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GIULIA pt.1

*Estratto da un progetto molto più ampio nato da una scrittura creativa dal titolo "Giulia vuole dimagrire" promossa su questo sito un paio di anni fa*



Mi chiamo Giulia e questo nome è l'unica cosa che mi sta bene addosso. Sono grassa. So di esserlo.
Da molto tempo non mi guardo allo specchio, non posso sopportarlo. Ricordo che indugiavo nuda per ore davanti a quel maledetto riflesso: immobile se non per le lacrime che cercavo di ricacciare indietro. Non volevo fare rumore.
Ero tutta sbagliata. Le mie cosce quasi si toccavano, i fianchi sporgevano rispetto alla vita, se stringevo la caviglia le dita non riuscivano a toccarsi.
Non mi sopportavo e ancora meno sopportavo mia madre e il suo continuo comprare dolci, come se portarmi una torta avesse potuto riportare anche mio padre.
È colpa sua se ci ha lasciate. Mia madre avrebbe dovuto tenersi in forma, andare in palestra, e forse lui non si sarebbe trovato quell'altra. Quella perfetta. Quella magra.


Sento i pensieri rimbombare in questa testa vuota. Talmente invadenti, li odio. Penso che preferirei essere nata senza cervello, una di quelle ragazzine idiote che pensano solo a truccarsi, così vorrei essere. Invece mi tocca faticare, consumarmi a forza di avere un senno. E pensare che è proprio ciò che mi ha detto quello stronzo di papà il giorno in cui ha portato via anche le ultime camicie: “E dai Giulia, sei una ragazza di senno, cerca di capire”. Una ragazza di senno. Che frase del cazzo.
Ce l’ho anche con lui adesso, avrà i suoi motivi ma sono Io la figlia, è a me che dovete pensare prima di agire. Non ve l’ho mica chiesto io di sposarvi e mettere su baracca e burattini.
Sono incazzata con il mondo, non sopporto più neanche i miei compagni di classe con quelle occhiate compassionevoli neanche fossi un cane abbandonato. Li ho sentiti bisbigliare a ricreazione, dicevano di avermi visto buttare nel cestino la merenda. Mai nessuno che pensi ai fatti suoi. Non voglio più vederle quelle carogne, tutti a fare gli amici solo perché gli faccio pena. Io! Che gli faccio pena! Che storia.
Torno a casa su questo schifo di corriera che cigola a ogni curva e ho una voglia matta di fumare una sigaretta. Vorrei premere quel bottone arancione e scendere adesso, in questo paese che non è il mio solo per aspirare un po’ di fumo. Fa un caldo terribile, sento il sudore correre sotto la canotta bianca e terminare alle fossette di venere. Se mi alzo mi guarderanno il sedere, penseranno che è enorme e sghignazzeranno credendo non li senta. Non posso muovermi. Uno sfigato mi ha rubato il posto vicino alle porte anteriori, tocca stare più lontano e farmi deridere per il culone quando scenderò. E tocca anche resistere alla sigaretta, non posso arrivare a casa tardi o quella psicopatica di mia madre inizierà a chiamarmi in preda a una crisi isterica. Vuole sapere continuamente dove sono e cosa faccio, se ho mangiato e se ho bisogno che faccia qualcosa per me. Una volta le ho risposto che se voleva davvero rendersi utile poteva diventare magra così non avremmo più avuto ippopotami per casa. Non l’ha presa bene, frignava dal nervoso e anche quando le è passata non ha cambiato di una virgola il suo regime alimentare.
A casa trovo un piatto enorme di pasta, davvero enorme, nemmeno un camionista riuscirebbe a mangiarne tanta. Ci saranno almeno 300 calorie davanti a me, vuole proprio prendermi in giro. Buttarla è sempre più difficile, mi controlla a vista, devo inventarmene di nuove ogni giorno.
Oggi l’ho ideata bene: chiamerò a casa con il mio cellulare, il telefono squillerà nell’altra stanza e lei sarà costretta ad andare a rispondere lasciandomi sola. Devo essere veloce, non appena si volta avvolgerò una manciata di questi schifosi spaghetti dentro ad un fazzolettino e lo caccerò in fondo allo zaino. Non posso più usare il sacco dell’immondizia di casa, da quando ha trovato il cibo lo controlla regolarmente. Me ne libererò domani a scuola, sempre che i miei amici non facciano la spia.
Premo il tasto di chiamata, spero stia a chiedere “chi è” abbastanza a lungo, ma dovrebbe funzionare.



...CONTINUA




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Racconto scritto il 22/09/2018 - 12:40
Da Costanza Co
Letta n.123 volte.
Voto:
su 0 votanti


Commenti


Grazie mille Antonio e Mary L.!

Costanza Co 25/09/2018 - 11:33

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Ciao MARGHERITA! Sono felice ti sia piaciuto, ti ringrazio tanto per i complimenti :)

Costanza Co 25/09/2018 - 11:31

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LAISA si l'avevo già pubblicato quasi tutto! Ho deciso di dividerlo per non appesantire troppo la lettura! A presto il seguito... Grazie mille!

Costanza Co 25/09/2018 - 11:30

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Un racconto molto profondo, bello da leggere.
Brava

Mary L 23/09/2018 - 22:09

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Grazie Costanza...per averlo ripubblicato, sono sensibile alla sofferenza e questo racconto è bellissimo nel esprimere stati d'animo profondi...aspetto il seguito. Notte e complimenti sei bravissima!

Margherita Pisano 22/09/2018 - 23:39

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l'avevo già letto ed era più lungo.
L'hai poi eliminato?
molto piaciuto, davvero

laisa azzurra 22/09/2018 - 16:43

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Bello questo racconto.

Antonio Girardi 22/09/2018 - 15:08

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