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La passeggiata

La passeggiata


Ho tentennato a narrare questa storia perché la ritenevo banale come tutte le storie che si basano sui sentimenti. Poi ci ho ripensato perché non riesco a scrivere qualcosa che ne sia privo. Un pò come non metterci qualcosa di mio, che mi appartiene.
Tutto ebbe inizio in una stazione ferroviaria del Sud, una calda giornata di settembre proprio mentre, per fortuna, il sole stava per calare definitivamente ma ancora le ombre non riuscivano a prendere il sopravvento. Passeggiavo nervosamente, in attesa del treno, appoggiandomi pesantemente al mio bastone, a cui, purtroppo, mi devo ormai affidare sempre più. Non sono disabile, o meglio, diciamo che sono un disabile atipico dal carattere reattivo e combattivo che si è dovuto arrendere all'evidenza di una malattia invalidante, ma mai domo. Un "nervosetto" poco propenso alla camomilla ! Per fortuna il treno non aveva ritardo e, da li a poco, avrei messo a fuoco l'oggetto della mia trepida attesa. Qualcuno di ovvio, scontato per qualsivoglia essere umano che ama definirsi uomo. Una donna. Beninteso non è che abbia atteso di diventare simil disabile prima di conoscerne una ! No, sono felicemente sposato, padre e nonno ancor più felice. Ma la Tigre, si, quella donna, come la definisco io, è qualcosa che nell'universo terreno non è persona, o animale che dir si voglia, che può passare inosservata ed essere confusa nel marasma del sesso femminile . L'avevo conosciuta qualche anno prima su un social ne avevo apprezzato le fattezze vedendola al computer. Bella donna bla bla bla bla. Ma di belle donne ne è pieno il mondo e, grazie al Cielo, prima di "disabilitarmi" ne avevo conosciuta qualcuna. Comunque la bellezza, anzi la "bontà" delle donne fa sempre piacere. Si, anche a me, in fondo sono i piedi a non funzionare, tutto il resto...ma voi, cosa avevate capito ?
In effetti, però, una cosa è guardare una donna al computer e un'altra vederla dal vivo, vuoi mettere ? Tuttavia mi premeva conoscere non la figlia di Eva ma l'amica con cui condividevo gran parte delle mie serate nei siti di scrittura, passione che ci aveva permessi di condividerli artisticamente e poi di farci scoprire amici con la A maiuscola. Io mi credevo un ispirato poeta ironico Lei invece, è La Poesia. Ha l'abilità di aprire la bocca e vomitare versi incantevoli pregni di quei sentimenti custoditi in abbondanza. E magari si fosse accontentata di questa grande dote ! Non le difettano simpatia, autoironia ma soprattutto, dico soprattutto, semplicità e spontaneità. Ci legammo e non ci lasciammo più
Ora stava per scendere da quel treno e il mio pacemaker stava per andare in tilt. Commise l'errore di non chiedermi perché fossi così emozionato. E se fossi stato innamorato ? Ma che dico ! Ho una moglie che mi adora, una figlia e pure una nipote che sono la mia vita. No è solo una grande amicizia. Intanto il tempo incalzava e Lei, festosa, allargando le braccia, si dirigeva verso di me. Ci scontrammo, ci abbracciammo e, da uomo, devo riconoscere che in quell’abbraccio totale, non ravvisai “le morbidità” di un corpo femminile che pressava il mio. Fu per necessità di cose , in quel momento topico, che decisi di metterla in stand by su un'altra dimensione e li la lasciai per qualche giorno in attesa di...me.
L'impatto non fu dei più facili. L'abbracciai e la strinsi forte come per trasmetterle con l'abbraccio la consapevolezza di quanto le volessi bene. E Lei fece altrettanto. Le uniche parole che riuscii a sussurrarle all'orecchio esprimevano tutta la mia incredulità sulla realtà di quell'evento tanto desiderato. Poi ci mettemmo auto dirigendoci verso casa mia. Ovviamente guidava un mio nipote che, in seguito, mi confessò candidamente di non avermi mai visto in versione “scolaretto tremante e impaurito”. Solo che io non ero impaurito, ero felice. Si beccò una sberla per questo ma mi vuole sempre bene ! E poi, diciamolo francamente, fu il primo a cadere nella rete di simpatia che scaturiva da questa donna. Donna ? Un mostro ! Per non parlare dell’incontro con la mia famiglia. Fu subito di una simpatia travolgente. Quanti vennero a conoscere la mia ospite d’onore ne rimasero inevitabilmente travolti. Questo fu il tema portante nei giorni successivi, nei meravigliosi quattro giorni in cui si fermò da me, che fecero storia a casa mia…e non solo. Ogni suo gesto, ogni parola erano intrisi di questa qualità tanto che da subito diventò parte integrante della realtà casalinga.
Mi aspettavo una cosa del genere, ma rimasi ugualmente sbalordito. Sembrava che tra Lei e tutto il mio entourage si fosse instaurata la stessa atmosfera di complicità che vigeva tra Lei e me ! A dire il vero ero un po’ distratto per capire bene l’atmosfera che si stava creando perché, nonostante tutto, non vedevo l’ora per stare un po’ con Lei, da solo, magari prendendole quelle mani come avrei desiderato fare durante le nostre lunghe performances al computer e sussurrarle dal vero la lunga sfilza di emozioni che mi attanagliavano. Invece, stranamente, dopo cena, decise di andarsene a dormire lasciandomi a cuocere nel mio brodo !
Intanto riflettevo sulla dimensione in cui l’avevo segregata, difficile da reperire ed ancora più difficile da capire. Un posto magico solo per me e Lei, lontani da mariti e mogli, famiglie e affetti.
Un posto solo per due persone che condividono una vita fatta d’amore…poetico, lontano dall’amore terreno che unisce anima e corpo. Ecco, si, il corpo era l’ultimo posto in cui cercarlo. Non abbiamo dovuto dannarci ad alimentare questo desiderio perché nessuna pulsione, tra noi, ci avrebbe spinto ad andare troppo oltre il reciproco rispetto. Sinceramente avrei posseduto volentieri la sua anima, concedendogli la mia.
Così, tra un pensiero ed un altro, andarono all’aria i progetti che avevo messo in opera in occasione della sua venuta. L’indomani, con l’ausilio della mia motoretta per disabili e affini, la portai sul più bel kilometro d’Italia : il lungomare del mio paese. Meraviglioso quasi quanto lei. Lo avremmo percorso tutto anche se in giornate diverse, perché gli amici mi fermano spesso per lunghe o brevi chiacchierate e intanto il tempo passa. Lei, come al solito, era ammantata di semplicità, vestiva sobriamente, lo faceva sempre, anche se avesse indossato uno straccio avrebbe fatto la sua figura, con quel corpo estremamente modellato che si ritrova. Parlavamo e passeggiavamo, ridevamo e affrontavamo argomenti spinosi con la stessa facilità, ma sempre con un sorriso sornione di sfottò sulle labbra, senza pretendere di farci sopraffare dalle nostre stesse battute salaci. Mi sentivo un re, motorizzato, con la splendida regina accanto. Quindi avvenne di nuovo ! Avvenne che i miei amici si avvicinarono, anche se intuii che non li spingesse proprio la voglia di fare la solita chiacchierata. Lo leggevo nei loro occhi. Ormai i miei paesani li conosco bene ! Infatti gli amici si avvicinavano, gli altri lanciavano sguardi concupiscenti al magnifico mammifero che mi accompagnava. Scoprii di essere geloso e, ancor di più, mi scopersi a lanciare sguardi, veri e propri sguardi minatori verso costoro. Intanto Lei compiva quello che al momento mi sembrava un piano ben congegnato per destabilizzarli. Ne aveva per tutti. Se qualcuno mi parlava di pesca, si intrometteva con la stessa saccenza della figlia di Folco Quilici, se criticavano l’arredo urbano, rispondeva come il famoso architetto Piano e chi più ne ha, più ne metta, il tutto condito su un piatto d’ironia esilarante. Insomma, in una sera, si era conquistata la simpatia di tutto il lungomare. Figuratevi che nei giorni successivi, gli sguardi concupiscenti di alcuni si erano tramutati in sorrisi in attesa di altre amenità.
Fu improntato su questa falsariga il nostro incontro. Certo, se fossi un aristotelico mi sarei esaltato nei valori che scaturivano da quella passeggiata, purtroppo sono un uomo normale cui le ridotte capacità deambulatorie facevano prediligere il desiderio di conoscenza di una donna eccezionale. Solo che, riconosco, l’errore di quella passeggiata, commesso da entrambi, fu il peggiore che potessimo commettere, poiché non lo avevamo fatto con le gambe, ma col cuore.




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Racconto scritto il 20/09/2018 - 08:24
Da Nino Curatola
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