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Vengo dal tempo in cui le valige si portavano in mano e non si trascinavano come carretti per bambini, e i “trolley” davano corrente ai tram. A volte mi soffermo a pensare a com’ era il mondo quand’ero ragazzo: era tutto più chiaro, definito, ordinato. Le mamme stavano a casa, i papà al lavoro, e i figli a scuola. I vecchi eran nonni e non Bancomat per bambocci improduttivi, vittime o colpevoli, che fossero.
La domenica, il pranzo era una consuetudine per gustare i piatti preferiti, ritrovare parenti e amici stretti, tutti con il vestito buono, e rinsaldare gli affetti; c’erano i pasticcini, caffè e ammazzacaffè.

Il Natale era Natale, si faceva a casa e non alle Seicelle con finanziamento in dodici rate; a Pasquetta c’era la gita fuori porta con sosta in trattoria, oppure pick-nick con gli avanzi faraonici, del giorno precedente.

Ferie in Romagna, quando Riccione e Rimini non erano mense estive con spazio bimbi, acqua gym, ombrellone, sdraio, servizio massaggi, treccine, mercanti ambulanti e musica assordante compresi nel prezzo, ma vere spiagge spaziose, rilassanti, pulite e ospitali. Le vacanze allora, duravano un mese, si poteva passeggiare, giocare a palla o pallone, andare in barca e pescare senza invadere lo spazio altrui e senza essere oppressi dalla presenza e dai rumori di una sequela ininterrotta di “bagni” fotocopia; dulcis in fundo, i pulmann del Club Mediterranéé sfornavano fiumi di ragazze e giovanotti stranieri assetati di vita e divertimento con cui fraternizzare.


Durante l’anno, se facevi casino in classe o non studiavi, ti prendevi una nota ed erano cazzi tuoi; e se un padre prendeva a schiaffi qualcuno, questo era il figlio e non il suo insegnante. Però se non eri un cretino o un nullafacente qualcosa imparavi, e alla fine degli studi bastava bussare al mondo del lavoro e le porte si aprivano.

A Milano, potevi andare in auto fin in Corso Vittorio Emanuele, posteggiare e girare per il centro, quando ancora le botteghe storiche prosperavano e i menù spazzatura d Mac Donald se lo godevano gli Americani.
Se eri amante del cinema, il sabato sera e la domenica, dopo aver girato un po’ sotto i portici per guardare le locandine, potevi scegliere fra una della dozzina abbondante di sale disponibili il film che più ti piaceva e ti accomodavi; nelle prime file se eri con gli amici o nelle ultime se avevi una ragazza. Questo soprattutto in autunno e inverno, quando cappotto e impermeabile facevano da copertura galeotta alle carezze proibite. Con la bella stagione si andava per prati.


Durante l’intervallo, se ti andava di mangiare o bere bastava alzare la mano e ti veniva portato; oppure potevi fumarti una bella sigaretta, restando seduto li dov’eri, senza che alla vista del pacchetto ti venisse da fare gli scongiuri per gli annunci di morte imminente o da vomitare per le orride immagini di patologie devastanti.

Il mondo era ancora piccolo; comunicazione e informazione ruotavano intorno alla posta e ai giornali. Il telefono, per chi se li poteva permettere, stava ben saldo attaccato al muro e non in tasca al posto del fazzoletto.
Internet era di là da venire e se volevi piantare una fidanzata, rinnegare un appuntamento o dire il fatto suo a qualcuno, dovevi metterci la faccia. Nelle case non c’era un vaso di pandora, pronto per chiunque lo volesse aprire, colmo di ricchezze e porcherie, dove poter rovistare spaziando dalle stelle allo sterco, di un mondo virtuale e illusorio colmo di finzioni, brillanti cazzate, gente spostata, lupi mannari, illustri deficienti e poveri dementi.

Oggi si va meno a scuola, c’è la laurea breve, il diploma in quattro anni, programmi di poche materie, e le scuole professionali sono scomparse: però noi si bigiava. A volte, quando avevo l'interrogazione di matematica, andavo al cinema Eliseo di via Torino, aperto anche di mattina, (durante l'intervallo vendevano michette col salame Milano, favolose), oppure se avevo il compagno giusto, mi infilavo nella sala da biliardo che c'era accanto, per giocare a 125. Però, arrivato alla maturità, mi aspettavano ben più di mezza dozzina di prove scritte: matematica, fisica, italiano, latino, lingua straniera, storia dell’arte,disegno, e simmetricamente gli orali, a cui aggiungere geografia, storia e filosofia.

I pericoli maggiori che correvo erano il fumo e le sbronze, ma niente di patologico, e se frequentavi fanciulle disinvolte potevi beccarti le piattole o un'infezione urinaria, se poi andavi con battone da poco rischiavi la gonorrea, ma niente a che vedere con l’HIV. A proposito se vi dicono che negli anni 60 le ragazze italiane non facevano l’amore non credeteci. Droga? Si, per pochi reietti (eroina), e per i ricchi (cocaina). Agnelli era una leggenda, non solo per l'orologio sopra il polsino o la cravatta sui maglioncini, ma soprattutto si diceva che si fosse rifatto il naso, sostituendo le cartilagini bruciate con canaline d’argento.

In politica Sinistra e Destra erano riconoscibili, oggi le differenze ideologiche sono assottigliate e sfumate, fino a sparire. Le dispute più accese all’ordine del giorno riguardano gli immigrati, i diritti degli omosessuali, i femminicidi, i vaccini, l’eutanasia, l’autodifesa, e compagnia cantante. L’importante è partecipare al banchetto elettorale e mettersi d’accordo sulle poltrone. Siamo guidati da una accolta di mezze figure nel migliore dei casi, ignoranti, ma spesso arroganti, false e corrotte, in molti casi portavoce di banche, finanza e grande industria: un branco di gaglioffi furbetti e incapaci, cui il primo interesse è sempre e comunque il proprio.

Non guardo la TV perché non ne posso più delle vecchie facce e delle solite fregnacce; dei giornalisti senza sangue; dei disturbati mentali che vengono pagati per dare spettacoli indegni a base di mezze verità, urla e insulti; degli spettacoli basati su la peggio gioventù o i meglio sfigati; dei postini per te; delle notizia che striscia; di Maria Carmela.


Non odio la tecnologia e il cambiamento. Amo il mio desktop superveloce fibra ottica e 36 Gb di Ram, e non potrei fare a meno di Internet, posta elettronica e servizi on-line. Amazon, Netflix e Steam fanno parte delle mie consuetudini di vita, e prendo il mondo per com’ è cercando di acchiapparne il buono, però: Mala tempora currunt sed peiora parantur, speriamo che prima o poi vadano a sbattere.




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Racconto scritto il 22/06/2018 - 12:18
Da An HoldMan
Letta n.52 volte.
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su 1 votanti


Commenti


L'ho letto con curiosità e interesse, mi è piaciuto...

Grazia Giuliani 22/06/2018 - 21:20

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