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Una donna d'altri tempi

Zia Otimia.


Fin da quando era ancora una bambina, Otimia, mostrava la sua spiccata intelligenza nell'aver capacità nell'economia, nel commercio, nel saper fare bene i conti per realizzare i suoi progetti che, oggi si definiscono imprenditoriali.
Quando si recava in campagna per adempimenti vari, rigogliose le verdure che nel grembiule portava a casa, ma se lungo il percorso qualche signora gliele chiedeva lei prontamente per guadagnare soldini cedeva volentieri all'inaspettata cliente. Sognava già di fare altro acquisto utile per la famiglia con il ricavato e intanto lei aveva la possibilità di raccogliere altra verdura.
Si trova anche ad andare in campagna da altri proprietari terrieri che avevano bisogno di manodopera e, seppur di tenera età non si tirava indietro. Però, come ella raccontava, c'era un datore di lavoro che non si approfittava del fatto che fosse piccola e dare minore remunerazione ma il giusto anzi fece presente, a chi notò questo suo modo di trattare quasi come gli adulti lei ancora piccola, che andava premiata con qualche soldino in più proprio perché piccola non doversi approfittare come invece in molti è abitudine.
Molto dura la sua vita giovanile, rimasta orfana della mamma volata in cielo nel dare alla luce due gemelli in una notte di neve e ghiaccio tanto che il dottore non volle uscire dalla sua casa a soccorrerla per paura che facesse uno scivolone. Quel dolore la segnò per sempre in un silenzioso segreto custodito nel suo animo che rivelò alla figlia quando, con l'andare avanti con l'età, e nel convivere con la malattia dell'Alzheimer, in momenti di lucidità, le aveva confidato con la lacrima agli occhi che, come faceva sempre, diceva che era il raffreddore. Non voleva farsi sorprendere da nessuno negli attimi di pianto che a lei sembrava debolezza.
Quegli occhi verde chiaro rilucevano come smeraldi preziosi.
La sera preferiva raccontare la sua storia di vita come se sapesse che il tempo incalzante non le avrebbe fatto consegnare i segreti che per tanti anni teneva senza alcuna condivisione.
Tantissimi sacrifici affrontati a capo chino e senza alcun clamore.
Rivelò della promessa fatta al padre agonizzante sul letto di morte, di prendersi cura del fratello malato di epilessia. Molto impegnativo assisterlo ma non si tiro' mai indietro e quando ci fu il terremoto in paese tutti uscirono fuori di casa per ripararsi, lei restò per non lasciare solo suo fratello allettato.
Zia Otimia la chiamavano tutti i bambini che si recavano nel suo negozio di alimentari e piccolo bazar per il grande assortimento di articoli tanto che nonne, mamme, giovanette e ragazzi tutti erano certi di trovare lí qualsiasi articolo che altrove non vendevano.
Il negozio era luogo di incontro e ritrovo di amiche che tra un acquisto e l'altro un po' spettegolavano e un po' si scambiavano esperienze e consigli.
Al momento della decisione di chiudere il negozio per lei fu un duro colpo, perdere quell'impegno che aveva assorbito il suo tempo per tanti e tanti anni era come se avesse perso una parte importante di sé.
Ma continuò a custodire come bambini tutti gli oggetti rimasti invenduti e dopo che lei andò lassù i figli hanno diviso in parti uguali per onorare i sacrifici e il volere della mamma che non aveva sciupato quel patrimonio fatto di rinunce e di sofferenza in silenzio.
Resta l'esempio di abnegazione e del dedicare il suo tempo prezioso agli altri, alla famiglia.
Soltanto gli ultimi anni di vita approfittava di ogni occasione o evento per andare in giro o partecipava con gioia alle feste quasi volesse recuperare ciò che aveva sempre respinto per restare nel suo regno casa - negozio d'inverno e d'estate con il suo da fare.
E, quando si era accorta che la vita le stava sfuggendo era già tardi.




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Racconto scritto il 04/10/2018 - 22:41
Da Elisa Mascia
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