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Legenda
= Poesia
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QUALCOSA DI BELLO (Seconda Parte)

Rebecca entrò in cucina, lui stava finendo il pranzo.
«Non sapevo, quando sarebbe tornato, se me lo chiedeva l'avrei riscaldato.»
«Va bene così. Non voglio che porti fuori Sofia.» Eh, e perché?
«Capisco, che non le sono in simpatia...ma...» Lui fece per interromperla.
«Sofia si agita e urla, quando siamo fuori. » Lei lo guardò stupito.
«Senta, io e Sofia, abbiamo camminato, siamo entrate in un negozio, ma non è successo niente...tranne...» E ora venivano i problemi.
«Tranne cosa? » Abbaiò senza farle finire la frase.
«Che la bambina, si è mostrata timida. Quando qualcuno le parlava, mi stringeva la mano, o si nascondeva dietro di me.» Lui sgranò gli occhi. Quando lui la portava all'asilo o le altre baby-sitter la portavano fuori, non si comportava così.
«Senta, mi sta mentendo?»
«Può chiedere alla piccola, quando si sveglia, come è stato uscire con me.»
«Quando si sveglia?»
«Sta facendo un riposino.» Questa sì che era una novità.
«Va bene. Quando si sveglia, parlerò con la piccola, e poi deciderò.» Rebecca provò a sorridergli, se non fosse stato per Sofia, si sarebbe già licenziata. Quell'uomo era odioso. Fece per andarsene, ma lui la fermò.
«Grazie per il pranzo. Era buono.»
«Non si preoccupi, ho cucinato per Sofia, e mi sembrava giusto farlo anche per lei.» Disse, prima di uscire dalla stanza. Voleva controllare la bambina e mettere una certa distanza, da quell'uomo così complicato.


Andrea, sedeva nel suo studio. Ormai, Rebecca era la baby-sitter di Sofia, da parecchi giorni, e i risultati cominciavano a farsi vedere. La piccola, era più sorridente, e aveva ripreso a parlare, tranne che con gli estranei. Quando qualche collega capitava a casa, o qualche amico, che la piccola, non vedeva spesso, si mostrava taciturna e spaventata, se c'era Rebecca in casa, correva da lei, se no, se ne stava in disparte, senza spiccicare parola. Era un po' diverso, con le persone che conosceva meglio, e questo gli faceva ben sperare. A sua figlia, Rebecca piaceva tanto, e cominciava a piacere anche a lui. E questo non era un bene. Ruotò la testa per alleggerire la tensione del collo. Starsene chiusi in casa, non era l'ideale. E quella sera, nella città vicina, c'era la festa patronale...magari, avrebbe potuto farci un salto con Sofia...e Rebecca.


Le trovò in giardino a giocare a palla.
«Sofia, vieni un po' da papà?» Chiese, sedendosi sui gradini.
«Che t'è?» Era un amore, da tanto non la vedeva così.
«Senti, ti andrebbe di fare una passeggiata, fuori città? C'è una festa patronale...» La piccola lo guardò confusa e incuriosita.
«Sofia, papà ti sta chiedendo, se vuoi andare con lui in un posto dove ci sono tante cose buone, le giostre e tante altre cose.»
«Fetta!! Fetta!!!!» Andrea Sorrise, e si rivolse a Rebecca.
«Vorrei che lei, venisse con noi, Rebecca.»
«Ecco...» Doveva accettare? Forse non era il caso...
«Veni? Veni?» Si poteva dire di no, agli occhioni dolci di una bambina tanto deliziosa?
«Sì, vengo.» Andrea si alzò.
«Vado a prendere la macchina.» Disse sorridendo.


La serata era abbastanza calda, e l'atmosfera era molto colorata. Si stavano divertendo. E dopo tanto tempo si sentiva sollevato. Rebecca, era dolcissima con Sofia, e la bambina sembrava divertirsi un mondo, mentre guardavano le bancarelle e le luci colorate. Si sentiva in pace, e felice. Sua figlia, sembrava tornata quella di prima, una bambina spensierata e allegra, che allungava le manine su qualsiasi cosa potesse, e si incantava guardando i giocattoli. Le avevano preso un gelato, e si erano seduti su di una panchina, ad osservare la gente che passeggiava, accanto a loro c'era un bambino più grande di Sofia, col padre, che piagnucolava. Non ci diede troppo peso, anche perché era troppo occupato ad osservare Rebecca, che stava pulendo, il visino di Sofia, tutto impiastricciato, di cioccolato. Sembravano proprio mamma e figlia. Si bloccò. Non era un pensiero che poteva permettersi.
Poi il bambino accanto a loro, si mise a piangere più forte, e anche Sofia si mise a guardare. Chissà che pensava sua figlia? Si chiese.
Una figura, di donna, si avvicinò al piccolo, che smise subito.
«Mamma è tornata.» Gli disse. Sofia si girò verso di lui, gli occhietti lucidi, dannazione, cosa era accaduto?
«Anche mamma tonna?» Chiuse gli occhi, prima di risponderle. Si chinò alla sua altezza.
«Sofia, te l'ho spiegato, la mamma è in cielo.» La piccola lo guardò confusa, alzando gli occhi al cielo e poi fissandolo. Sarebbe scoppiata a piangere, e lui si sentiva perso. Dopo qualche attimo, sentì la voce di Rebecca, ma strano era più distante.
«Sofia, guarda, cosa sono?» Aveva un sacchetto di caramelle di zucchero colorate.
«Telle!!! Tante telline!!!» disse tirando su col naso.
«Sì! E te le manda la mamma.»
«Dal cielo?»
«Sì. Sai queste, sono speciali...le puoi mangiare!»Sofia abbracciò Rebecca. Poi si voltò verso di lui.
«Papà! Vitto? Le manda mamma!» Sembrava più tranquilla ora. E lui si sentiva uno stupido. Cosa avrebbe fatto senza Rebecca? Ma era giusto? Di dubbi ne aveva molti, ma vedere sua figlia sorridere compensava molto. Si avvicinò alla baby-sitter.
«Grazie.» Rebecca sorrise.
«Sofia, è troppo piccola...deve abituarsi un po' alla volta. Non è facile digerire una cosa così.» Lui annuì.
«In realtà molti dicono che è meglio essere onesti.» Rebecca scosse la testa.
«Un conto è essere onesti, un altro distruggere il mondo di un bambino. Sofia, capirà crescendo, ma ora, è più serena.»
«Sì, è vero. Forse dovrei parlarle di più di Monica, ma è doloroso anche per me.»
«Mi creda, guardare avanti, non vuol dire dimenticare il passato, anzi.»Rebecca sorrise, e a lui venne da pensare che era davvero bellissima, quando sorrideva. Ma erano pensieri che non poteva permettersi.
« Ma lei quanti anni ha?»
« Ho 20 anni, ma non è un problema di età. Mi creda, l'età è sopravvalutata!»
«Non ho mai visto Sofia così felice.»
« È una bambina dolcissima.»
«Lo so...eppure...negli ultimi tempi mi è sempre stato detto... Che è una bambina difficile.»
«Sofia? Senta, la bambina ha solo bisogno di essere ascoltata.»
«Lo crede davvero? Mi sono rivolto ad esperti...»
« Non tutti siamo uguali, non tutti abbiamo gli stessi tempi. Ma lei parla al plurale, giusto? Quindi tutti gli "esperti" le hanno detto la stessa cosa, vero?»
«Sì.» ammise amaro.
«Vede, è più facile ragionare per modelli. Solitamente chi definiamo esperto, ha un background, definito di situazioni alle spalle. E non fa che ripeterle. »
«Quindi dovrei diffidare degli esperti?»
«No, dovrebbe chiedersi quante volte hanno fallito.»
«Se fosse accaduto solo una volta... »
« È qui che sbaglia...è successo tante volte, perché i metodi si assomigliano, e chi viene dopo si basa sul giudizio di chi l'ha preceduto. »
«Ma lei no.»
«Io no. Quando ho visto Sofia, mi sono sciolta.»
«È bella, vero? Cosa dovrei fare?»
« Passi del tempo con lei. Le mostri foto della madre, e non si aspetti che elabori il lutto dall'oggi al domani.»
«Non so perché, ma il suo mi sembra uno dei discorsi più sensati, che ho ascoltato.»
«Forse perché ho osservato bene Sofia. O forse perché ho già dovuto affrontare alcune difficoltà. Sono quelle, che ti fanno crescere.» Avrebbe voluto parlarle ancora, ma Sofia, chiedeva attenzioni, e Rebecca, sembrava essersi dimenticata di lui. Vederla con la figlia gli faceva un effetto strano, e nel contempo, gli apriva il cuore. Ma erano pensieri che non poteva permettersi.


La bambina si era addormenta, felice, dopo aver mangiato alcune "stelline". E lei si stava affezionando come non mai. Non poteva farci nulla... Sofia era dolcissima, e chiedeva solo un po' d'affetto. Il padre, era un uomo meraviglioso, ma molto impegnato, che ancora non aveva superato la perdita della moglie. Sospirò. Era complicato il suo ruolo, e forse stava sbagliando tutto. Doveva tenere le distanze, ma era difficile, con la bambina non ci riusciva, la sentiva un po' sua, e sentiva anche di amarla, e più passava il tempo più questi sentimenti, crescevano. E poi c'era il padre di Sofia. Non avevano mai tempo di parlare, ma quando accadeva, c'era una certa sintonia, a discapito, del loro primo incontro. Al pensiero, sorrise, entrando nel salotto.
«Come mai sorride?»
«Ripensavo al nostro primo incontro...»
«Immagino che le debbo delle scuse.»
«Non ce ne è bisogno, mi creda.»
«Grazie. La bambina ha faticato ad addormentarsi?»
«No. Ma prima ha voluto delle " stelline ".»
«La sua trovata, mi ha salvato.»
«I bambini hanno bisogno di immagini semplici e di un po' di sogni.»
«Eppure mi chiedo se sia giusto... Sofia crescerà...»
«Appunto. Crescerà e capirà che le caramelle, sono solo caramelle, ma le ricollegherà per sempre ad oggi e alla madre, e questo l'aiuterà a ricordare. Per questo è importante che abbia bei ricordi.»
«Sei molto saggia.» Le disse, passando al tu. Voleva accorciare le distanza in qualche modo.
«Non sono saggia, è solo che ho imparato a cavarmela. E i bei ricordi, mi hanno aiutata.»
«Certe volte mi ricordi Monica, mia moglie. Anche lei, era solare e sapeva come me prendere Sofia.»
«Sono felice, di essere riuscita ad avvicinarmi alla piccola.»
«Perché sei diversa, e Sofia l'ha capito subito.»
Rebecca, non rispose. Lui era particolarmente enigmatico, e lei non osava leggere tra le righe. Aveva paura, perché , quello che in verità voleva, accadeva solo nelle favole.
«Non parli più?»
«Non riesco a risponderle...rischierei solo di dire banalità.»
«E va bene. Ma che ne dici di darmi del tu? Ti sembro così vecchio?»
«Sì, cioè no...quello che volevo dire è che va bene. Le...ti darò del tu»
.«Ecco...dimmi stasera ti sei divertita, o avresti preferito fare altro?»
«Non avrei voluto essere da nessun' altra parte, se non dov'ero.» Rispose, di slancio.
«Ne sono lieto. Ma ora credo che devo lasciarti libera, si è fatto tardi. Vuoi un passaggio?» Forse
avrebbe dovuto rifiutare... Ma la piccola dormiva...e lei voleva parlare ancora un
po' con lui... E poi casa sua non era molto lontano...
«Solo se non ti è d'impiccio.»
«Al contrario!»
«Allora va bene.»


Il tempo era volato via...e l'estate stava quasi per finire. Andrea si passò una mano tra i capelli. In quei mesi era accaduto di tutto. Sospirò. Il suo mondo era andato gambe all'aria, ma in compenso si sentiva più sereno, felice quasi. Sua figlia aveva ritrovato un po' di stabilità, e di gioia, il loro rapporto era più facile, ed aperto. Anche parlarle di Monica era divenuto più semplice. Ma sapeva che il merito di tutto era la presenza di Rebecca. Era giovane, forse troppo, ma aveva saputo come raddrizzare le loro vite. Senza di lei, nulla di quello che era accaduto sarebbe stato possibile. Ma non poteva illudersi oltre, né poteva continuare a quel modo. Santo cielo, cosa doveva fare? Negli ultimi tempi, anche le cose con Rebecca erano mutate. Avevano cominciato a parlarsi di più e si erano avvicinati tantissimo. Al punto che lui si era innamorato. E non c'era cosa più stupida che potesse fare. Dannazione! Sapeva che lei era lì per la bambina, e che se avesse fatto qualcosa, lei se ne sarebbe andata, e Sofia avrebbe perso, per la seconda volta, una persona molto importante per lei. Ma come poteva, starle accanto e tacere? Quei pensieri lo stavano torturando. Sospirò ancora. Qual'era la scelta giusta. Si passò una mano tra i capelli, ancora una volta, era confuso. La presenza di Rebecca era un bene per Sofia, ma anche per lui. Era abituato a vedersela arrivare il mattino presto, per preparare la collazione, così come era una bella abitudine, quando era a casa, restare ad ascoltare le risate della piccola e di Rebecca, che riempivano l'aria. E la casa. Scosse il capo, era accaduto tutto così in fretta, lo sapeva, ma non poteva cambiare la realtà delle cose, così come non poteva ignorare il sentimento che provava per quella ragazza, e che cresceva, di giorno in giorno. Ormai era deciso le avrebbe parlato, e che il cielo lo assistesse!


Rebecca aveva messo a letto Sofia. Ormai, erano legatissime e forse, era un male, lei era solo la baby-sitter, ma non era riuscita ad evitarlo. E poi... In realtà ad essere cresciuto non era solo il suo rapporto con la piccola, ma anche quello col padre. Andrea era davvero un uomo valido, con molte qualità, e non sapeva, quando era accaduto di preciso, ma si era innamorata di lui. Sapeva che era una sciocchezza, che non sarebbe mai dovuto succedere, ma era avvenuto. Occuparsi di lui e di Sofia era qualcosa che faceva con immenso piacere, e tra lei e lui si era creata un certa complicità. Quasi sembravano una vera famiglia. Ma era solo un illusione, sulla quale non poteva permettersi di indugiare. Sorrise guardando Sofia che dormiva tranquilla. Andrea le aveva detto che doveva parlarle...e questo la rendeva un poco agitata. Inizialmente doveva restare lì solo per l' estate...e in cuor suo sperava che lui le avesse permesso di continuare. Stargli accanto, senza potergli essere davvero vicina, era una tortura ma non voleva staccarsi da Sofia.


Andrea sorrise, quando lei entrò nella stanza.
«So che vuoi parlarmi, ma prima devo assolutamente chiederti una cosa.» gli disse. Lui sembrava teso.
«OK. Dimmi tutto.» Rebecca prese il coraggio a due mani.
«Io vorrei continuare ad occuparmi della bambina... » le parole le si spensero a poco a poco nella gola, vedendo lo sguardo di lui, rabbuiarsi. Che volesse mandarla via?
«Sono felice di quello che hai detto.» Però non sembrava, pensò Rebecca.«E vorrei tanto che restassi ad occuparti di Sofia..» Continuò lui.
«Ma qual'è il problema, allora?» Chiese lei, preoccupata e sorpresa.
«il problema, è che temo scapperai via, appena sentirai quello che ho da dirti.» Lei lo guardò un po' confusa, che razza di discorso era?
«È qualcosa di così terribile?» Chiese.
«Mi sono innamorato di te.» Le rispose a bruciapelo.
Rebecca non rispose. Il suo cuore mancò qualche battito.
«Ecco vedi...» Cominciò col dire Andrea, ma lei lo bloccò subito.
«Ti prego, potresti ripetere? Temo di non aver capito bene.» Lui la guardò in viso sembrava confusa...non voleva sperare che...ad ogni modo se voleva che lo ripetesse, l'avrebbe fatto, probabilmente era l' ultima occasione che aveva di dirglielo.
«Ti amo.» Gli occhi di Rebecca si sgranarono per la sorpresa.
«Allora è vero...non sto sognando?» Lui le andò più vicino.
«Forse sono io quello che sogna. Non ti da fastidio?»
«No. Anch'io ti amo.» gli disse con sincerità.
«Ma io sono molto più grande di te.»
«Non provare a farmi ragionare. Ti ho già detto una volta, che l'età non conta, no?»
«Allora resterai al mio fianco, con Sofia?» Cosa mai avrebbe potuto chiedere di più
«Per sempre!»
L'attimo dopo erano stretti in un abbraccio intenso, le labbra unite in un dolcissimo bacio.




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Racconto scritto il 04/08/2018 - 16:33
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.28 volte.
Voto:
su 0 votanti


Commenti


bellissimo racconto!

Sara siu 05/08/2018 - 17:05

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