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CONTRO LE REGOLE- Prima Parte/3

Doveva uscire da quel guaio. Ma come? Ragiona, Jane, ragiona. Ma il suo cervello era bloccato. A Shadow, sarebbe venuto un colpo. Trasse un respiro, come aveva fatto a finire in quel pasticcio? Era abituata a missioni del genere, ne aveva svolte decine, e non aveva mai fallito. Fino ad allora. Cosa era andato storto? Era sempre stata un'ombra perfetta, e anche quella volta si era attenuta alla procedura. Una falla nella sezione AD312, oppure...no lei era sicura di aver svolto il suo compito alla perfezione. Un agente ombra non aveva una vita privata. Nessun lavoro, nessun cellulare, nessun conto corrente, niente. Solo i documenti che di missione in missione gli serviva la sezione AD312. Doveva avvertire Shadow, il suo capo, ma come? Batté un colpo alla parete. Cosa doveva fare? Era in trappola, lo sapeva, per quanto all'apparenza le cose sembravano come sempre, aveva notato la maggiore diffidenza nei suoi riguardi, e per un agente sotto copertura, questo era molto più di un campanello d'allarme. Era una campana a morte. Cosa stava facendo Shadow? Ricordava il loro ultimo colloquio:
«S2D, la nuova missione.» La voce del suo capo era fredda e tagliente, come sempre.
«Di cosa si tratta?» Gli aveva risposto sorridendogli.
«La sua nuova identità è Silvia Acosti, italiana. Dovrà farsi assumere come segretaria dalla G Company. Sospettiamo si occupi di riciclaggio. Poi dovrà avvicinare il capo della compagnia.»
«Capisco, sarà fatto.» Rispose asciutta.
«Ecco i documenti, dovrà cambiare aspetto, anche se è un peccato.» Le sorrise, un sorriso assai raro da vedere.
«Ci sono abituata tra quanto dovrò agire?»
«Tre giorni. I nostri contatti, per ora, terminano qui.» Gli sorrise.
«La ringrazio.» Si era congedata, mentre gli occhi di Shadow la seguivano. Aveva messo la mano sulla maniglia e stava per uscire, quando in un sussurrò, ma chiarissima, le era giunta la voce di lui:
«Sta attenta, Jane.»
«Sì.» Era stato tutto quello che aveva potuto dirgli. Si riscosse.
Non era quello il momento di ricordare, a maggior ragione, se non voleva che quelle rimanessero davvero le ultime parole che aveva scambiato con lui. Avrebbe trovato un modo per risolvere il problema, o almeno ci avrebbe provato, doveva provarci, a qualunque costo.


Come tutti i giorni, si era recata al lavoro, e come faceva sempre, da quando il piano era entrato nella fase due, a metà mattina, si recò nell'ufficio del presidente. Sì perché Silvia Acosti aveva una relazione col suo capo. Che ironia. Pensò. Era vero, un'agente ombra non aveva una vita privata, non doveva averne una, ma lei l'aveva, se così si poteva dire. Si stampò un sorriso sulla faccia. Devi essere professionale, andava ripetendosi, mentalmente, mentre entrava nell'ufficio e si richiudeva la porta alle spalle.
«Silvia cara, vieni pure avanti.» Percepiva la freddezza e la diffidenza dietro quelle parole. Per quanto avrebbe retto la sua copertura?
«Tesoro, come mi sei mancato!» Si sentiva male a portare avanti quella recita, soprattutto perché non sapeva a cosa stava andando in contro. Si avvicinò all'uomo, baciandolo, doveva stare in guardia, ma anche cercare di non alimentare i suoi sospetti.


Shadow batté un colpo sulla scrivania. Le ultime informazioni di S2D si erano rivelate false. E questo poteva dire, solo una cosa. Era bruciata. Dannazione! S2D era un ottimo elemento, non poteva aver fallito così. Cosa doveva fare? L'agenzia aveva le sue regole e le sue procedure. Strinse i pugni. Nessuno potava fare come voleva, e lui cominciava a temere quello che sarebbe . Prese il rapporto e lo mise sotto un plico di documenti, non si faceva illusioni, presto avrebbe avuto le altre sezioni addosso, ma almeno sperava di avere qualche ora di vantaggio. Sapeva cosa doveva fare, ma non poteva.


Si svegliò di soprassalto. Aveva mal di testa. Dove diavolo si trovava? Non era la sua camera, e neanche la stanza doveva aveva cenato col suo “capo”. Dove Silvia aveva cenato, si corresse. Cosa era accaduto? Ma in fondo non aveva bisogno di chiederselo: era stata scoperta. Al quartier generale, già lo sapevano? Se era così era la fine. No. Non si sarebbe arresa. Non senza lottare. Aveva margine di azione? Si guardò intorno, senza muoversi dal letto. Non doveva comportarsi sa spia. Era sicura che in qualche modo la stessero osservando. Ma anche se era bruciata, per ora era meglio fingere di non saperlo. Doveva attenersi ancora alla sua copertura, e Silvia non avrebbe cercato microspie e altri aggeggi. Nella stanza non c'era niente, solo un armadio, un tavolo da toletta, una finestra e il letto. In un angolo c'era la sua borsa, ma non si faceva illusioni. Il cellulare l'avevano preso di sicuro. Ma non era quello che le interessava. Agli agenti ombra era fornito un cellulare nuovo ad ogni missione. E tutti i dati riconducevano a Silvia. Ma come l'avevano scoperta? Quello era un punto che le era oscuro. Doveva prendere tempo. Se voleva cavarsi da quell'impiccio, perché era sola da quel momento in poi. Conosceva le procedure dell'agenzia. E un ombra spariva nel buio. Strinse i pugni sotto le coperte. Quella volta no, lei non aveva intenzione di sparire, ma doveva agire con intelligenza.


Shadow era nervoso, aveva fatto di tutto per rimandare l'inevitabile e non sapeva se ci era riuscito o no. Erano momenti concitati,,, e doveva mantenere il sangue freddo. E lui non perdeva mai il controllo. Strinse i pugni. Se solo avesse potuto mettersi in contatto con Jane. Sapere se stava bene. O aiutarla. L'unica cosa che poteva fare era continuare a tacere e sperare che lei si mettesse in contatto. Purtroppo sapeva quanto fosse remota, quella possibilità. E sapeva che presto Mallhoy e Backery avrebbero fatto sentire la loro voce. E temeva più il secondo del primo. Dannazione! Sbatté un colpo al muro. Era riuscito ad ottenere un giorno, quasi, forse avrebbe potuto aspettare ancora un giorno, ma ne dubitava. Scosse la testa.


Jane era ancora a letto. In tutta quella mattina non si era visto nessuno, ma le avevano portato la colazione e il pranzo. Era prigioniera, una prigione di lusso, ma sempre una prigione. Chiuse gli occhi. Doveva fare qualcosa, qualsiasi cosa, basta che reagiva. Sì, ma cosa poteva fare? Gli agenti ombra si attengono ai piani, ma lei non aveva un piano. Si alò dal letto e andò alla finestra. Gesto inutile e disperato. La stanza si affacciava su di una scogliera. Non erano più a Londra, ma oltre questo il panorama non le diceva altro. Eccetto che da lì non poteva fuggire, a meno che il suicidio non potesse essere considerato una via di fuga. Ragiona, Jane, ci sarà pure un modo per risolvere il problema. Gli agenti ombra non famigliarizzavano mai con gli agenti delle altre sezioni, ma le era capitato di ascoltare i discorsi degli operativi, secondo loro c'era sempre una fuga, peccato che lei non fosse un operativo. La porta alle sue spalle si aprì, ma finse di non essersene accorta. Rilassò le spalle e si finse assorta nel panorama. In realtà era conscia di ogni cosa le accadeva attorno. Ecco cosa insegnavano ad un ombra, a restare vigile, a captare i più piccoli segnali e a ricavare informazioni. Ma non le insegnavano a fuggire. Se qualcosa andava storto, era andata storto, punto. Lo sapeva, lo aveva sempre saputo. Shadow ripeteva sempre “Attenetevi alle procedure. Se le procedure non possono salvarvi, allora è tramontato il sole” al pensiero di lui, il suo cuore mancò un battito. Sole o non sole lei non sarebbe sparita. Forse era arrivato il momento d'improvvisare. Sentiva i passi, quelli di un uomo, avvicinarsi. Sospirò fingendosi pensierosa. I suoi pensieri erano pieni di lui, ma in quel momento non era assorta, ma in allerta.
<<Silvia, tesoro, ti sei svegliata?>> Quanta falsa premura nella voce del suo capo. Il capo di Silvia.
<<Caro...si...dove siamo?>> Non si faceva illusioni, non lo avrebbe detto... ma era il momento di passare all'azione, se così si poteva dire, e sfruttate le sue abilità, le procedure potevano andare al diavolo.
<<In una delle mie proprietà.>> Pochino, come indizio, ma non doveva perdersi d'animo, non ancora.
<<Perché?>> Gli chiese. Lo vide esitare.
<<Una vacanza...te l'avevo detto che avevo una sorpresa.>> E che sorpresa, pensò amara.
<<Ohm caro! È grandioso!>> gli buttò le braccia al collo e lo baciò. Lo sentì irrigidirsi e seppe con certezza di averlo disorientato. Ora si sarebbe giocato il tutto per tutto. Era quello per cui era stata addestrata, vivere una vita che non era la sua, senza emozioni. Ma lei una vita l'aveva, e per quella voleva lottare. Lo sentì rispondere, con diffidenza, ai suoi baci. Odiava il suo tocco, ma non ci avrebbe pensato.
<<Sono contento di averti fatto felice!>> Sì, come no!
<<Ma ieri ero così stanca! Che viaggio noioso, avrai passato! Ora voglio farmi perdonare!>> Lo vide trasalire, anche se fu solo per un attimo. Bene. Gli sorrise e lo portò verso il letto. Doveva riprendere il controllo della situazione. Ad ogni costo. Anche se si sentiva morire.


Erano passati un paio di giorni e Jane non aveva dato notizie. Era preoccupato. Aveva fatto l'unica cosa che poteva: temporeggiare, ma a quanto pareva non era servito. Ora non aveva più tempo. Tra poco Backery e Mallhoy avrebbero oltrepassato la porta e sarebbero entrati. Sapeva già quello che stava per succedere. Ma non lo avrebbe permesso. Trasse un respiro. Un colpo discreto alla porta, al quale grugnì un avanti, e i due uomini entrarono. Non avevano perso tempo. Mallhoy appariva calmo e rilassato, Backery era scuro in volto. L'avevano scoperto. Sapevano che Jane...S2d si era bruciata. Con freddezza fece segno ai due di sedersi, mentre lui restava in piedi, lo sguardo impassibile, il volto scolpito nel marmo.
<<Shadow, lei conosce le regole.>> La voce nasale di Backery lo mandò su tutte le furie. Certo che le conosceva! Cielo! Come odiava quell'uomo!
<<Arrivi al punto Backery!>> Il suo tono avrebbe gelato l'inferno, mentre restava imperturbabile a fissare l'altro uomo, ma in realtà si sentiva ribollire.
<<Bene. La missione S008D è sospesa.>> Shadow strinse i pugni lungo i fianchi. Se lo aspettava, e ora? Quelle parole erano una condanna.
<<Perché?>> Backery lo fissò stupito.
<<Perché? Ebbene Shadow, lo sa!>> Lo odiava.
<<Io so solo che è una missione troppo importante, per lasciar perdere così.>> Abbaiò
<<Ebbene, il suo agente è bruciato, e non possiamo rischiare un operativo! La missione, di fatto è fallita.>> Shadow lo guardò con ostilità. Mallhoy non parlava. Osservava i due uomini che si fronteggiavano.
<<A me sembra una scelta avventata, signore.>> La voce di Shadow era glaciale, ed il suo tono rasentava lo scherno.
<<Shadow...>> Cominciò Backery, ma Mallhoy lo interruppe.
<<Si potrebbe tentare un'operazione di raccordo.>> Propose Mallhoy con la sua abituale, elegante calma. Shadow registrò il tentativo dell'uomo ma aveva un brutto presentimento. Backery inforcò meglio gli occhialetti da gufo e volgendosi verso Mallohoy replicò:
<< È troppo tardi.. sarebbe troppo rischioso.>> Mallhoy guardò Shadow. Si scambiarono una lunga occhiata. Lo sguardo di Shadow la diceva lunga. Senza perdere la sua compostezza provò ancora.:
<<Un rischio calcolato. E sarebbe ancora minore, se se ne occupasse uno di noi.>>
<<Non questa volta Mallhoy. La sezione S001, esiste proprio per evitare questo.>> Backery era irremovibile.
<<Ma S2D?>> Chiese Shadow, senza più trattenere la sua malcelata rabbia.
<<Conosce le regole. E le conosce anche il suo agente. La missione è cancellata.>> Backery si alzò, congedandosi e raccogliendo il saluto di Mallhoy, ma non quello di Shadow, che era tornato alla scrivania, dandogli le spalle. Il capo della sezione AD312 uscì, chiudendosi la porta alle spalle. La questione era chiusa. Dannazione! C'era un limite a tutto, anche alle procedure! Era arrabbiato, arrabbiato con sé e anche con Backery. Con un colpo sgombrò la scrivania. Un rumore sordo e sgretolante riempì il silenzio, facendo sobbalzare l'imperturbabile Mallhoy. Il volto di Shadow era una maschera di rabbia.
<<Mi chiedevo quando saresti esploso.>> Fu il pacato commento.
<<Io non esplodo mai.>> Sembrava di nuovo padrone di sé. Mallhoy ne ammirò la volontà d'acciaio.
<<Ti atterrai alla procedura?>> Gli chiese.
<<No. Questa volta non posso.>> Disse, i pugni stretti, lo sguardo glaciale.
<<Anche lei conosce le regole. Sono i rischi del mestiere.>>
<<Dannazione lei è la migliore!>> Ma non era solo quello. Mallohy lo guardò apertamente.
<<Lei è consapevole delle regole. Sa come agire in questi casi.>> Shadow serrò di nuovo i pugni
<<Non lo farà. Io la troverò prima.>> la fredda determinazione di Shadow mise in allarme Mallhoy.
<<Diamine Shadow! Hai sentito Backery!>> Shadow lo sfidò.
<<Prova a fermarmi!>> Mallhoy impallidì, mentre il suo bel volto s'incupiva.
<<Santi numi, Shadow! Non dirmi...>>
<<Non farmi la morale!>> Abbaiò.
<<Cosa conti di fare?>>
<<Ritrovarla. Posso contare su te e Sharlay?>>
<<È una pazzia!>>
<<Me ne infischio. Puoi coprirmi?>>
<<Tre giorni. Shadow, io non faccio miracoli.>> O sconti, pensò l'altro uomo.
<<Affare fatto.>> Abbaiò. Si sarebbe fatto bastare quei pochi giorni. “Jane per favore non sparire” pregò in cuor suo.




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Racconto scritto il 20/10/2018 - 12:30
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.50 volte.
Voto:
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Commenti


Avvincente
Brava...
aspetto il seguito!

Grazia Giuliani 20/10/2018 - 17:49

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