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CHIESI SOLO DI SOGNARE

Sfrecciavano come sfocati arbusti,
visti dal vetro d’un bolide qualunque,
i biondi capelli e quelli neri e quelli bianchi.
E con essi le teste ovali, quadre e tonde.


Mi fermai soltanto per guardare
l'ultima vetrina del giocattolaio,
il naso nero d'una locomotiva
e la malinconia di un Pierrot.


Poi, ripresi subito a correre.
A malapena scansai le stagioni,
a forza montai in groppa al futuro
e intanto mi domandai cosa facevo.


Cosa facevo lungo quella strada?
Avanti e indietro, indietro e avanti
per ritrovarmi infine esattamente
sul muschio al sasso della mia partenza.


L'unica foglia di un girasole finto
si mise maledettamente in mezzo,
in mezzo tra me e l'oceano d'Ulisse.
Cercavo fiori e trovai polimeri.


Ai bei palazzi della città orrenda,
ai tormentati marciapiedi tristi,
alle ventiquattrore in mano alle saette
io chiesi tregua d’un secondo almeno.


Agli ebbri trilli di scintillanti aggeggi,
agli alti tacchi di certi nuovi maschi,
alla bocca rifatta di chi prima era bella,
io chiesi solo di sognare.


*
Anno di stesura 2007
Pubblicata sul Mensile IL SAGGIO (11/2008)



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Poesia scritta il 03/12/2018 - 15:56
Da Aurelio Zucchi
Letta n.132 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


MOLTO BELLA BUONA SERATA

gcr poeta lupo dell'amiata 05/12/2018 - 18:40

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Beh! Un viaggio attraverso la vita veramente bello.

santa scardino 03/12/2018 - 21:03

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