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Riscrivi la storia con una storia

Le istruzioni sono:

Scegli un personaggio storico famoso, fai una ricerca su internet ed annota su un foglio alcune parole chiave che lo contraddistinguono. Ad esempio, se hai scelto San Francesco potresti annotare “lupo di Gubbio”, “vesti donate ai poveri”, “Assisi”, “povertà” “fede”. Riscrivi quindi la vita del personaggio che hai scelto stravolgendo il tuo personaggio. Ad esempio, potresti rappresentare Francesco come un terribile malfattore chiamato “il Santo” dai suoi sgherri, originario di “Assisi”. Francesco, dopo una vita vissuta in “povertà” si ritrova per caso a rubare una “fede” nuziale della cugina. Da lì un’escalation di furti che lo porta a capo di una banda di ladri e gli vale il nomignolo di “lupo di Gubbio (*tratto da internet)


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Leonardo da Frittole

Leonardo era un pessimo giocatore di carte, nel senso che per lui la partita doveva essere geniale, o niente. Ed infatti quando giocava a Scopone scientifico tirava certe carte che lasciavano di sasso gli avversari, ma alla fine risultavano perdenti. La parte scientifica era il suo forte, in quella nessuno lo batteva, ma in fatto di Scopone... nisba, era poco pratico di sesso. Lo praticava, ma alternativo, tipo corrente alternata. Una volta no, e l'altra pure.
Era uno studioso, e tra un'invenzione e l'altra aveva approfondito tutti i giochi di carte dell'epoca: Lasciarsi in mutande, e lui ci restava immancabilmente, Tresette, che lui chiamava Ventuno, e poi un gioco a soldi nel quale le figure vincenti, insomma gli assi, erano rappresentati da immagini di cani da caccia. Il gioco era di origine Inglese e si chiamava Cocker.
Ma di una cosa si poteva essere certi: Leonardo perdeva con una regolarità che solo prendendo i confetti Falqui potevi avere. Ed erano sempre belle cifre.
A volte non aveva soldi, ed allora proponeva di dipingere un quadro per il creditore, oppure offriva qualche progetto cervellotico, tipo un treno su rotaie che andava con una stufa a legna, che però nessuno voleva. Invece si può dire che tutti, ma proprio tutti, a Frittole dove abitava, vicino a Scandicci, avevano in salotto un bel ritratto fatto da Leonardo per pagare i suoi debiti di gioco.
Un giorno all'osteria De' Medici, frequentata solo da gran dottori in odore di soldi, tutti giocatori incalliti di carte, giunse una carovana di pellegrini che di lì transitavano per recarsi a Firenze. Dalla carrozza scese una signora assai elegante, di nobile aspetto, accompagnata da numerosa servitù. Chiese una stanza per riposare, ma le fu risposto che in quella locanda le stanze se le giocavano a carte, ed erano molto care.
La donna si sedette al tavolo dove c'era pure Leonardo, e chiese di giocare a Cocker. In men che non si dica la nobildonna, dall'aspetto vagamente mascolino ma dai lineamenti assai fini, aveva sbancato il tavolo. Alcuni giocatori pagarono con moneta sonante, Leonardo invece era a corto, come al solito, e per pochi scudi non raggiungeva l'importo del debito.
Al che la donna sentenziò:
« Ho sentito, omo Leonardo di belle sembianze, se dir si puote sinza alcuna offesa, ch'ella aduso è a lasciar debiti di gioco ma che pure s'ingegna ne lo disegno e nell'arte de la pittura... »
Leonardo cominciò a stiracchiarsi la barba lunga ed ispida, pensando fra sé e sé che per pochi scudi di debito mai avrebbe ceduto al ricatto di saldare il piccolo conto con un ritratto. La sua arte pittorica avrebbe perso di valore. Si guatò in giro, ed a bassa voce, per non farsi udire, disse:
« Madonna, gli è pur vera codesta affermazione... ma li quadri miei valgono debiti di gran lunga maggiori. Per tre miseri scudi, con licenza parlando, lo ritratto mi verria peggio che 'na cureggia... »
« E vada per la cureggia... mi metto in posa? » disse la donna, vagamente piccata.
« Per tre scudi un ritratto...macchellè gioconda, madonna? » urlò Leonardo, tanto che alcuni clienti cominciarono a voltarsi
« Vedo che la mi conosce bene, sor Leonardo da Frittole... sì, son Gioconda Gherardini, moglie di Francesco Bartolomeo del Giocondo... »
Leonardo, di mala voglia, si ritirò nella sua stanza, prese cavalletto, pennelli e colori, e in men che non si dica fece il ritratto alla gentile dama, cedendogli al contempo la sua camera allo sopo assai nobile di farla riposare, stanca com'era del lungo viaggio.
Poi, sempre più intestardito, si sedette ad un altro tavolo di Cocker. Costì si giocava forte e c'erano pure scommesse fra spettatori . Un gruppo di danarosi avventurieri, di ogni condizione sociale e di vario lignaggio, puntavano sui giocatori, e li davano vincenti o perdenti a seconda del caso.
C'era una quotazione scritta a gessetto su una tavoletta, e Leonardo, come vincitore, era pagato altissimo, essendo un noto perdente. Puntando uno scudo, ne ricevevi ben dieci, in caso di una sua vittoria
Un giovane baldo, di nome Pien della Grana, ingioiellato e vestito di tessuti pregiati, accompagnato dalla servitù e dalla scorta, disse ad alta voce:
« Io scommetto cento scudi su messer Leonardo...c'è qualcuno qui che ne ha mille da puntare? »
In quel momento La Gioconda apparve sul ballatoio e, con voce gentile ma ferma, disse:
« I mille scudi li ho io... »
Ci fu un silenzio di tomba. La cifra era davvero alta, ci compravi tutta la taverna.
Iniziò la partita. Dopo alti e bassi venne l'occasione buona per Leonardo. In mano aveva tre teste di cani. Cambiò due carte e rilanciò con tutto quello che aveva. Un'altra testa e avrebbe fatto Cocker .
Mentre spulciava le carte cambiate, aprendole piano piano per godersi il momento solenne, Pien della Grana, agitato oltre misura, si fece scappare l'esclamazione che passò alla storia:
« Leonardo, dai...Vinci... »
Leonardo perse anche quella volta e da quel giorno, per tutti gli abitanti di Frittole e d'intorni, fino a Firenze, divenne Leonardo dai Vinci.
Quando morì, un noto scultore del tempo, incise sulla lapide un epitaffio che così declamava:


Tutti lo chiamavan Leonardo
nel gioco della carte assai testardo
ma un giorno un povero avventore
decise di puntar su quel pittore.
Al che, nel momento dell'ultima giocata
“Dai, Vinci”...si lasciò scappare il giovanotto
Leonardo si esibì con un bel motto:
stavolta la carta bona l'ho pescata...


E invece, perdendo pure quella volta
divenne Leonardo dai Vinci per la Storia.
Confesso: la realtà un poco l'ho stravolta
senza però intaccar del genio la sua Gloria.




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Scrittura creativa scritta il 09/08/2017 - 18:38
Da Spartaco Messina
Letta n.161 volte.
Voto:
su 7 votanti


Commenti


Simpatico racconto e soprattutto originale......Bella immagine del personaggio.....Complimenti 5*...

Annamaria Palermo 14/08/2017 - 15:39

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Grazie a tutti per i bei commenti, molto apprezzati, e Buon Ferragosto. Ciaociao

Spartaco Messina 13/08/2017 - 20:09

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Originale nell'interpretazione della scrittura e divertente allo stesso tempo: racconto di piacevole lettura. Buon ferragosto, Spartaco e alla prossima!

Giulia Bellucci 13/08/2017 - 17:49

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La tua scrittura creativa è geniale!!!
Leonardo sarebbe stato fiero e non scherzo... riesci sempre a esser originale nelle trame dei racconti e in questo caso a stravolgere la storia!
5* Complimenti!

margherita pisano 11/08/2017 - 09:32

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C'è un refuso...sopo al posto di scopo... chiedo venia.

Spartaco Messina 10/08/2017 - 20:26

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Bellissimo racconto Spartaco, fantasioso nella trama e geniale nella scelta del linguaggio...Complimenti!

PAOLA SALZANO 10/08/2017 - 19:30

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Scrittura intelligente nella ricostruzione e nella stesura, divertente, fantasiosa, imprevedibile. 5 stelle da aggiungere al tuo firmamento.Ti ringrazio per il commento che mi hai lasciato e ti auguro una lieta serata.
Aurelia

Aurelia Strada 10/08/2017 - 18:30

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Oltre ad essere bello e ben scritto c'è molta fantasia ed originalità. Bravo Spartaco.

antonio girardi 10/08/2017 - 16:25

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Ottima scrittura creativa, simpatica, e originale, una buona rivisitazione del personaggio!!! 5*
P.S: Grazie di essere passato sul mio racconto!

Marirosa Tomaselli 10/08/2017 - 15:32

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