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COME CI CAMBIA L'ATTESA.

Al Vomero, uno dei rioni bene della città di Napoli, noi giovanotti in età di conquiste femminili ci eravamo informati bene dagli amici più grandi e sapevamo che il momento più delicato era l'attesa. O ,meglio, la gestione del tempo dell'attesa. Ai miei tempi funzionava così: con gruppetti di amici ci si fermava davanti, o seduti, ad uno dei bar della via Scarlatti o della via Luca Giordano per guardar passare le ragazze che occasionalmente, ma non troppo, passavano di là. Individuata quella che piaceva, si partiva all'attacco per chiedere se si potesse accompagnarla nel tragitto della passeggiata. Tralasciando i casi in cui la risposta era un secco no, poteva capitare un rifiuto così leggero che potevi continuare il percorso con lei ma sempre in compagnia delle amiche. Alla fine del percorso però dovevi deciderti a chiedere un appuntamento. Qui altenative all'attesa del responso della ragazza non ve ne erano: aspetta, diceva la ragazza... ti farò sapere io. L'attesa in media era di tre giorni...solo per un appuntamento che , a quell'epoca, era un quasi si al fidanzamento. E in questi tre giorni non potevi sbagliare mossa. In primis dovevi sparire dai punti di osservazione: la ragazza doveva avere l'impressione che non cercassi più nessuno. Inoltre dovevi capire cosa piacesse davvero alla ragazza di modo che potevi lasciarne traccia al portiere della sua abitazione: in genere fiori o lettere d'amore o semplici saluti.
Io le sbagliavo tutte.
Sicchè dopo i tre giorni il custode mi consegnava un biglietto sul quale era scritto un elegante affettuoso rifiuto che pesava come un macigno. Un ultimo tentativo lo feci inviando durante l'attesa tre poesie per me bellissime. La ragazza rispose (ma penso su suggerimento della madre), che la poesia non portava pane per quanto potessero essere belle.
La mia amata Poesia trattata in quel modo!
Cominciai ad odiare l'attesa soprattutto quella di una risposta d'amore e allora mi fidanzai.
Con la poesia.
A 30 anni incontrai una ragazzina di 19, universitaria al primo anno di Lettere moderne, che vedevo spesso agli incontri poetici che in quei tempi erano necessari per conoscerci: non vi era internet e, quindi, neanche Oggi Scrivo!
Sposai quella ragazza. Fu la mia fortuna: le attese erano concordate e puntuali le risposte.
Perciò ancora odio l'attesa unilaterale di una risposta d'amore terrena. Soprattutto se supera i tre giorni.



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Racconto scritto il 14/06/2019 - 15:37
Da Ernesto D'Onise
Letta n.248 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Tra l'altro mi pare di capire che l'attesa ti ha procurato via via una fisima però devo ammettere che questa "condizione" aveva una sua... poesia. Forse tutto appariva in un certo senso più magico, e sempre in un certo senso l'attesa poteva apparire come una prova o un esame da superare.
Oggi i tempi sono cambiati, si passa dritti all'attacco e... all'attracco.
Chi ti fa aspettare TRE giorni, al massimo è nell'accettare il contatto su Facebook
Bravo Ernesto, racconto gradito!

Giuseppe Scilipoti 16/06/2019 - 15:49

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Ciao Ernesto, per fortuna non ho fatto passare tre giorni nel leggere questo tuo componimento, sono ancora in tempo per commentarti. :D
Un anonimo disse:
"Un uomo può aspettare TRE ore che un pesce abbocchi ma non riesce ad aspettare un quarto d’ora perché la propria donna si vesta." Ebbene nel tuo caso, pardon nel vostro caso, quei TRE giorni non ci si riusciva aspettare se non con difficoltà. Però deve ammettere che eri (poeticamente) tenace. Alla fine l'"attesa" è stata ripagata...

Giuseppe Scilipoti 16/06/2019 - 15:46

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Prima si corteggia a la ragazza e si doveva farle capire in mille modi, che si aveva intenzione di fidanzarsi con lei. Tre giorni? Mm anche di più...Poi l'importante è avere trovato l'amore...

Teresa Peluso 16/06/2019 - 03:53

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Che bellezza tornare a quei tempi per un attimo mi sono ritrovata ragazzina anch'io.....quando alla domenica si facevano le cosiddette vasche.Complimenti ...ma le attese non accendono le passioni?.

santa scardino 14/06/2019 - 22:13

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Credo invece che sia proprio l’attesa a tener vivo il sentimento!!
Comunque belli quei tempi, o forse no...chissà. Me lo chiedo spesso.

Mimmi Due 14/06/2019 - 20:13

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Bravo amicone mio

Mirko (MastroPoeta) 14/06/2019 - 19:48

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Alla poetessa Graziella riconosco la bellezza delle cose che scrive. Ricordo quella poesia sul colpo di fulmine: ci mette meno di tre giorni a colpire o sbaglio? Purtroppo non ho più tempo per aspettare: per me ci vuole un colpo di fulmine.

Ernesto D'Onise 14/06/2019 - 18:48

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È vero Grazia. Non si possono “dare i numeri in amore”.

Ernesto D'Onise 14/06/2019 - 18:41

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La poetessa Giuliani ha ragione, poi certo ognuno ha un linite minimo o un limite massimo.Bel racconto!!

Graziella Silvestri 14/06/2019 - 18:32

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Un bel racconto che ricorda un incontro tenero diventato poi un matrimonio...
Per quanto riguarda la frase finale non sono d'accordo, anzi direi che ognuno ha il suo modo ovviamente da rispettare...ma i numeri, in amore...mmmmm

Grazia Giuliani 14/06/2019 - 18:04

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