un effetto e ogni effetto ha una causa”. Ma, a differenza di quello che spesso ci si immagina, questa del karma è una legge neutra. Non c’è nessuno che punisce nessuno, semplicemente ogni azione genera una conseguenza, quindi un karma positivo o negativo in base all’intento che abbiamo messo nell’azione. Certo Lello ribadisco: “Quando comprendiamo la legge del karma, capiamo che siamo i responsabili della nostra vita, poiché sappiamo che ad ogni azione corrisponde una conseguenza. Il riflesso di ciò che facciamo ci ritornerà indietro manifestandosi negli eventi della nostra vita, la quale diventa uno specchio nel quale l’universo ci mostra i frutti delle nostre azioni. Vittorio non fa mancare il suo punto di vista ed esordisce, in merito alla reincarnazione, mi sono sempre chiesto: “chissà chi sono stato nelle vite precedenti? Come posso ricordarmele? E mi servirà a qualcosa”? E aggiunse: “Le vere domande sul concetto di reincarnazione però mi vennero fuori quando, iniziando compresi che in realtà il tempo non esiste”! Di getto intervenne Lello: “Ma in che senso? Se la nostra vita è basata sul tempo, come fa a non esistere”? Vittorio incalzò: “Noi percepiamo lo scorrere del tempo, ma la sequenza di passato, presente e futuro in realtà non esiste realmente, ovvero il passato e il futuro coesistono contemporaneamente al presente”. Mi rivolsi a Lello dicendo: “Sottintende che, anche se noi in questo piano percepiamo il tempo e ne siamo indissolubilmente legati, su altri piani (quelli della realtà essenziale) il passato, il presente e il futuro coincidono”; quindi il tempo sembra essere un’illusione percepita dalla mente, ma ora che ci penso, anche dal punto di vista esoterico, che esiste solo il momento presente, quel famoso e sfuggevole “qui e ora”. Tuttavia, attraverso la nostra mente razionale e in questo piano dove concepiamo il tempo come qualcosa di lineare, il susseguirsi delle vite nel ciclo della reincarnazione sembra essere sequenziale, cioè una vita dopo l’altra. “Ma sarà proprio così? Come stanno le cose? Esistono le vite precedenti? Chiedeva con veemenza Lello. Intervenne Vittorio e disse : “per poterti rispondere caro Lello, devi recepire e imprimere nella tua testa il concetto di vite precedenti e vite sincroniche”. La sincronicità quindi è un insieme di eventi, apparentemente sconnessi fra di loro, che accadono insieme, e che sembrano in superficie soltanto delle coincidenze significative; quello che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente. Prima o poi, i morti diventeranno un tutt’uno con noi; ma nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d’essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell’eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo. Avallando il concetto di Vittorio, me ne uscii: “il caso non esiste e questo Jung lo aveva capito e le sue ricerche nel tentativo di spiegare gli eventi sincronici, lo portarono ad indagare la natura umana in molti suoi aspetti”. Jung a proposito della reincarnazione sosteneva che era originata dai ricordi dell’inconscio collettivo e lui stesso sin da giovane raccontava ai compagni di scuola di essere la reincarnazione di J.W. Goethe. Ecco alcune sue frasi sulla reincarnazione: “Non pochi sono coloro che si dimenticano di quel che erano”. “Ma per amor di verità devo dirti che non appartengo né a questo tempo né a questo luogo. Da molti anni un incantesimo mi ha confinato in questo luogo e in questo tempo. In realtà non sono colui che vedi davanti a te”, (C.G.Jung Libro Rosso). Lello se ho capito bene: “nulla è precedente e tutto è sincronico”? Non c’è una vita passata ne una vita futura, tutto è correlato al presente; non si nega la reincarnazione, ma si afferma che le vite precedenti sono in realtà esistenze non passate, ma sincroniche al presente. Rivolto a me, Vittorio esclama: “il testone del tempo ci ha messo, ma tutto sommato ha recepito il concetto di base in linea di massima”! Riferendomi a Lello, confermo: “ bene, esiste un unico organismo vivente in cui tu ed io stiamo vivendo all’unisono in un eterno presente”. Viviamo quindi in questo mondo spazio-temporale nel quale sperimentiamo ed elaboriamo il nostro karma generato da noi stessi. La Terra è un palcoscenico spazio-temporale, ma si ritiene che possano esserci infiniti mondi sui quali reincarnarci ed evolvere. Così ogni istante diviene unico e meravigliosamente capace di guarire nell’amore tutte le nostre vite sincroniche, che pensiamo provare una dopo l’altra, in realtà sono riconducibili a noi stessi; in realtà non ci si ricorda delle vite precedenti, ma si acquisisce la consapevolezza che tutte le nostre vite sono contemporanee, anche se in questo piano nel quale viviamo, la mente le percepisce come separate e consecutive. “Quindi, come possiamo parlare veramente di vite precedenti o vite successive”? Sentenziò Lello e aggiunse: “Oltretutto, non sarà che con la scusa della reincarnazione, non ci prendiamo la responsabilità di questa vita”? In questo bellissimo e infinito gioco, sembra che ci divertiamo a giocare a nascondino con noi stessi, per ritrovarci e poi riperderci di nuovo; come se la coscienza si nascondesse a se stessa per riscoprirsi e renderci consapevole a noi stessi. “Sono fiero di te”! Disse Vittorio a Lello: “la tua domanda è pertinente e tu stesso ti sei dato la risposta”. La vita va consumata ed è giusto porsi delle domande, anche se la maggior parte non hanno risposte. Subentro io dicendo: “Non sappiamo se siamo frutti dell’amore, di un aborto mancato o peggio ancora di uno stupro”; perché in quella famiglia e in quel contesto storico. Se siamo stati adottati o scambiati nella culla appena nati, volutamente o per sbadataggine; nati sani o malati, belli o brutti, estroversi o introversi e così via. Ovviamente è un discorso che non si può riassumere facilmente e non si può sintetizzare a parole; entrano in gioco infinite varianti, che innescano una reazione a catena irrefrenabile, che invece di darci delle risposte e certezze, ci pongono ulteriori domande e dubbi. Vittorio replica: “In base alle tue argomentazioni Savino, posso asserire che le scelte sono dettate da un processo articolato di cause dirette e indirette e che ci trascinano a compiere determinate azioni e non altre, pur essendo dinanzi ad un ventaglio di possibilità, illusorie, che ci fanno credere che la scelta stessa sia libera e incondizionata”. Di conseguenza, la scelta presa sarà l’effetto delle cause precedenti e a sua volta, sarà la causa delle successive, come processo incessante, autodeterminante e causa sui. Causa sui? Contesto Vittorio e asserisco: “un evento può giocare un ruolo simile alla causa sui, dando inizio a una nuova catena causale di eventi”; al contrario sarà considerato il minimo cambiamento che si possa immaginare, tuttavia, nei posti giusti gli eventi possono essere la diversità che fa la differenza. La causa sui può essere la differenza tra l'essere e il nulla, tra l'uno e lo zero, tra il sì e il no, qualcosa piuttosto che il nulla; un evento è a sua volta imprevedibile e in una certa misura non provocato. E l'allontanamento dalla causalità rigorosa è molto lieve rispetto alle idee miracolose associate alla causa sui, addirittura può essere collegata alla possibilità stessa della logica e della ragione. Se il determinismo non è la spiegazione a ciò, allora l'indeterminismo deve esserlo, ma è gravemente fuorviante quando la maggior parte degli eventi nel mondo sono sufficientemente determinati in modo schiacciante. Possiamo comprendere le cause degli eventi, nonostante il fatto che alcune nostre azioni siano sorprendenti, anche per noi, e dopo che il fatto sembra essere stato imprevedibile, il risultato di una causa sui. Immaginando che le facoltà mentali della ragione, percezione, concezione e comprensione siano nel cervello, in cui gli eventi non interferiscono con le normali operazioni. Non c'è nemmeno alcun problema a immaginare un ruolo per la casualità nell’encefalo e può introdurre errori casuali nelle rappresentazioni memorizzate, che potrebbe creare associazioni casuali di idee durante il richiamo della memoria, dando l'idea di una causa sui. La nostra mente ha bisogno degli elementi di azione libera e dei pensieri di possibilità alternative da liberare dalla volontà; nel libero arbitrio che è la fonte della creatività umana, adeguatamente determinata alla volontà, che libera e sceglie le azioni per le quali possiamo essere moralmente responsabili. Lello corrisponde alle mie affermazioni con: “che ognuno di noi altro non è che la “risultante dell’Evoluzionismo causale nell’attuale presente”. Ho appena concepito cosa mi spinge a compiere una determinata azione e rispondo in ragione di cause dirette ed indirette; condizionato e nello stesso tempo incondizionato, parzialmente condizionato, libero o quasi libero nelle mie scelte. Vittorio replica: “affrontando temi complessi, che ci invitano a dare delle risposte, evidenziando che la questione non può ridursi a poche battute”; il punto sta nella seguente asserzione che io condivido: “l’uomo essendo un essere che si manifesta come tale, nella sua interezza, gettato nel mondo, è fortemente condizionato dallo spazio, dal tempo e dall’esperienza”. Essendo dinanzi ad un ventaglio di possibilità illusorie, che gli fanno credere che la scelta stessa sia libera e incondizionata, presa per quella che è, sarà l’effetto delle cause precedenti e a sua volta, sarà la causa delle successive, come due facce della stessa medaglia, processo incessante, auto determinante e causa sui. Concludendo dice Lello: “vuoi affermare che ognuno di noi , trae origine dal suo processo evolutivo e che il caso lo ritieni relativo; non c’è completa dipendenza e completa indipendenza, ma un rapporto di mediazione e che comunque, possono esserci diverse possibilità di scelte per costruire una propria vita, la migliore possibile. Vittorio, risponde: “non proprio questo, considero fondamentali, ma non l’enunciato dell’ultimo periodo dopo il dunque”,
ma in altra forma, come sono poste a fondamento anche del libro che sto leggendo “L’Esperienza Morale” di Paolo Valori, che nella sua opera, l’autore scrive: “La vita è un’opera di pensiero, è la più alta, la più bella che l’essere umano possa realizzare; quella di vivere la propria esistenza in modo tale da farne un capolavoro ”. Il capitolo dove si evince “Che cosa vuol dire <<vivere>> inizia con questa premessa: “Invito il lettore di qualunque sia il suo sesso, la sua età e la sua condizione sociale a fare riflessioni e a porsi la domanda: “perché sono costretto a vivere, senza orientarmi in una lotta difficile, lunga e dura che va appunto sotto il nome di vita”. Esisto e devo vivere, quindi è mia premura, porre tutta la mia attenzione soltanto al come vivere. Alla fine della prolungata disquisizione, si fece tardi e ce ne tornammo alle nostre rispettive case, con molti dubbi e poche certezze. A distanza di oltre quarantuno anni, mi fa specie il biocentrismo del dottor Robert Lanza, una nuova teoria scientifica suggerisce che la morte corporale non è l'evento terminale che pensiamo, ma solo il passaggio ad un livello differente di esistenza. Il dott. Robert Lanza descrive un’affascinante teoria scientifica che è stata definita biocentrismo e che potrebbe offrirci una visione completamente nuova, dal punto di vista scientifico, della morte e del destino della coscienza umana dopo la morte. La coscienza non è più oggetto d’indagine solo per biologi, filosofi e teologi, ma lo è diventata anche per la fisica. Ad oggi, la scienza moderna non è ancora in grado di offrire una spiegazione valida che giustifichi come da un gruppo di cellule cerebrali possa sorgere la coscienza umana: la bellezza di un tramonto, il sapore di un pasto delizioso o l’innamoramento, sono tutti fenomeni che sfuggono alle misurazioni del metodo scientifico. Certo, la biologia e la neurologia possono spiegare i meccanismi che regolano il funzionamento del cervello rispetto agli stimoli ricevuti dai sensi, ma non siamo ancora in grado di spiegare, dal punto di vista scientifico, la soggettività dell’esperienza sensoriale. Quel che è peggio, è che nessuna disciplina scientifica è capace di spiegare in che modo la coscienza possa emergere dalla materia. La nostra comprensione dell’enigmatico fenomeno della coscienza è praticamente nulla. La teoria scientifica di Robert Lanza, cerca di raffinare queste considerazioni, con gli aspetti della fisica quantistica, che certi fenomeni non possono essere previsti in maniera assoluta e l’unica possibilità che abbiamo è quella di calcolare le probabilità che un determinato evento si verifichi. Secondo l’interpretazione offerta della Teoria del Multiverso, a ciascuno di questi eventuali eventi corrisponde un universo differente. Dunque, esiste un numero infinito di universi, e tutto ciò che può accadere, accade in qualche universo. Tutti gli universi possibili esistono simultaneamente, indipendentemente da ciò che accade in ciascuno di essi. Quindi significa che le leggi che regolano gli infiniti universi possono essere, appunto, infinite. Possibile che il mondo che abbiamo sotto gli occhi sia determinato, in larga parte, dalla nostra mente? Lo spazio è il tempo sono dimensioni che esistono a prescindere dall’osservatore, oppure il nostro cervello, in qualche modo, li determina? Secondo il biocentrismo, lo spazio e il tempo non sono quelle dimensioni immutabili e rigide che abbiamo sempre pensato. Secondo le considerazioni degli esperimenti di fisica quantistica, tutta la nostra esperienza sensoriale non è altro che un vortice di informazioni che si verificano nella nostra mente. Lo spazio e il tempo sono semplicemente regole create dal nostro cervello attraverso le quali la nostra coscienza cerca di dare un ordine a quella esperienza che chiamiamo realtà. Non la vediamo direttamente, ma mediatamente e che non abbiamo alcuna possibilità di modificare o correggere le lenti colorate attraverso le quali vediamo il mondo, ne di calcolare l’entità dei loro errori. Forse queste lenti hanno un potere creativo, forse non esiste nessun oggetto. Chiaramente, tutto ciò trascende le nostre idee classiche di spazio, tempo e di cosa è la coscienza? Secondo Robert Lanza, sebbene i singoli corpi siano destinati alla morte e alla disintegrazione, la coscienza viva dell’individuo, il chi sono, esiste come forma di energia (circa 20 watt) che opera all’interno del cervello. Siccome l’assioma del Secondo principio della Termodinamica afferma che l’energia non si può ne creare, ne distruggere, ma solo trasformare, dobbiamo concludere che l’energia di coscienza, opera nel cervello e non scompare con la morte del corpo, ma si trasformi in altro! Se è vero che spazio e tempo sono filtri posti dal cervello alla nostra coscienza, dobbiamo concludere che in un territorio senza tempo e senza spazio la morte non può esistere. L’immortalità non significa una vita perpetua nello spazio-tempo, ma piuttosto l’esistenza in una realtà totalmente al di là dello spazio e del tempo. Mi piacerebbe disquisire con Vittorio e Lello di questa teoria, magari non più seduti su una panchina di una piazza qualsiasi, ma accomodati davanti un camino acceso e goderci in compagnia il piacere della conversazione, con un buon vino e una buona musica di sottofondo.



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Racconto scritto il 24/02/2018 - 12:17
Da Savino Spina
Letta n.223 volte.
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Commenti


La nostra Mente ha bisogno di elementi di azione libera e i pensieri di possibilità alternative da liberare dalla volontà. Il casuale sui è il "libero" nel libero arbitrio e la fonte della creatività umana. La Mente adeguatamente determinata è la "volontà" nel libero arbitrio che libera, scegliendo le azioni per le quali possiamo essere moralmente responsabili.
Racconto con aspetti filosofici, che lascia molto rifllettere e si contrappone in qualche misura al cogito di Cartesio; il tutto rispecchiato anche con la filosofia orientale.

Pica Giulia 24/02/2018 - 20:47

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