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Il chitarrista sul marciapiede

Il marciapiede grigiastro riprendeva i tristi colori del cielo. L'inverno stava arrivando ed io ero lì, su quel marciapiede, ad aspettare. Sì, ma ad aspettare cosa?
Le dita pizzicavano le corde della mia chitarra. Ogni tanto qualche persona, mi guardava impietosita o disgustata, ma non ci facevo più caso. Nel cappellino rosso rovesciato scintillavano appena due euro e qualcosa. La testa china, in quello che poteva essere un gesto di pura vergogna ed umiltà. La gente passava e non si fermava. Come fossi infetto da chissà quale insulsa malattia contagiosa. Non ero solo su quel marciapiede: mia figlia, seduta sulla terra fredda, allungava le gambine per poi ritirarle un attimo dopo. Gli occhi azzurri scintillavano, le labbra tese, i capelli di un arancione intenso stretti in una codina sopra la testa.
<< Vedi, Windy... - le dicevo, stringendole la manina - Tua madre, quando sei nata, con quel ciuffetto rossastro e gli occhioni blu che ti facevano sembrare un piccolo elfo, ti accarezzò piano, ma ti strinse forte, quasi avesse paura che tu potessi sfuggire dalle braccia e infrangerti in mille pezzi come vetro. "Ha i miei stessi occhi e i miei stessi capelli..." mi disse, le parole strascicate a causa della stanchezza. Ma, piccola mia, la tua mamma, ebbe giusto il tempo di stringerti fra le sue braccia per un paio di mesi... Poi volò in cielo... E capii che era lì che doveva stare... La tua mamma era molto fragile, Windy. Ma straordinariamente forte. E il tuo nome, Windy: oh, il tuo nome...- e qui mi interrompevo per un secondo, accarezzandole la codina arancione, perso fra i ricordi... - ventoso, come il vento che tua madre amava sentire fra i capelli, il vento freddo, che le pizzicava la pelle, il vento e la pioggia sotto la quale ballava, e rideva, e piangeva dalla gioia... >>
A quel punto, Windy mi guardava, con un sorrisino accennato sul volto, e le guance piuttosto scavate.
<< Ma papà... Con una mamma come angelo, non dovremmo meritarci una casa e del cibo? Se la mamma era così buona, Dio non poteva aiutarci? Perchè noi ci siamo ritrovati su un marciapiede, a chiedere l'elemosina? Ho fame...>> diceva, toccandosi il pancino.
<< Perchè siamo su questo marciapiede? Perchè dopo che tua madre se ne è andata...- presi un respiro- Sai, piccola mia... Chi soffre ed è umile e povero, poi starà meglio dopo... >> Le dissi, la fame improvvisamente sparita, e le allungai un panino offerto da una signora che non era passata oltre.
Rimanemmo abbracciati, e l'ombra di mia moglie sembrava far capolino negli occhi di mia figlia...



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Racconto scritto il 01/10/2016 - 22:57
Da Valentina Diretto
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