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I RAGAZZI DEL SOLE (terza e ultima parte)

Inizio terza parte -
Pietro venne comunque segnalato e la faccenda si concluse con 1 mese di arresti domiciliari e 1 mese di attività socialmente utili – Bel modo di incominciare l'estate, pensò Pietro, scoraggiato. Ma non fu totalmente perso: i Ragazzi, venuti a sapere quel che era successo da Dario, informato a sua volta da Andy e Matteo – della sua zona – partirono per Legnano alla ricerca del loro nuovo Amico. Nick, Vince, Anthony, Stella e Giovanni entrarono in città chiedendo di lui in giro per la piazza – dopo un paio d'ore era già in possesso dell'indirizzo, non da chi lo conosceva – anche se fingeva di non sapere – ma sotto minaccia dal municipio dove Pietro abitava, perchè non essendo parenti non potevano ottenere certe informazioni. Ma loro erano figli di famosissimi imprenditori, e giravano con belle mazzette che, se non venivano accettate, sarebbero stati costretti a passare a delle maniere ancor meno convenzionali senza farsi troppe menate. E così è stato, vedendo Vince e Nick prendere sottobraccio l'impiegata deficiente e lagnosa di turno portandola giusto un paio di minuti nello sgabuzzino al buio mentre Stella e Anthony facevano il palo rimanendo fuori dalla porta, indifferenti – perchè non era giusto che per una sciocchezza del genere Pietro fosse stato condannato a così tanto, senza aver avuto comprensioni ne compassioni da parte di nessuno. I genitori, non conoscendo questo gruppo, si rifiutarono di ascoltarli, così fecero modo di mandare un bel messaggio a Pietro, semplice e chiaro – lo avrebbero aspettato fuori, quella stessa notte. Saltato il recinto col pigiama a maniche corte e le calze bianche, Pietro montò sulla loro macchina già in corsa facendosi prendere da Nick in persona. “Scusate il ritardo.” scherzò Pietro, sorridendo felice e consolato. Così per distrarlo un poco, lo portarono a spasso per la provincia, facendo lui stesso da navigatore. Parlando delle bellezze di provincia – le cascine, i grandi campi, le stradine senza fine – allora pensarono bene di affittare l'affascinante Villa Albergoni, a Moscazzone, in piena campagna cremese, utilizzata un paio d'anni prima per il film “Chiamami col Tuo Nome”, così tanto sognatori e pieni di vita da ricreare perfettamente tutte le scene presenti nel film: dalla colazione in terrazza, ai pranzi sotto il gazebo fiorito di glicine – simbolo dell'Amicizia – ai pomeriggi nei torrenti coi piedi in a mollo, ai tramonti passati con le bici da strada – manubrio torino – per i sentieri sterrati nell'immensa campagna, ai bagni nei laghetti “rumorosi” di mezzanotte fino ai risvegli nei letti a baldacchino. L'Amicizia con loro valeva Oro o meglio, un Sogno.
Dopo queste 2 settimane passate a Crema, ritornarono nella loro Riviera Romagnola, a Riccione, per “Un'Estate al Mare” – in stile balneare! Come ogni anno si riunirono fotomodelli amici provenienti da ogni parte d'Italia, invitati direttamente da Nick e Vince. La festa si sarebbe tenuta a Ferragosto in una colonia abbandonata posta dietro la spiaggia 151 (in codice 1-5-1), un tempo la “spiaggia gay”, ora semi-deserta. “Ringraziamo il Duce” disse Vince alzando il calice – sbronzo – riferendosi certamente all'enorme struttura che, come quella posta alla spiaggia 1 in prossimità di Cattolica – così come la più nota a Follonica – fece costruire negli anni 20 per i bambini nei tempi d'oro del Fascismo. E così partì la festa iniziata alle 13 e finita all'alba del giorno dopo, con un via-vai di ragazzi belli “come i Bronzi di Riace”, così scolpiti, squadrati – marcati. Delle statue greche, o meglio come il nostro David di Michelangelo, tanto da mettere a disagio Pietro, certamente meno definito. E, quando pensò di essersi completamente “perso” ecco che entrò in azione la cavalleria, facendosi prendere sotto-braccio da Nick facendosi sussurrare “Dai, nella mischia!” facendolo allontanare dalla parete cui era appoggiato e presentandolo ai suoi Amici intimi. “Vedi, questi ragazzi vengono da tutta Italia, è qui che si nascondono, fuggiti un giorno dal loro paese natale – tante volte sotto falso nome – che ritenevano troppo noioso e con gente violenta. Così hanno deciso di inventarsi una loro vita contando solamente su l'unica merce che avevano a propria disposizione – il proprio corpo – non male eh, con quel poco o tanto che tengono dentro il cuor e in quegli sguardi dove anche tu riesci ad intravedere l'infinito – la solitudine. Sai che non è facile, la vita dello straniero, quello di essere accettato venendo dal buio più totale. E' un terno al lotto! Eppure tutti questi ragazzi – come te – vivono di luce propria. Non chiedere a loro il proprio nome – riconoscili solo attraverso gli sguardi, ok?”. E' successo che all'alba Nick, trovandolo già sveglio, disse a Pietro di guardarlo attentamente: “Ti ricordi quando mi parlavi della grana della pellicola, delle miodesopsie? Ecco, stai bene attento.” così si mise in ginocchio davanti alla testa di uno dei suoi tanti ragazzi amici tenendogli con una mano ben spalancato l'occhio, mentre con l'altro se lo menava per bene. Ripeté a Pietro di continuarlo a guardare, senza distogliergli gli occhi di dosso. Eiaculò rilasciando il proprio seme nell'occhio dell'amico per poi alzare lo sguardo a Pietro e annunciargli soddisfatto: “Bene, ora dovrebbe vedere cose molto più belle di quelle che solitamente si vedono fissando il vuoto o la pellicola!”. E pensare che Pietro temeva di aver già visto tutto...
Arrivò settembre, e l'ultimo vento caldo se ne andava portando via con sé l'estate. Un altro incontro con un ragazzo gli fu fatale per Pietro, che si ritrovò questa volta col setto spaccato – un'altra volta – e venuti a saperlo Nick e Vince vollero tutti i dettagli del caso e soprattutto del soggetto aggressivo: Pierre Jean-Claude Bertrand – francesotto – escort di 22 anni, 1 metro e 78 di altezza, 65kg, castano chiaro, fisico tonico, 19cm di lunghezza – ah però – residente a Milano in via Lunigiana 4. “Andiamo da questo finocchio parigino!” rispose energicamente Nick, con aria vendicativa. Arrivarono nella palazzina dove risiedeva ma niente, questo -Alain Delon ai tempi d'oro- che altro non era un ladro che menava i ragazzi in cambio di falsi appuntamenti per scippare loro quel poco che avevano nel portafogli, era ritornato in “madrepatria” per vacanza, allora Vince rassicurò il gruppetto: “Ragazzi – sapete che si fa adesso? Si va a Parì! Direttamente nella città dell'Amour!” - “Cazzo, mi sento come Hitler con la vendetta del trattato Versailles!” esclamò Anthony, facendosi fissare da tutti. Trascorsero il weekend nella città più romantica, con le foglie che ricoprirono le vie del centro e i famosi giardini della Reggia. I fotomodelli c'erano già stati e sapevano come muoversi, oltre a parlare bene e con gran scioltezza l'incantevole pronuncia della lingua. Il sabato sera di quella fine estate di settembre consumarono il loro pranzo in un lussuoso ristorante del centro mangiando le famose “escargot” e Pietro ebbe finalmente modo di consumare il suo caviale – tutto in conto a Vince! E proprio Vince ad un certo punto della serata si scusò per allontanarsi un momento dal tavolo e dirigersi verso l'uscita. Pietro invece confessò a Nick tutta la storia con Lorenzo: “E' un ragazzo stupendo, si fa chiamare -Maravilla- per la sua innata bellezza. E' un abilissimo attaccante della Rescaldina – piede destro. Lo servivo ai tempi quando lavoravo nella mensa della sua scuola, veniva sempre da me perchè sapevo già cosa voleva da mangiare, così gli preparavo prima il cibo e lui mi dava già i soldi contati che nemmeno controllavo per la fiducia. Poi quando mi sono trasferito ci siamo sentiti su Facebook e da lì sono iniziare te chiamate anonime, le prime battutine su quello che ero e quello che facevo – la Musica. Sapevo che era lui, sapevo che in qualche modo mi seguiva. L'ultima chiamata l'ho ricevuta proprio alla partenza del ponte per venire da te, lasciando ben visibile il suo numero che non avevo. Poi al ritorno l'ho beccato una sera e sono uscito di testa. Non ho avuto più tempo di parlargli, ho provato a scrivergli ma niente – mi avrà bloccato. Al di là di quello che è successo, mi manca tantissimo. Non è stato corretto con me, e neanche io lo sono stato. Se solo potessi tornare indietro e parlargli, correggere certi sbagli – i Silenzi – anche solo per fingere di essere Amici, sai quanto potrebbero essere allegre e spensierate le mie giornate?” - “Ma allora vai avanti: scusa gioca a calcio questo Lorenzo? Vallo a vedere, poi fermalo a fine partita e parlagli faccia-a-faccia. Porgigli le tue scuse, inchinandoti come i girasoli fan dinanzi al sol e vedrai che con grande commozione-” si avvicinò al suo orecchio: “Ti stringerà forte – come immagino faccia coi suoi amici calciatori quando tira in porta.” per poi finire con voce sensuale: “Gli Angeli non volano così in basso!” ritirandosi e facendogli l'occhiolino. Arrivò Vince al tavolo: “Fatto!” - “Fatto cosa?” disse Stella. “Sistemato tutto con questo Alain Delon degli anni 60!”. Pietro chiese spiegazioni. “Oh bè, avevo un appuntamento d'amore con lui, così mi invitò nel suo appartamento. L'ho legato al letto e dopo averglielo svuotato per bene ho acceso la mia sigaretta, gettandogli il fiammifero sulle lenzuola – poverino, che brutta fine!”. Lo videro tutti a bocca aperta e lui per sdrammatizzare improvvisò: “Dessert, Amici?”
Ritornato nella sua terra, Pietro incominciò a “seguire” Lorenzo lungo le date del campionato di calcio promozione girone A. Riconoscendo la macchina – perchè era abitudine di Pietro memorizzarne le targhe piuttosto che i modelli – incominciò a lasciagli lettere anonime sotto il tergicristalli, come “Cesseranno mai le Meraviglie?” o “Chiamami col Tuo Nome ed io ti chiamerò col mio”. E' successo che il penultimo mercoledì del mese d'ottobre Pietro andò con estremo ritardo nel campo da calcio di Rescaldina per assistere all'ennesima partita del campionato ma vi trovò solo un paio di giocatori ad allenarsi, allora chiese al custode: “Ma dove diavolo è la Rescaldina?” - “Gioca a Cerro!” - “A Cerro?!” - “Sì al campo di Cerro Maggiore!” - “Quello nuovo?” - “Quello nuovo, per Cantalupo!” allora come il protagonista improvvisato investigatore del film “Rollercoaster”, dopo aver riconosciuto alla fine la voce dell'assassino delle montagne russe, spalanca gli occhi come per aver capito tutto e si precipita per andarlo a prendere – così fece il piccolo Pietro lasciando il custode di stucco. Corse a più non posso dietro casa sua, salendo su in tribuna e senza trovarvi nessuno in campo – era già finita. Allora Pietro restò seduto qualche minuto in tribuna – solo – fissando il campo con giusto un paio di giocatori che tiravano a vuoto il pallone. C'era il numero 7 – c'era Lorenzo. I rumori di fondo provenienti dagli spogliatoi rimbalzavano nella mente di Pietro che ormai da tempo era sfasata anni luce – era lì ma non era lì. Ritornò in sé quando improvvisamente Lorenzo lo riconobbe: quel personaggio smilzo, ombroso, appoggiato – storto – ad una colonna. Poteva essere solo Pietro. Allora gli alzò la mano in segno di saluto, e così fece anche Pietro, che temeva invece una reazione inversa per la propria presenza. Scese gli scalini della tribuna e si avvicinarono entrambi alla rete del campo che li divideva. “Ehi, compañero.” gli disse, tutto sporco. “Ciao Lorenzo – o ti dovrei chiamare col mio nome: Pietro?” - “Come ti vanno le cose?” - “Il tempo felice è finito da anni ormai. Te invece?” - “Son qua.” - “Eh, nella tua Terra. Ed io nella tana del leone – però vedi, là c'è la mia casa. Sono nato qua, mammà ha voluto farmi nascere in casa. Scusa per tutto comunque, solo questo volevo dirti, solo questo. Sai che non è mai stato facile per me. Sono un prigioniero... di coscienza.” - “Tu sei un grande Pietro, e un gran cuore ma come tutti quelli che ce l'hanno... non sai mai a chi darlo!” - “So che ti ho dato tanti problemi, ma potresti fare un'eccezione con me?” - “Cosa vorresti?” - “Giocare a calcio, e magari fare anche palestra, con te, una volta soltanto – l'ho sempre detestato, ma ho tanta voglia di cambiare, solo questo!” - “Mi aspetti che mi cambio e ne riparliamo magari fermandoci al Mec.” - “Al Mec?” - “Al Mec.” - “Tranquillo-” guardandogli la divisa sporca di fango “-ora sono io quello pulito!” e cercarono di darsi la mano, sorridendo, passando le dita fra la rete che, ancora, li divideva.
Il ragazzo più improbabile, Lorenzo, fu l'unico Amico che si guadagnò nella sua zona d'origine dopo circa un decennio di solitudine e continui fallimenti sul piano sociale. Avvertì immediatamente Nick che gli raccontò commosso come si era svolta ed evoluta tutta la loro Amicizia, di Lorenzo che gli insegnava l'odiato calcio mentre lui invece che lo accompagnava alla tastiera facendogli fare i vocalizzi per impostargli la voce nel canto – Lorenzo, che aveva la bocca che ogni cantante doveva avere, con quel profilo impostatissimo che tanto gli ricordava a Pietro il famosissimo cantante Frankie Valli. Così si rallegrò al telefono parlando di questa magnifica simbiosi, perchè loro due – insieme – riuscirono a completarsi a vicenda, facendo invidia a molti dei loro coetanei. Cesseranno mai le Meraviglie? Nick al telefono intanto gli riferì della festa dell'ultimo dell'anno nella sua residenza a Bellaria e che sarebbero stati invitati pure Andy, Matteo e Dario. Quella sera dell'ultimo ci sarebbero stati tutti i Ragazzi. Ma Pietro quel giorno, lunedì, avrebbe certamente lavorato, e non avrebbe finito prima delle 17! Poi doveva contare quelle 3 ore per il viaggio, e sperava solo di arrivarci poco dopo cena, giusto per le ultime ore prima del 2019. Ma Pietro non aveva contato il traffico di Bologna, il traffico delle uscite per la Riviera. Non voleva certamente fare il conto alla rovescia in macchina con la radio. Mentre proseguiva lento, telefonò a Lorenzo per gli auguri, che lo avrebbe festeggiato coi suoi amici calciatori in montagna, promettendogli però di passare insieme il ponte della Befana. Pietro arrivò a destinazione alle 23 e 55 minuti e quando suonò il campanello, Nick chiese a tutti di fare silenzio perchè Pietro era arrivato. La porta era aperta, rassicurò una voce che corrispondeva a quella di Vince. Pietro l'aprì con leggera esitazione – col suo solito cabaret di pasticcini in mano che posò sulla mensola da parte all'ingresso. Tolse il giubbotto per appenderlo fra i mille, chiuse dolcemente la porta e si girò per vedere tutti i Ragazzi che in silenzio lo fissavano – c'erano proprio tutti! Nick che gli fece subito l'occhiolino, il duro Vince, Anthony, la meravigliosa Stella, Giovanni, Matteo, Andrea che lo vide giusto il giorno prima per il centro di Legnano, Dario che non aveva mai visto dal vivo prima e tanti altri che invece aveva visto a Ferragosto. Ne contava almeno 20. Sfregò le mani per scaldarsele improvvisando con voce impostata dopo aver passato certamente alla respirazione diaframmatica: “Scusate il ritardo – allora, con che solennizziamo?”. E tutti sorrisero pronti per un nuovo anno, insieme.



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Racconto scritto il 14/04/2018 - 00:59
Da Andrea Buggin
Letta n.118 volte.
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