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D’emblèe

Quando scendo la scala vorrei
essere tagliato fuori anche
dal suo sguardo, e smanio
dal tagliare corto se mi rivolge
il saluto da quanto è parolaia.
Penso solo a ruotare lo splenio
e a tagliare la corda se è lì che
attraversa il cortile, e spero un
giorno improvvisamente decida
di tagliare i ponti senza un perché.
Lo bramo ogni dì, che mi pare
di aver sceso scalzo il monte Ida,
mentre percorro non uno ma ben
due ponti sulla via per il lavoro.
Ma è come se mi tagliasse, malerba,
l’erba sotto i piedi allorchè di primo
acchito avvia il decespugliatore e
inizia a precidere destramente l’erba.
…in lingerie e pianelle, con le
sembianze di una vaccina in amore
seguita inflessibile e suda, tapina.
Madide le natiche dell’importante
deretano, stillante lo zirbo e roridi
i seni: quanto è sgraziata la mia vicina!


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Poesia scritta il 17/09/2018 - 17:29
Da MastroPoeta 75
Letta n.38 volte.
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