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L'ESTATE DEL FALCO

L'ESTATE DEL FALCO
Se ne stava appollaiato al davanzale della terrazza, nella sua personale fortezza sulla collina, lo sguardo torvo, scrutava l'orizzonte. Non guardava il panorama, delle case in lontananza del paese, con le sue strade, che egli sapeva polverose e piene di ciottoli e gli alberi che maestosi piegavano i loro alberi al vento, o al sole caldo del pomeriggio di giugno, che tingeva di giallo ogni cosa. no. La sua attenzione era tutta rivolta alla figura, che si stava inerpicando per la ripida colina. Serrò la mascella. Non voleva intrusi, o curiosi, o peggio intrusi curiosi nella sua vita. Ma non poteva impedirsi di registrare ogni movimento della figura, che più si avvicinava e più rivelava le forme armoniose ed aggraziate di un bel corpo femminile. Ma non riusciva a vederne con chiarezza il volto, circondato da una massa di capelli corvini che il vento scompigliava di continuo, costringendo la donna a passarci più volte le mani...poi la figura sparì alla sua vista, ed intuì che aveva trovato la via d'accesso alla casa. Dannazione! Ma chi diavolo era? Si staccò dal davanzale, con uno scatto felino, e con fare rabbioso cominciò a scendere le scale.


Una giovane donna, dai capelli scuri e gli occhi azzurri, stava al cancello. La sua espressione s'indurì ancora. Bella era bella, ma lui aveva una scarsa considerazione per gli intrusi, a prescindere dal loro aspetto. Si avvicinò a passo di carica.
<<Signor Morison?>> Chiese la donna, con voce di miele. Serrò la mascella, non gli piaceva quando cercavano di rabbonirlo.
<<Chi diavolo è? E cosa vuole?>> La voce era perentoria e fredda. Il tipo di tono che aveva sempre rimesso in riga i suoi collaboratori e i curiosi.
<<Sono Milly Rodstean. E sono una giornalista.>> Un campanello d'allarme gli risuonò nel cervello. Brutta razza i giornalisti.
<<Non Rilascio interviste.>> La sua voce era una tagliente lama d'acciaio, le sue parole irremovibili. Girò sui tacchi, ma lei lo bloccò.
<<Forse perché lei è il falco?>> Quel nome, dopo 20 anni, gli rimbombò feroce nella testa, e gli scoppiò dentro come una bomba. Mai voltare le spalle ad una donna, anche se appariva disarmata. Si voltò lentamente, sorridendo.
<<Si sbaglia. Sono un uomo alquanto noioso. Lei sta cercando qualcun altro.>> La donna sorrise, e la parola “pericolo” gli lampeggiò nel cervello.
<<Me lo dimostri>> Lei era tutta miele e sorrisi, e lui pensò bene d'imitarla. Indolente si appoggiò al cancello con fare rilassato.
<<Mi dica come.>> Sfoderò un sorriso carico di fascino.
<<Mi rilasci l'intervista, se non ha nulla da temere.>> Sbatté le ciglia, la voce aveva preso una tonalità molto dolce. Non si sarebbe fatto abbindolare. Sfoderando un altro sorriso, replicò:
<<Vede, se concedo l'intervista a lei, poi qui ci sarà la fila di giornalisti.>> Il sorriso era ironico, il tono gentile ma fermo.
<<Umm...se è davvero un tipo così noioso, cestinerò l'intervista.>> Sorrise, un sorriso molto affascinante. Sapeva che si aspettava ancora un rifiuto, ma non era nato ieri, e aveva ancora molte carte da giocare.
<<Allora, prego, entri.>> La spiazzò, mentre con fare galante e un po' teatrale, le apriva il cancello.


Milly si guardò intorno confusa. Non le era sfuggita né la freddezza iniziale, né la strana inclinazione della voce alla parola “intervista”. Eppure non poteva lasciarsi sfuggire quella preziosa occasione, sebbene fosse pericoloso. Sospirò mentre cercava di simulare una sicurezza che non provava.
<<Grazie>> Disse mentre gli passava accanto, con disinvoltura. La sua spalla, sfiorò appena il braccio dell'uomo, eppure si sentì avampare e dovette abbassare gli occhi. Quell'uomo aveva uno strano effetto sui suoi nervi, e si stava mettendo nei pasticci, ma non poteva rinunciare.
<<Mi segua, oggi è molto caldo, e in casa c'è l'aria condizionata.>> Milly sorrise, augurandosi di sembrare affascinante e naturale.
<<Ma io non ho caldo!>> Sbatté le ciglia, anche se era poco saggio. Entrare in casa sarebbe stato perfetto per cercare indizi, ma guardando il sorriso dell'uomo, si disse che non sarebbe stato affatto prudente.
<<Ma io mi sto sciogliendo! Come può intervistarmi, se mi sciolgo come un gelato?>> Sorrise affabile.
<<Prima era sul terrazzo, provò ancora.>> Ma lui sorrise, un sorriso strano, indecifrabile. Cielo, in che guaio si stava cacciando? Si chiese.
<<Prima>> disse laconico. Poi come se di colpo, avesse avuto un'intuizione disse: <<Prima mi attribuisce l'identità del falco, ora quella di Don Giovanni. Tra un po' chi sarò ai suoi occhi?>> Era arrogante...arrogante e pericoloso.
<<Le ho solo detto che andava bene restare in giardino.>> Rispose piccata.
<<Suvvia, non seduca mica le bambine, per quanto deliziose! Di cosa ha paura?>> Sorrise affabile, si era decisamente pericoloso. Lo guardò decisa e orgogliosa.
<<La casa andrà benissimo>> Sibilò punta sul vivo. Lui sorrise. Era odioso!


La scortò in casa con galante premura, e un gran divertimento. L'estate si preannunciava molto calda e noiosa, in quegli ultimi giorni di giugno, e l'intrusa, poteva offrirgli un piacevole diversivo, se poi l'avesse mandata a casa a mani vuote, come era sua ferma intenzione. Sorrise affabile e le offrì un caffè. Era molto carina, non c'era che dire, a era sempre un'intrusa, eppure, sebbene rappresentasse un problema, quella situazione, poteva essere molto divertente.
<<Perché ha cambiato idea?>> Lui sorrise calmo.
<<Perché ho capito che lei avrebbe continuato ad insistere.>>Lei ricambiò il sorriso.
<<E non teme quello che potrei scoprire?>> Chiese con tono falsamente frivolo.
<<No.>> Risposta secca, fredda, accompagnata da un sorriso disarmante.
<<No?>> La ragazza sembrava incredula.
<<No.>> Confermò <<Perché non ho nulla da nascondere.>> Lei lo guardò scettica.
<<Allora risponderà alle mie domande?>> Lui guardò l'orologio.
<<Sì, ma non adesso.>> Sorrise.
<<Perché?>> L'uomo sembrò seccato.
<<È ora di pranzo e non ho nessuna intenzione di mandar giù un intervista a stomaco vuoto.>> Si avviò verso la porta.
Lei non si mosse e lui la richiamò.
<<Milly, lei non viene?>> Trasalì a sentire il suo nome e si affrettò a raggiungerlo.


Il ristorante che aveva scelto era intimo e riservato, e lei si sentiva a disagio. L'uomo che aveva davanti non era uno sprovveduto, ma era ancora sicura di poter scoprire la verità. Durante la prima portata avevano parlato delle solite banalità, e lui si era mostrato un conversatore, abile e disponibile, ma lei, era ben decisa a non abbassare la guardia. Il cameriere portò il secondo e sparì rapido.
<<Allora vogliamo cominciare con le domande?>> Chiese lui affabile e sorridente, mentre faceva ondeggiare pigramente il vino nel suo bicchiere.
<<Ora?>> Chiese stupita. A che gioco stava giocando?
<<Certo, ma se non vuole possiamo rimandare.>> Aveva un sguardo rapace.
<<No...no...>> Si affrettò a dire, bevendo un sorso di vino per riprendersi dalla sorpresa.
<<Bene. Aspetto la prima domanda.>>
<<Cosa faceva 20 anni fa?>> Chiese a bruciapelo. Le labbra dell'uomo si allargarono in un sorriso
<<Domanda prevedibile e banale, non trova?>> Lei si spazientì.
<<Se è così banale non avrà problemi a rispondere.>> Sorrise.
<<Certo cercavo finanziamenti per la mia impresa. Ho fatto molti lavori, prima sa?>> Aveva un tono affascinante.
<<Quali?>>
<<Il commesso, l'impiegato, anche il pony exppress.>> Sorrise. <<I soliti, in poche parole.>> Sorrise ancora.
<<E di punto in bianco ha messo su un impresa?>> Fece una pausa. <<Non ci credo!>>
<<E non deve crederci.>> Lei lo guardò.
<<Come scusi?>
<<Non ho creato un impresa dal niente, anzi ho faticato, giorno dopo giorno, ho fatto piani, chiesto prestiti, e a 30 anni ho cominciato. E ora sono solo a metà. >> aveva un tono pacato, gentile e ancora un volta si mostrava un abile conversatore.
<<Immagino che avrà bruciato tutte le foto del periodo.>> Disse.
<<Al contrario, ne ho un mucchio a casa, in qualche scatolone.>> Sorrise. Mille domande vorticavano nella mente di Mylli, non si fidava. Era troppo calmo, troppo disponibile. No l'istinto le diceva che doveva stare attenta, ma che doveva andare avanti.
<<Vorrei vederle.>> Cercò di apparire solo un po' curiosa.
<<Certo. Se torna a casa con me, gliele mostro.>> Bevve un sorso di vino. << Ma si annoierà.>> Lei gli sorrise dolce, o almeno ci provò.
<<Non mi annoierò. E poi sto seguendo una pista. Non mi ha ancora convinta, sa?>> Si sforzò di mantenere un tono lieve e spensierato.
<<Allora è una brava giornalista. Ma resterà delusa.>> Lei sorrise.
<<Vedremo. Immagino che l'intervista devo terminarla oggi.>> Disse seria.
<<Al contrario. Lei è così giovane e mi piacerebbe aiutarla.>> Lei sorrise.
<<Perché?>>
<<Perché non sono il falco e so che gli inizi sono duri, anche per i giornalisti.>> “E perché voglio vedere fino a che punto ti spingerai” aggiunse mentalmente.
<<Lei è molto magnanimo!>> Disse ironica.
<<Eccome!>> Le fece eco, ridendo.


Avevano guardato vecchie foto, e poi l'aveva convinta a prendere da bere sul terrazzo. Era un intrigante ficcanaso, ben decisa a scoprire qualcosa che egli non avrebbe mai rivelato. La guardava, e ogni volta scopriva un nuovo particolare nei suoi gesti e nelle sue espressioni che lo attraeva. Indubbiamente era molto bella, si disse, ed era consapevole delle occhiate, di sottecchi, che lei gli lanciava così come era consapevole della corrente che passava tra loro. Cosa sarebbe accaduto se...e quasi senza avvedersene si era avvicinato di più. Le loro bocche erano solo ad un respiro di distanza. Gli sarebbe bastato chinare un poco la testa e… l'attimo dopo le loro bocche si sfiorarono. Prima incerte, poi sempre più golose. L'attrasse più vicina, era bello sentire il suo corpo, caldo e morbido, contro il proprio. Le sfiorò la schiena, scendendo più giù con delicata lentezza. Poi le cinse la vita, era minuta e deliziosa. Intensificò il bacio, e lei rispose con gioiosa passione. Poi tutto il resto divenne nebbia. La prese per mano e la condusse in casa, e poi in camera. In breve, avvinti l'uno all'altra caddero sul letto e lì, tra il candido groviglio delle morbide lenzuola di lino divampo' l'incendio della loro passione. Esausti e felici, si addormentarono uno nelle braccia dell'altro.
Era ora di cena, quando si svegliò. Lei era ancora rannicchiata tra le sue braccia e paradossalmente gli pare giusto così. Sapeva che era stato uno sbaglio, ma sapeva anche che se avesse potuto tornare indietro, non avrebbe cambiato di una virgola, quello che era accaduto. La strinse un poco di più e la baciò sui capelli, svegliandola piano.


I giorni scorsero veloci e divennero settimane. E quello che gli era parso come uno sbaglio si stava rivelando come la cosa migliore che gli fosse capitata. Ed era pericoloso, molto pericoloso. Il loro legame stava crescendo, giorno dopo giorno, scambiavano battute ed opinioni, vi era differenza d'età, certo, ma non era un problema, il loro affiatamento era profondo e riguardava tutto. C'erano giornate che passavano a fare l'amore, e altre chhe non la smettevano di parlare e fare progetti e lui sapeva che non lei correva il rischio più grande, fra tutti quelli corsi sino ad allora, satva innamorandosi, eppure non voleva pensare alla sua esistenza, senza la costante e allegra presenza di lei nella sua vita.


Lei dormiva ancora, lui appoggiato su un gomito, la guardava. Era bellissima, ed era sua. La luce tenue del primo mattino illuminava appena la stanza, lei piano cominciò a svegliarsi. Sorrise, scoprendolo intendo a guardala.
<<Mi spiavi?>> Chiese ridendo
<<Sei bellissima>> Le disse. <<Ti devo parlare.>> Aggiunse poi, grave. Il sorriso di eli si affievolì.
<<Dimmi.>> L'espressione tirata. Era in ansia e a lui spiaceva vederla così.
<<Ti amo.>> Lei si rilassò rannicchiandosi contro di lui.
<<Anch'io ti amo.>>Rispose, sembrava felice come non mai.
<<C'è un altra cosa.>> Lei gli sorrise. <<Sono, o meglio ero il falco.>> La sentì irrigidirsi. Poi si rannicchio di più contro di lui.
<<Perché mi hai mentito?>>Gli chiese. Lui l strinse un po'.
<<Non potevo fidarmi.>>
<<E ora puoi?>> Il tono tradiva che si sentiva ferita,e lui si maledisse, perché l'ultima cosa che voleva era ferirla, ma non poteva più mentire,non a lei.
<<Ora posso.>> Il tono era piatto, asciutto.
<< E perché?>> Il risentimento era tangibile, ma una debole speranza, le illuminava gli occhi.
<<Perché chi ama non tradisce. E tu mi ami.>> Le sorrise. Si sentì sciogliere, suo malgrado, e gli si avvicinò.
<< E ora?>> Il sorriso di lui era rassicurante.
<<Ora, mia cara, resta con me. Il falco non esiste più è un capitolo chiuso.>> Il tono era deciso. Lei gli si strinse contro, lo amava senza condizioni, e lui aveva ragione. Cosa valeva quell'articolo se scriverlo l'avrebbe resa infelice? Era andata da lui per uno scoop, ma aveva trovato l'amore. Lasciò che la baciasse e che la passione divampasse ancora, certa che il loro amore fosse la cosa più importante e sarebbe durato per sempre.
<<Ti amo>> Si dissero all'unisono, più e più volte nei nuovi slanci della passione.




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Racconto scritto il 23/06/2018 - 17:53
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.87 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Ben scritto! L'ho apprezzato da morire, soprattutto la prima parte!

Atrebor Atrebor 25/06/2018 - 21:28

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Un dialogo serrato per giungere alla verità...
Da leggere e sognare!

Grazia Giuliani 25/06/2018 - 20:15

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D'accordo con Teresa complimenti molto bello

donato mineccia 25/06/2018 - 11:16

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Un poliziesco con tutte le regole.... Ma l'amore è più forte ed è giusto un finale lieto.

Teresa Peluso 23/06/2018 - 22:28

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