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Ambulanti di spiaggia

Il Cocco e il Chicco


I venditori del cocco fresco in spiaggia erano dei veri urlatori. La loro dotazione era ridotta all’osso. Portavano il cocco già tagliato in un secchio col ghiaccio e, prima di dartelo, te lo sciacquavano con acqua dolce.
Dovevano essere in prevalenza del sud dell’Italia, perché con un accento prevalentemente napoletano gridavano:
“Cocco bbello Cooocco...”
Il Chiccaio, invece, vendeva il “chicco” alla menta, oltre che di altri dolciumi e bibite. Aveva un tormentone, un inno, una vera e propria annunciante cantilena di richiamo:
“E’ arrivata la menta, il mentaio: bambini piangete, che mamma, ve lo compra!
“Me ne vado! Vado via!”
Quasi una minaccia di terrorismo alimentare al quale ci arrendevamo!



Il Pasticcere


Il fine pasticcere da spiaggia era il venditore più elegante tra gli ambulanti di Tirrenia, vendeva i frati, le ciambelle fritte. Belli e zuccherati, in una cassetta portata a tracolla, dipinta di bianco, evidentemente per igiene; un’attenzione confermata anche dalla salvietta di carta con la quale te li dava.
Li teneva coperti fino all’ultimo prima dell’ultima inzuppata nello zucchero, per impedire che la sabbia traditrice s’intrufolasse tra loro per lasciare nel prodotto i suoi granelli, che finivano orrendamente sotto i denti dando una delle sensazioni più sgradevoli che esistano.
Lo riconoscevi subito perché il “frataio” era vestito di bianco, con il grembiule e il cappello a bustina:
“Frati e Bomboloni!”



Il Giocattolaio


Il più atteso tra gli ambulanti della spiaggia era il venditore dei giocattoli. Anzi ce ne erano diversi.
Lo spettacolare venditore lo vedevi da lontano. Portava sulle spalle una grossa griglia, una sorta di quadro svedese da palestra, quasi come una croce per il suo quotidiano Golgota sabbioso.
Affondava i piedi nella sabbia più compatta vicino al bagnasciuga per sprofondare il meno possibile sotto il sole, sollevato solo molto parzialmente nella pena, dall’ombra che riusciva a farsi con la sua griglia variopinta, dove erano appesi i giocattoli da spiaggia.
Quando si fermava, stabilimento dopo stabilimento, conficcava nella sabbia il suo ingombrante attrezzo, con un rostro appuntito, in attesa di clienti.



Tre centodieci estivi




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Racconto scritto il 12/07/2016 - 13:06
Da Glauco Ballantini
Letta n.312 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Bellissime immagini d'altri tempi. Magistrale narrazione... avvincente e nostalgica.

Francesco Gentile 12/07/2016 - 20:45

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Tre gustosi bozzetti che rendono vive le figure descritte. Riescono a muovere la nostalgia nel cuore del lettore. Sono scritti bene, con efficacia espressiva.

Giuseppe Novellino 12/07/2016 - 19:15

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Bel racconto, bei ricordi ...
Qui a mare, ancora ci sono i venditori ambulanti di cocco bello, di grattachecca,dolciumi e frutta; lavori riservati ai nativi poi ovviamente gli immancabili "Vù cumprà" ai quali è riservata la vendita stile emporio ambulante ...
Mi è piaciuto il tuo racconto, scorrevole e simpatico

Carla Davì 12/07/2016 - 18:01

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Bei tempi,altro che i venditori di adesso!
Bravo, e bella Tirrenia...ci andavo da piccola!

Mimmi Due 12/07/2016 - 15:41

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