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Piove

Piove


Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell'ora
indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
di matita
da me a te né dopo né dove, amore,
nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l'albero è capovolto, la radice è nell’aria.


Questa è probabilmente la più bella poesia di Pierluigi Cappello, forse il miglior poeta contemporaneo italiano, morto di recente. Nativo di un paese ai confini con la Slovenia, Cappello ha perso l'uso delle gambe in seguito ad un incidente stradale in moto insieme ad un amico, che in quella circostanza è deceduto. Avevano solo 16 anni ed erano entrambi promesse dell'atletica leggera.
Una delle banalità che si sono sempre dette sul suo “essere poeta” è proprio relativa a quel soffrire su una sedia a rotelle, condizione che per i critici superficiali sarebbe stata la vera genesi della sua poesia. Falso, e lui stesso l'ha ribadito in molte sue conferenze, in alcune delle quali ha inoltre chiarito che si è sempre sentito poeta anche quando era impegnato nella sua passione, l'atletica leggera, molto prima del tragico incidente.
Io do ragione a lui, ovviamente, e mi piace mettere qui un mio aforisma che conferma l'assunto:
“ Il poeta può anche abbandonare la poesia, per le vicissitudini della vita, ma la poesia non abbandona mai il poeta, perché è parte di lui e, anche se inattiva, se ne resta in disparte in un angolo del suo animo, pronta a ritornare viva e vegeta.”


Commento alla poesia: Piove è una poesia sbalorditiva, una fra le più belle che io abbia mai letto. In questi versi si nota subito, sin dal primo verso, la spontaneità delle parole scelte, di uso quotidiano, scritte in maniera prosastica con lo stile proprio che aveva la grande Wislawa Szymborska. La metafora carezza-pioggia è molto indovinata e serve anche a rimarcare il luogo non luogo, e il tempo senza tempo nel quale avviene questo intreccio d'amore, talmente completo da far nascere il verso sublime: due sguardi versati in un corpo.
Una poesia questa che sarebbe piaciuta molto a Salvador Dalì, che forse ne avrebbe fatto un quadro surrealista, con quell'albero capovolto e le radici nell'aria, simbolo di una irreale realtà, di una rottura degli schemi canonici che proietta il lettore in un sogno nel quale la musica della pioggia trascina i pensieri nel viaggio immaginario.
Anche le immagini hanno un grande effetto comunicativo, oltre che simbolico: “uno stare senza dimora, che ci fa intangibili, sottili come sentiero di matita”, versi di una potenza lirica rara, a mio modesto avviso sublime.
Consiglio i lettori appassionati di poesia di cercare le sue opere, mi ringrazieranno. Ci sono buone letture fatte da attori e studiosi su You Tube. Questa della Pioggia per esempio è letta in due modi completamente diversi da Valter Zanardi e da Sergio Carlacchiani, quest'ultima lettura molto particolare, suggestiva.




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Racconto scritto il 09/07/2018 - 13:20
Da Franca M.
Letta n.133 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Non la conoscevo e ti ringrazio per avermi dato questa opportunità, la trovo stupenda e la tua recensione pertinente e attenta. Bravissima Franca.

Anna Rossi 10/07/2018 - 05:03

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Bellissimo!
Conosco questo poeta friulano, un'anima profonda e sensibile e la poesia che hai riportato è forse la sua più bella.
Brava, perché meritava spazio in un sito letterario.
Complimenti per la tua recensione!

Grazia Giuliani 09/07/2018 - 20:49

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Un racconto letto e riletto per quanto mi è piaciuto,complimenti 5*

donato mineccia 09/07/2018 - 18:01

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poesia stupenda e
complimenti per la tua recensione.
si, mi ha colpita soprattutto quel : "stiamo noi
due sguardi....
sottili come un sentiero a matita"
davvero stupenda

laisa azzurra 09/07/2018 - 14:29

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