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IL VOLO DEL GHEPPIO

La mente spazia in un orizzonte infinito con lucidità straordinaria, privo di ombre che sempre accompagnano il mio vivere.
Da punta Sebera fino alla cima del Paradisino, attraverso punta Sos Nidos, punta La Marmora, Bruncu Spina, Linas, Montalbo, Antola, Beigua e tante altre vette che hanno condiviso l'immensa mia desolazione.
Ecco lì adesso, punta Sebera. Osservo la tua sagoma in controluce mentre ammiri e ti immergi nella struggente bellezza del mio mondo disteso ai tuo piedi per fartene dono.
Capo Spartivento, capo Teulada, il golfo di Palmas, più a occidente, sulla linea dell'orizzonte la mia isola, lì dove sono nato e da dove sono partito per andare a cercarti, a settentrione ancora un'altra isola, dove parlano la lingua che mi hai insegnato.
La visione in prospettiva cancella il braccio di mare che le separa, sono anime gemelle come la comunione delle nostre vite, del nostro amore. Le mani sulle spalle, poso le labbra sui tuoi capelli e depongo il sigillo di una simbiosi che mai avrà fine. Stringi le mie mani fra le tue, reclini lo sguardo e bacio le tue lacrime.
Ecco punta Sos Nidos, sentieri scoscesi, irti pendii ancora umidi di sudore e lacrime solitarie. Il vento sibila dolcemente sul bordo del dirupo, asciuga gli occhi catturati dalle sinuose volute del gheppio volteggiare alto nel cielo alla ricerca di un dono per la sua fedele compagna. Rimane sospeso, apparentemente immobile, con le ali spalancate nella vanitosa ostentazione dello “spirito santo”* prima di lanciarsi in fondo al canalone e catturare la preda. Urlo il tuo nome al vento, volo con lui. Non ho prede da ghermire, solo pace da conquistare.
Come dentro una camera insonorizzata guardo attraverso i vetri l'affannosa attività di camici bianchi armeggiare con pesi e contrappesi, sacche di sangue e soluzioni fisiologiche, osservare affranti il sempre più lento incedere dei diagrammi sui video.
Ecco, adesso la vedo. E' proprio come la immaginavo. Una macchia nera sullo sfondo di un abbagliante cielo azzurro che ferisce le pupille. Si muove a grandi falcate, minacciosa brandisce la grossa falce, con la soddisfazione stampata nel ghigno scheletrico risponde solerte all'improvvisa chiamata.
La punta della falce vibra a pochi centimetri dal collo. Un'impietosa attesa dell'assenso definitivo. Fisso le orbite vuote, il ghigno si trasforma in un punto di domanda per sondare dubbi e residue paure.
L'adrenalina esplode nelle fibre, scomposto giubilo dei camici bianchi, inaudite pressioni sul torace risvegliano dolori occultati da pietose morfine. L'ira cresce, come una folgore squarcia desideri reconditi:“VAFFANCULO, STRONZA! Sei in ritardo, ho cambiato idea. Lei ha bisogno di me”.


*
Il gheppio, al contrario del falco pellegrino a cui assomiglia, ha la capacità di fermarsi in volo con le ali spiegate e questa posizione è detta dello “spirito santo”. Forse perché ha una chiara similitudine con le raffigurazioni della SS. Trinità dove lo Spirito Santo è immaginato in un uccello con le ali spiegate.




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Racconto scritto il 11/01/2019 - 15:09
Da Paolo Sermonti
Letta n.205 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


@ GiuliaRebecca. Splendida illuminazione di significati reconditi che vanno ben oltre il significato del testo. Grazie, sei unica.

Paolo Sermonti 13/01/2019 - 11:53

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@ Grazie laisa, aprezzo molto i tuoi complimenti.

Paolo Sermonti 13/01/2019 - 11:39

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Bello, diverso, capace. Parti da una descrizione minuziosa per sfociare poi nel grande mistero della vita. Complimenti

laisa azzurra 11/01/2019 - 23:30

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La chiarezza con la quale parli dell’esistenza è simile a una corda tesa che traccia il destino. Dagli eventi nasce il riconoscimento della continuità; le ali del gheppio alludono all’apertura della trasformazione là dove il cuore sembra soffocare in una stretta insopportabile. Quando gli argini non cadono, la qualità della vita si arricchisce enormemente. Un racconto emozionante, straordinario, dove la relazione con l’inconscio si struttura. Ciao carissimo Paolo


GiuliaRebecca Parma 11/01/2019 - 22:07

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