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INCIPIT E FINE DI UNA LETTERA

Le istruzioni sono:

Incipit e fine di una lettera: scrivi una lettera ad un’amica (in cui racconti la tua vita) che inizi e termini così: (Inizio) Cara Margherita, come stai? Prima di tutto Buon Natale e buon Anno Nuovo. Qualche giorno fa ho parlato con mia madre che mi ha detto che alla fine sei andata all’Università a Bologna. Glielo ha detto tua madre. Hai studiato qualcosa che c’entra con il cinema, vero? Quindi niente più economia e commercio? Hai fatto bene ad insistere in casa. Uno deve fare le cose che vuole. Anch’io ho fatto quello che volevo, ora te lo dico… (Fine) Mia madre mi ha detto anche che sei sempre bellissima ma io lo sapevo. Quando eravamo piccoli ero sicuro che saresti diventata Miss Italia. Ti bacio. Pietro. P. S preparati, perché quando passo da Bologna ti prendo e ti porto via


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Ritratto di un\'amica

Cara Margherita, come stai? Prima di tutto buon Natale e Buon Anno Nuovo. Qualche giorno fa ho parlato con mia madre che mi ha detto che alla fine sei andata all’Università di Bologna. Glielo ha detto tua madre. Hai studiato qualcosa che c’entra con il cinema, vero? Quindi niente più economia e commercio? Hai fatto bene ad insistere in casa. Uno deve fare le cose che vuole. Anch’io ho fatto quello che volevo, ora te lo dico.
Avevo così tanto imprecato, tirando in ballo tutti i Santi del Paradiso, contro la malattia che mi ha allontanato dagli affetti, dagli amici… da te. Che devo aver finito con l’impietosire qualche Santo che, da lassù, si è preso a cuore il mio caso trasformando una disgrazia in un’opportunità.
In fondo ci fu un tempo, tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, che il “mal sottile” era diventato anche “la malattia degli artisti” poveri in canna che si arrabattavano vendendo a poco prezzo la loro arte per mettere insieme, se non il pranzo almeno la cena. Malattia che è stata anche fonte d’ispirazione per poeti e scrittori. “La signora delle Camelie” di Dumas figlio e la struggente lirica “A Silvia” di Giacomo Leopardi, mi sovvengono ora.
Rammento il giorno che arrivai a Sondalo: era il primo giugno 1960. Alzando lo sguardo vidi i padiglioni del Sanatorio aggrappati alla montagna e caddi preda dello sconforto. Agghiacciato mi scoprii a implorare (per un solo istante, ma ti giuro: lo feci!) che mi franassero addosso con tutta la montagna. Qui finirò i miei giorni! Affermai convinto con voce rotta. Invece, lì posi le basi per un futuro migliore.
Scrivere, buttar giù storie più o meno fantasiose, mi è sempre piaciuto. E tu lo sai bene. Era per farmi bello ai tuoi occhi che facevo vivere i personaggi dei miei racconti; per restare a guardarti incanto mentre leggevi a voce alta; e poi attendere, trattenendo il fiato, il tuo giudizio.
Le giornate lassù, steso sul lettino nella veranda a respirare l’aria frizzante delle pinete, osservando con sguardo vacuo i ghiacciai eterni, erano interminabili. Fu così che ripresi a scrivere. Fortuna volle che il vicino di lettino fosse uno scrittore; un caro, vecchio amico che non finirò mai di ringraziare. Questo amico, oltre ad aiutarmi nella stesura del testo, lo recensì e si spese presso il suo editore.
Per raccontare il tempo trascorso lassù, le interminabili conversazioni sull’arte dello scrivere e del poetare con Riccardo (così si chiama il mio caro amico, nonché maestro a cui tutto devo), insieme al come, al quando e al perché i tasselli incastrandosi al posto giusto fecero sì che l’editore pubblicasse il romanzo, ci vorrebbe ben più di una lettera. Per questo mi riprometto di farlo se o quando ci incontreremo.
Nel frattempo, sperando di farti cosa gradita, mi sono permesso di allegare alla lettera una copia con dedica dell’autore del romanzo “Ritratto di un’amica”. Credo che il titolo dica tutto. Dopo che lo avrai letto, mi aspetto una critica puntuta. Non risparmiarmi nulla, se pensi che la descrizione della Musa non sia coerente nell’aspetto piuttosto che nel carattere o nella gestualità, lo devo sapere.
Insomma, per farla breve: vorrei capire se ti riconosci nella ragazza del ritratto, per essere certo d’aver scritto qualcosa di veramente degno. Degno di te, intendo. Della tua luminosa beltà a tutto tondo che avvolge corpo e anima.
In fondo alla lettera troverai il mio nuovo indirizzo: ho lasciato il paese, ora abito a Milano. Scrivimi presto, fremo dal desiderio di sapere come hai trovato il romanzo.
Ah, dimenticavo. Mia madre mi ha detto che sei sempre bellissima ma io lo sapevo. Quando eravamo piccoli ero sicuro che saresti diventata Miss Italia.
Ti bacio. Pietro.


P.S. Preparati, perché quando passo da Bologna ti prendo e ti porto via.




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Scrittura creativa scritta il 08/04/2018 - 23:18
Da vecchio scarpone
Letta n.75 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


L'amore per la scrittura è un elisir di lunga vita. Allenando la mente la mantiene giovane ed evita il decadimento della memoria, con tutto quello che ne consegue. Ti ringrazio.
Ciao Mirella
Giancarlo

vecchio scarpone 09/04/2018 - 20:48

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VECCHIO SCARPONE....Una bella lettera che al dolore sostituisce la speranza e un tornare alla vita...L'amore per la scrittura fa anche questo....

mirella narducci 09/04/2018 - 10:16

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