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Elogio alla depressione del pesce pagliaccio

Svegliati, hai gli occhi spalancati come se il mondo fosse una corsa tra i cavalli più veloci che questa generazione ha da offrire, e tu la linea della partenza che immobile vede i loro deretani grossi allontanarsi, non avere paura, io so che significa.
Svegliati, con il sudore che ti avvolge e ti annega, come un sax nelle orecchie che non ti da via d’uscita, nessun cinguettio, nessuna libertà, solo un sax che è la pistola che fa partire la maratona, peccato per te, sei la pistola e non il maratoneta, perso nel fumo del tuo proiettile, vedi gli altri allontanarsi e crescere; ti perdi nel fumo del tuo paradosso, sei sadico, in quel letto pieno di sudore ti compiaci dei tuoi fallimenti e rifiuterai ogni aiuto, ed io so cosa significa.
Significa annegare.
Svegliarsi nel fondo dell’acquario e far compagnia agli escrementi dei pesci, la tua voce sono piccole bolle d'aria che solleticano il pesce pagliaccio, sei un pagliaccio, e nel rispetto del ruolo del pagliaccio, nessuno ti prende sul serio. Sei le bolle che produci urlando sulla finta sabbia di un fondale marino dove ti svegli ogni mattina con gli occhi spalancati, sudato, inconsistente, un pagliaccio liquido, un pagliaccio moderno nel mondo moderno.E' uno strano mondo, antropizzazione violenta, che gli animali sembrano umani e gli umani lo sterco di animali.
Concime malato, denso lerciume, l'uomo medio è diventato un contenitore d'odio.
L'odio è un ascensore che ha un solo pulsante: "abisso".
Sei ciò che si sveglia con la tachicardia e la bocca aperta, confuso, distratto, arrabbiato, porti il dolore di chi sente scivolare i valori umani nel fondale dell’acquario dove adesso ristagni ed il mondo cinico raggiungere mete inimmaginabili.
Questo ti disorienta, senti venir meno il bene e la dolcezza.
Senti venir meno gli abbracci.
Ecco,ti piangi addosso, perché la depressione è una tempesta silenziosa, la rabbia uno sfiato necessario, ed io so perfettamente cosa significa.
Guardi il pesce pagliaccio, le sue livree estremamente colorate, è luminoso e ride di te, del tuo chiaroscuro; guardi il suo goffo modo di nuotare che è più efficace del tuo aspettare.
Sei tutto ciò che aspetta un sottomarino bianco a forma di pillola antidepressiva, che ti liberi da tutto ciò che non ha il tuo ritmo, da tutti i cazzotti che hai dato per adattarti ad un altro di ritmo, ma puoi essere soltanto il ballerino della tua musica e non di quella degli altri. Non puoi ballare il tango di un manager oppure il valzer di un assassino.
Loro hanno un altro cuore, tu il tuo.
Tu sei il mondo ma il mondo moderno si è detto contrario alla natura.
Contrario all'amore.
Non è sempre così.
Per troppo tempo però hai creduto negli altri.
Non è sempre un bene.
Confondi il sottomarino con un autobus orosolubile che ti riporta in superficie.
Testardo, quel sottomarino non servirà.
Sei solo una piccola nullità sola sul fondale di un acquario trascurato, ed io so cosa significa.
Significa.
Significa che devi imparare a nuotare e superare le risate isteriche del pesce pagliaccio, arriveranno poi il gronco, lo scorfano e la tracina, e devi nuotare più forte, il polpo blu e il barracuda e dovrai nuotare ancora più duramente per sopravvivere a tutto ciò.
Ti stancherai, ti odierai, vorrai mollare. Nuota più forte.
Risalendo l’acquario incontrerai migliaia di pesci diversi, tutti pronti a mangiarti fintanto sei più debole delle loro superficialità, del loro odio ingiustificato; gratuito.
Tu continua a nuotare che oltre tutto questo c’è l’ossigeno.
Respira, riattiva la circolazione, adesso il sax non suona nelle tue orecchie ma per il tuo cuore, incontrerai lo squalo ed il coccodrillo.
Ma hai imparato a nuotare.
Hai imparato ad avere memoria.
Ricorderai la bellezza della tua depressione.
La fonte della tua forza.
Ricorderai il sottomarino a cui volevi aggrapparti come uno scolapasta in un oceano, e le tue braccia invece, le ricorderai come possenti remi indistruttibili.
Ricordi il fondale quanto era duro? ricordi il culo degli altri sbattuto in faccia e tu dietro, tu sotto, e tu a testa in giù?
Si che lo ricordi.
Ricorderai tutto questo e ti farà avere la meglio sullo squalo.
Calpesterai il coccodrillo.
Raggiungerai la spiaggia e vedrai gli altri correre e…. resterai fermo ma questa volta consapevole: non c'è bisogno di aver paura di restare indietro, di prendersi un momento.
Di fare un lungo respiro.
Un lungo respiro.



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Racconto scritto il 08/11/2018 - 19:35
Da Bruno Gais
Letta n.55 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Grazie a tutti per i commenti :)

Bruno Gais 11/11/2018 - 21:10

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BRUNO GAIS... Stupende le allegorie e le metafore che ci disegnano lo stato ansioso di una depressione galoppante.Bravo, anch'io mi sono trovata nella tempesta silenziosa della depressione e so che se ne esce da soli nuotando forte senza salvagente, combattendo per una serenità compromessa ma non mi sento di elogiarla è stata una parentesi buia della mia vita. Ho apprezzato molto il tuo racconto. 5*****
Buona giornata

mirella narducci 09/11/2018 - 10:56

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Bello ed espressivo.

Antonio Girardi 09/11/2018 - 10:14

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Quando tocchi il fondo e riesci a risalire, hai vinto la tua battaglia e la consapevolezza è il primo premio.
Ottimo, davvero

laisa azzurra 09/11/2018 - 06:33

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Efficace l'immagine dell'acquario...
Una sequenza serrata fino ad una "pace" raggiunta col nemico...

Grazia Giuliani 09/11/2018 - 00:11

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