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Cronaca di un amore violato

Dicono che un uomo buono è destinato ad esserlo per sempre.
Finché i suoi occhi non invecchiano.
E questo non succede quasi mai.


Sono nella mia auto, Paola è con me, tra un sorso e l’altro regala parole:
-Mi conosci, non mi sognerei mai di tradire il mio ragazzo-
Che è anche il mio amico, le suggerisco.
-Si esatto, sai che non lo farei mai. Le persone sanno solo chiacchierare a vanvera-.
Riprende la mia colomba senz’ali tra le mani e continua a bere indifferente a ciò che ci siamo appena detti.


Dicono che ho gli occhi verdi,
Ma soprattutto buoni.
Allora perché vicino a me galleggiano gloriosamente tanti cadaveri tumefatti?


Paola mi piace, ha la bocca calda e le mani forti. La pelle morbida.
La schiena magra della biscia che striscia senza sforzo.
La sua saliva è il lubrificante perfetto per scivolare via da ogni senso di colpa.
E’ un’amante perfetta, spietata.
Un assassino di successo.
Ma non io.


La verità...non suono buono, non sono cattivo,
Cerco soltanto, disperatamente, di stare in pace con tutte le cose;


Tutto è iniziato durante una festa di paese, i maiali correvano così come il vino,
Nelle vene e poi più giù, a risvegliare lo stormo migratorio.
Ma ormai non importa, siamo qui, in una squallida auto;
Nascosti da tutti.


Dicono che gli aggettivi fanno la differenza.
Sono come tutto quello che risplende in una strada affollata.
Io in una strada affollata ci vedo solo:
Donne, bellissime, le cui labbra saranno:
Protagoniste di poemi sdolcinati.
Piangeranno gli uomini.
Uccideranno gli uomini.
E quelle labbra resteranno lì; in attesa del mondo.
In tutto questo non ci vedo niente di speciale.
Non nelle sigarette che bruciano sui tavolini dei bar;
Non nei cappotti eleganti che risplendono nella lieve luce di Dicembre.


Paola è in overdose di adrenalina. Io sono spento. Allora le parlo:
-Potrebbe voler dire che stiamo facendo un grande errore. Ma anche questo è maledettamente relativo-.
-Cos'è l’amore?- mi domanda.
-Io non lo so-
-Per me è succhiare dalla giusta cannuccia-.


Dicono che gli aggettivi fanno la differenza.
Per me non è così.
Nel mio cuore fanno più rumore le silenziose virgole che non so usare.


Guardo fuori dal finestrino, un mango dorato cammina di fianco la mia auto.
Si ferma, m’osserva. Apre la bocca:
-Finocchio!-
-Smettila!-
Paola alza la testa accompagnata da uno strato di saliva. Ha gli occhi dolci e affranti di una bambina cui è stato appena sottratto il suo giocattolo preferito.
-Paola smettila-.
-No-
Mi guarda e sorride.
stringe più forte.
Il mango si scalda.
Io mi lascio andare.
Lei mi raccoglie.
-Sei molto caldo-.


Dicono che gli aggettivi fanno la differenza,
Ma solo perché il mondo non ha tempo per usare la punteggiatura.
Tutto corre da un estremo all’altro.
Nel mezzo, in una strada affollata, io guardo i tombini, l’asfalto consumato.
Tutte quelle cose che non corrono più.
Le foglie gialle calpestate.
D'altronde non si va da nessuna parte.
Siamo dentro un contenitore colmo d’ossigeno.
E Fuori è buio.




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Racconto scritto il 13/03/2019 - 12:03
Da Bruno Gais
Letta n.186 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


...di tessuto grezzo, bello.

Grazia Giuliani 13/03/2019 - 19:01

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Audace, forse troppo, ma scrivi talmente bene che ti si può perdonare... ma, bada, solo l'audacia nella scrittura...
Nn mi permetterei mai di fare la moralista

laisa azzurra 13/03/2019 - 13:57

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