Inizio


Autori ed Opere


Ultime pubblicazioni

Corruzione nel creat...
Il vuoto...
SIAMO PIRATI...
tic toc...
L'albero della vita...
Non è stata una vera...
La nuova Alba...
Una musa per noi...
Per amore...
Alienazione di un po...
Sciopero a singhiozz...
Notte...
Francesco Papa...
Questa sei te: Sp...
Poesia su Rita Levi ...
Vorrei che il genio ...
MAGIE...
Nel fremito di vita...
Il mondo è fatto di ...
Lo Spettro Del Nostr...
C'ERA UNA VOLTA UN B...
IL SORRISO Il sor...
Un infinito amore...
acqua...
Anche l'inferno ti s...
GOCCE...
Un breve istante, un...
vorrei sparire......
vorrei cadere...
La camicia a quadri...
Voglia di sale...
Sotto il faro spento...
'Na cosetta...
Il giorno non sempre...
Freddo(C)...
L'odore del mare...
L\'anima gemella...
LA VITA E' SOG...
Il puzzle...
Impotenza....
L'età: Il tempo la ...
SCHELETRI di Enio 2...
Il richiamo della ge...
eterno gelo...
Finchè avrà voglia d...
Il suono del vento...
Oltre ai giochi otti...
IL BOSCO...
La terra dei sogni...
S.Francesco....
Il desiderio inconsc...
Lultimo calzolaio...
Mimmo...
Un nuovo martire - G...
Io ti appartengo...
Non ci riesco....
La vita è come il ci...
Un giorno di notte...
lo ha riposto lì...
Consolazione...
Quel venticello...
Gli strani animali d...
Non servono parole...
Insonnia...
Purtroppo non è poss...
OGNUNO IL SUO MESTIE...
Ciò che voglio....
ciò trovo nel vagare...
Lettera ad Alex...
TU LE STAGIONI ...
che importa...
Il Perché...
Lacrima d'amore...
Profilo migliore...
UNA NOTTE FORSE......
IL COLORE DELLE FAVO...
Via vai...
Ho visto anni passar...
Tu sei la primavera...
Ricordi 2...
A volte... non lega...
Angelo della Notte....
Buongiorno...
La forza degli alber...
Non puoi generare su...
L'universo...
Appiglio...
Quell'attimo sublime...
ANIME IN VOLO...
Primavera sulle lame...
Fascino Veneficium...
Fragili promesse...
immigrato...
E poi…....
Fateve 'na risata !...
La frutta...
LA PORTA...
Come un fior di ninf...
Risoluzioni...
Pulcini...

Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


Siti Amici


martiniadriano.xoom.it



Il risveglio

Mi ero svegliato in malo modo, quel mattino di metà novembre. Mi sentivo come se non fossi io, non so come dire meglio. Avvertivo una strana sensazione, quasi che mi trovassi in un corpo estraneo. Ero stanco, talmente spossato che mi pareva di essere paralizzato agli arti inferiori.
Cosa mi sarà successo durante la notte, mi chiedevo. Non ero in grado di dirlo, ricordavo solo di aver fatto un sogno molto confuso o, per meglio dire, molto chiaro e nitido nelle immagini, pur se sovrapposto ad altri sogni. Ecco, avevo la sensazione che i sogni fossero stati moltissimi e mi restasse di ognuno solamente un flash, qualche immagine sbiadita, alcune sensazioni.
Queste ultime erano di alterno segno, in pratica spaziavano dall'euforia alla depressione, dall'amore all'odio, dal senso di pace all'istinto più bellicoso che possa mai albergare in un animo umano.
Fate conto che ogni sogno che avevo immagazzinato fosse come un sottile strato di cipolla, e quelli più recenti ricoprivano gli altri lasciando una certa trasparenza che li metteva in relazione, in comunicazione tra loro, seppur in modo parziale e caotico.
Mi accorsi presto che era quasi tutto il mio corpo ad essere paralizzato, non solo le gambe come mi era parso al risveglio. Tuttavia, dopo alcuni tentativi, mi riuscì di muovere le dita della mano sinistra. Era la mia mano preferita, quella che usavo a scrivere e dipingere, ma anche per il coltello delle posate ed in generale per tutte le operazioni che richiedevano precisione, come l'uso del tecnigrafo.
Dopo la mano sinistra iniziai a muovere le dita della mano destra, poi pian piano le braccia e anche le gambe sembravano dare segni di vita.
Non riuscivo a cogliere con precisione il tempo che passava ma, dalla quantità di luce che entrava attraverso le persiane nella stanza semibuia, giudicai che fossero passate almeno due ore prima che riuscissi a sedermi sul letto ed appoggiare i piedi sul pavimento.
Il corpo era tutto un dolore, perfino nell'attaccatura dei capelli sentivo un fastidioso formicolio. Le spalle, il torace ed il collo mi davano l'impressione di aver subito una sorta di incidente, come se fossi stato investito da un automezzo pesante e il mio corpo fosse stato trascinato sull'asfalto. Ma scartai questa versione dopo un attento esame delle parti scoperte delle braccia e delle gambe. Non avevo la benché minima ferita, nemmeno una escoriazione. Inoltre non c'era niente di rotto, non una fasciatura, una benda o un'ingessatura, nemmeno un cerotto. Solo sulle braccia avevo dei segni, come se fossi stato bucato con aghi di grosse dimensioni.
L'ultimo sogno lo ricordavo nitidamente, e mi confortava: era il giorno del mio matrimonio con Giulia. Una cerimonia perfetta; lei era bellissima in quel suo vestito bianco d'altri tempi, forse quello stesso con il quale si era sposata sua madre. C'erano tutti: i miei amici d'infanzia, gli zii, mio padre e mia madre. C'era anche mio nonno, ma la cosa mi appariva strana perché lui era morto quando ero ragazzino. Forse era il mio desiderio di farlo partecipare a quella gioia che lo aveva riportato in vita, seppure in quel mondo parallelo dei sogni.
In trasparenza però c'era un altro sogno, più confuso, nitido solo a tratti. Io che correvo in macchina per portare Giulia in ospedale. Avevo chiuso nel finestrino un lembo del mio fazzoletto azzurro, e suonavo ossessivamente il clacson, per farmi largo nel traffico. Ero arrivato al pronto soccorso e in quel punto il sogno svaniva, ovvero diventava confuso.
Mi guardai in giro per capire in quale luogo mi trovavo. Era del tutto evidente che non stavo a casa mia; la camera era dipinta di bianco, ed il letto ricordava quello degli ospedali. E se avessi avuto un incidente e mi trovassi davvero in ospedale? Giulia dov'era, eravamo stati ricoverati insieme? Nel sogno ero io che guidavo l'automobile e lei aveva le doglie, credo.
Niente, non collegavo gli avvenimenti, dovevo aver subito qualche trauma, giocoforza.
Capii che quella porta in fondo alla stanza era un bagno, c'era una targhetta di metallo che riportava la scritta toilette. Un modo rozzo, molto informale di segnalare il bagno; non potevo essere in casa mia, se ricordavo bene ero un architetto, dai gusti piuttosto raffinati. Nemmeno sotto tortura avrei accettato di segnalare la porta del bagno in quel modo.
Mi alzai a stento, e capii subito che mi girava la testa. Mi appoggiai a quello che trovavo, una sedia dapprima, poi il muro, la sponda del letto e di nuovo il muro. Entrai in bagno ed accesi la luce, Mi appoggiai con le mani al lavandino, con la faccia rivolta verso il basso e tirai un grosso respiro, anzi più d'uno. Ero in affanno, stanco e preoccupato.
Finalmente trovai forza e coraggio per alzare la testa. Non vi dico quel che vidi riflesso nello specchio. Era un uomo che si era impossessato della mia mente, o meglio... rimasi un attimo a riflettere e la logica mi portava ad una considerazione opposta, era il mio spirito, la mia mente che si erano impossessati del corpo di un altro uomo. Doveva essere così, anche perché riconoscevo come miei tutti i passaggi mentali, razionali: il mio buon gusto per le cose di pregio, il modo di guardare gli arredi, la sequenza logica di quel che mi poteva essere accaduto, perfino la mia freddezza tipica nell'analisi delle situazioni emotive. Il corpo invece, il viso in particolare ma anche la prestanza fisica, non erano i miei. Appartenevano ad una persona molto più anziana, ed inoltre i muscoli non erano tonici, non era certamente uno sportivo come me. Solo la notevole altezza poteva essere paragonabile alla mia, anche se le spalle curve e cadenti mi facevano risultare più basso. Anche gli occhi, per la verità, avevano lo stesso colore verde, e pure quelle pagliuzze d'oro che sporcavano, o screziavano, se così si può dire, l'iride potevano ricordare i miei occhi, meno luminosi tuttavia, quasi spenti e poco vivaci, stanchi, tristi, non vivi insomma.
Mi guardai con attenzione. La pelle era poco tonica, e numerose rughe solcavano il mio volto, sia sulla fronte che agli angoli degli occhi e della bocca. Mi guardai i capelli. No, quelli proprio non erano i miei. Dov'erano i miei ricci castani? Scomparsi... avevo solo un leggero strato di capelli bianchi, irti, radi, tagliati quasi a zero. Una misera acconciatura che mi dava l'aspetto del malato cronico, considerando poi che ero pallido in viso come se la mia pelle non avesse più visto il sole da anni.
Mi guardai le mani: erano di cera. Solo la lunghezza delle dita era la stessa mia. Non avevo una fede, ed invece ero sicuro di essere sposato, a meno che quel sogno del matrimonio non fosse un ricordo ma soltanto un desiderio.
Ero costernato, e mi ponevo continuamente una domanda, inquietante e senza risposta: perché mai hai occupato quel corpo, che motivo c'era di farlo?


Stavo male, la vista iniziava ad oscurarsi e mi tremavano le gambe. Mi voltai per uscire dal bagno e capii che stavo cadendo, anche se non ero in procinto di svenire. Mi appoggiai alla porta, dapprima, poi ad un armadio a muro, ed alla fine rovinai per terra, ai piedi del letto.
In quel momento sentii gridare. Entrò dapprima una giovane donna vestita da infermiera, gridava come se avesse visto un fantasma, ma le sue urla sembravano quasi di gioia, oltre che di stupore.
In breve arrivarono in molti, la stanza si riempì. Mi presero di forza e mi riportarono a letto.
« Chi siete, che volete da me... », riuscii a dire in fil di voce. Avevo la gola secca, la lingua si incollava al palato e le labbra sembravano di ghiaccio. Aprii gli occhi e vidi numerose persone, tutte vestite di bianco. Erano dottori, non potevo sbagliarmi. Uno aveva in mano una piccola torcia e me la puntava negli occhi. Fu lui a chiedermi:
« Signor Carinci, architetto, mi riconosce, capisce quel che dico...come sta? »
Li guardai tutti. Sorridevano. Tentai anch'io di sorridere, e forse ci riuscii. Poi dissi:
« Sì, la capisco, ma sono molto stanco... questo corpo non è il mio... »
« Vedrà, si rimetterà presto, tornerà in gamba come lo era una volta... »
« Dottore, perché sono qui? Come è finita la finale dei campionati del mondo, abbiamo vinto noi o la Germania... »
Il dottore era indaffarato, mi stava sistemando un ago nel braccio, poi mi fece un'iniezione e cominciai a sentire i rumori ovattati. Qualcuno abbassò gli scuri delle persiane, e di colpo mi addormentai.
Prima di addormentarmi, o forse stavo già sognando, sentii una frase che, con ogni probabilità, rispondeva a tutti i miei quesiti. Era la voce dell'infermiera:
« Dottore, dobbiamo avvisare i familiari... chissà che gioia potergli parlare ancora, dopo tanti anni...»
Mentre mi appisolavo, sentii un gran senso di pace. Dunque il mio corpo era invecchiato all'insaputa della mia mente. Ero come morto, insomma. Pensai che se la morte era quella, non era poi tanto brutta. Ma ora che ero tornato, volevo ricominciare a vivere; in qualche modo avrei fatto, forse il mio fisico non era poi da buttare, e se non era da buttare avrei trovato il modo di riportarlo ad accettare la nuova vita che mi aspettava. Mio nonno avrebbe detto: avanti tutta, c'è ancora strada da fare, e nessuno può dire quanto sarà lunga.




Share |


Racconto scritto il 18/03/2018 - 07:36
Da Corrado B.
Letta n.184 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Un racconto formidabile, bello, molto suggestivo e coinvolgente.. Sono più che contento, d'averlo letto naturalmente, vincendo la propensione alla pigrizia.. seppure indotta talvolta dalle condizioni avverse del nostro tempo. Complimenti

Francesco Gentile 20/03/2018 - 11:38

--------------------------------------

Anche stavolta solo donne a commentare...non che mi dispiaccia, ovviamente, ma i maschietti non leggono?....ahahahaha...comunque ringrazio tutte, Millina, Giulia, Mimmi e Grazia, e confermo che in effetti la morale del racconto è che dovremmo trovare la forza per superare le difficoltà accettando anche situazioni difficili che forse si possono dominare, almeno un po', con la forza d'animo della reazione. grazie...un abbraccio.

Corrado B. 19/03/2018 - 17:13

--------------------------------------

Tornare alla vita...
questo credo sia il senso da cogliere.
Belli i dettagli e le emozioni del protagonista nel riscoprirsi...

Grazia Giuliani 19/03/2018 - 14:44

--------------------------------------

Il lettore diventa tutt’uno con il protagonista grazie alla tua straordinaria capacità descrittiva.
Un tema delicato che racconti alla perfezione, quasi avessi vissuto in prima persona questa tragica esperienza...Le solite 5* sulla fiducia!

Mimmi Due 18/03/2018 - 14:03

--------------------------------------

A me ha fatto presa il bipolarismo, che tutti noi siamo affetti (chi di più e chi meno). Ci vedo anche una timida trasportazione dell'anima, nel senso che come ci sentiamo, in quella luce ci vediamo. Comunque bello e scorrevole!

Pica Giulia 18/03/2018 - 10:31

--------------------------------------

Bel racconto, sembra di vivere la vicenda nella pelle del protagonista.
È la storia di un miracolo, di un ritorno alla vita e a nuove opportunità.
E mi è venuto da pensare che ci si può trovare in queste situazioni non necessariamente a causa di eventi traumatici: l'inerzia di fronte alla vita, la paura, o codardia, di cambiare le cose ed all'improvviso ci si ritrova davanti ad uno specchio, invecchiati e con una fetta di vita ormai andata.
La forza che, alla fine, trasmette l'architetto è meravigliosa, come una molla che aiuta a riflettere.
Ciao!

Millina Spina 18/03/2018 - 09:27

--------------------------------------


Inserisci il tuo commento

Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.



Area Privata
Nome :

Password :


Hai perso la password?