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Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


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Le istruzioni sono:

Scrivi una storia che inizi così: "Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, che a me non mi va proprio di parlarne" (tratto da J.D. Salinger - Il giovane Holden).


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UN FRAGILE VELO DIETRO LO SPECCHIO

"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, che a me non mi va proprio di parlarne".
Ed ecco quanto il mio inchiostro lascia segno su questo foglio ancora intonso...
Lars in quella tiepida sera di maggio, mentre sfatto si guardava allo specchio, non poteva fare altro che odiarsi profondamente.
Nella sua alquanto sgangherata bacheca d’amorosi sensi perduti; l’ennesima débacle all’orizzonte: incauto trofeo di una caccia assurda primeggiava affannosamente nello squallore di un monotono déjà vu!
La sua mente da assuefatto piccolo borghese di vedute assai ristrette appariva sempre più boriosa e confusa...vomitando a tradimento le mute parole di un’antica poesia di uno spirito in delirio:
“ Mi sono venduto ai pensieri più neri//di un giorno senza fine...di una notte depauperata della luce propria.//Non ho più lacrime che bagnano questo mio cuore arido ed affranto:morta è ogni emozione dentro di me!//Voglio solo vestirmi di questo silenzio ridondante...//Maledico me con estrema dolcezza mentre affondo in questo mare di una nostalgia negata...//”
Il giovane e sprovveduto Lars più si guardava riflesso in quel ventre di opaca ostilità, più si rendeva certamente conto di quanto la sua stessa anima risultasse sdrucita...di quanta immondizia si nascondesse dietro quel suo volto perso di Angelo nero.
Difficilmente la sua medesima indole –così glaciale d’innanzi al sentimento altrui- si poteva lasciare sedurre da quella strana voglia improvvisa di un sano e benefico pianto liberatorio.
Ma in quella maledetta circostanza così poco definita ed inattesa ...le lacrime senza alcun pudore di sorta gli vestivano con una delicata tenerezza quelle gote d’alabastro!
E così in quel suo piccolo mondo di certezze –fatto di castelli in aria e di subdoli tranelli artificiosi- si annidava beffarda l’ombra oscura di LEI...FOLLE CHIMERA POSSEDERE LE CHIAVI DI QUEL GIARDINO PROIBITO!
Lei, la sua lei,meravigliosa geisha del piacere più avvolgente; lei...infernale tormento di una verità celata...di una verità difficile da sussurrare ai quattro venti!
Lars pallido come un cencio era sempre là! Ostinatamente immobile e prigioniero della sua immagine...come fantasma in cerca della sua eternità!
Folle pazzia di indigesti frammenti ...susseguirsi disordinato di fastidiosi momenti di blanda serenità, vigliaccamente ancorati in un’anima grondante di una utopica malinconia!
Ricordi indelebili di un letto sfatto nella breve passione di uno sbadiglio ...mentre i respiri che si cercavano nell’intrigo benevolo di quella voglia primordiale....morivano nella penombra di una candela che andava scemando in quel drappo orientale che profumava di vaniglia.
Due corpi sudati ...uniti in una musica senza tempo...danzavano increduli in quei brividi di tormento che si completavano a sorpresa nelle stonature forzate di quella nota fuori posto!
Lei tenera più che mai lo prendeva per mano in quel malizioso gioco di sguardi ...trascinandolo in quella ragnatela metallica di un teorema votato all’assurdo...umiliandolo con quella leggiadra sciarada di baci convulsi...sperando invano in un semplice “TI AMO”!
E lui bastardo più che mai si lasciava accompagnare nella menzogna di quell’isola che non c’era, perché troppa era la paura di risvegliarsi l’indomani in un freddo letto vuoto!
Lars povero lui si toccava freneticamente le labbra...quelle stesse labbra che odoravano di fresca ipocrisia: tanti inutili ti amo sempre più simili ad affilati coltelli, pronti a squarciare l’inconsapevole preda da mostrare con boriosa tracotanza al mondo intero.
Mentre lei vittima predestinata ...folle d’amore...avrebbe perfino venduto la sua acerba essenza al Mefisto di turno...affinché il suo tarlo amoroso si concretizzasse in un grido ancestrale senza confini!
A lei infelice ed illusa fino al midollo non pesavano affatto quei quindici anni di differenza; non le interessavano per niente le risatine dei ben pensanti e le frecciatine velenose di un Lars scostante e maligno.
Lei implorava semplicemente amore...anche un amore di circostanza ...un sentimento di plastica!
E lui quel barbaro invasore lo sapeva benissimo e ci giocava a più non posso!...solo sesso: un gioco a due perverso dove quell’anima debole e folgorata bramava con la bava alla bocca ...una scintilla in grado di innescare la passione più estrema! Del resto lo stesso Lars nella sua diabolica indole non era in grado di manifestare uno straccio di trasporto emotivo!
...
E così in quello specchio di amarezze e di fini trabocchetti non si respirava che un infingardo tintinnio di ricordi d’argento che si frantumavano nel sorriso spento di un Lars automa di se stesso.
Era stata lei ...la parte tarata dei suoi primi trent’anni ...quell’assurdo inganno che si svestiva della propria moralità per intraprendere una lunga ed estenuante cavalcata alla conquista di un improbabile vello d’oro!
Quel loro primo e furtivo incontro ...forse voluto e ideato da un destino beffardo...avveniva in quel giardino fiorito che costeggiava in un dolce abbraccio le antiche mura della chiesa in onore di Santa Barbara...Vivo era il sorriso di lei vestita a festa in quell’abito corto a pois blu...un fiore tra i capelli...lei era seduta su quella panchina di cedro antico mentre con civetteria si sistemava il trucco.
Lui spavaldo...come orrenda fiera in attesa di concupire sua sventurata preda...si avvicinava e senza proferir parola le sfiorava la tremante mano...le sorrideva ammiccando proposte indecenti...fino a quando era sicuro che quelle fragili barriere di difesa non fossero pronte a crollare in modo definitivo!
Lars aveva vinto un’altra volta. Come godeva dentro di sé quel parassita dell’amore! E adesso festa! Con una mano impudente le accarezzava la chioma corvina e con quell’altra libera le sbottonava uno ad uno quei bottoni di madreperla che impreziosivano quella camicetta bianca in san gallo.
E lei ubriaca più che mai da quella freccia di Cupido dipingeva quella tela ancora vergine! Scivolava lento ma deciso il velluto della sua giovane mano che, come in una danza propiziatoria di un popolo lontano, esplorava goduriosa quel possente corpo semi nudo di un Lars trionfante...alla scoperta di una rinascita personale nell’atrio segreto di un Afrodite ritrovata!
Ricordi...brevi istanti atrofizzati in quelle rugose pieghe di uno specchio mendacio!
Lars era stanco...tremendamente stanco! La sua immagine riflessa gli succhiava linfa vitale a tradimento!
Era una larva che per pigrizia e per paura di restare solo con se stesso si attaccava con morbosa ossessione all’amore di lei...sperando in una pesca miracolosa!
Ma proprio quel san Valentino gli era stato fatale! Lei vedeva lui per la prima volta per quello che realmente era...e quei mille e mille castelli in aria di armoniosa progettualità andavano sgretolandosi in un doloroso addio, vestito di rimpianti e di verità inconfessabili...
Lui libero da ogni vincolo e mortificato nella sua vanità accompagnava mesto lei...verso quel treno di libertà! Nessuna parola nell’aria, solamente mani che si stringevano forti e sciami di lacrime impazzite che scendevano copiose nel silenzio di una colossale sconfitta che sanciva di fatto una farsa lunga una stagione.
Lars sfinito si allontanava da quello specchio maledetto ...si girava di scatto verso il suo sécretaire secondo impero accendendosi una sigaretta. All’improvviso afferrava un pesante posacenere in pietra e con veemenza lo scagliava contro quel vetro profetico...Biancaneve aveva avuto un’altra volta ragione: si lasciò cadere a terra come un peso morto... raggomitolandosi nell’angolo più buio di quella stanza opprimente ...proprio come faceva da bambino per sfuggire i tuoni e i lampi!



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Scrittura creativa scritta il 08/11/2017 - 01:29
Da jacob von bergstein
Letta n.55 volte.
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