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Storie remote.

Giacinto Scagazzo Paonazzo Nelprato giaceva riverso nella cucina di villa Brignolona sulla collina di Cavoretto.
Arrivò il Commissario Teodoro Bontempo.
L'Ispettore Giulio Rapetti era sul posto da circa due ore.
"Allora ispettore cosa mi racconta?"
"Commissario buongiorno. Un colpo alla nuca. 7/65. Probabile che lo Scagazzo fosse in ginocchio"
"Una vera e propria esecuzione, direi"
"Direi proprio di si".
I Paonazzo Nelprato erano una nobile famiglia la cui genealogia si perdeva nella notte dei tempi.
All'inizio vi fu il capostipite, Lurido Scagazzo, Capitano di ventura.
Per capitano di ventura si intende il comandante in capo di truppe militari di soldati di ventura mercenari dette compagnie di ventura.
La figura divenne famosa nel Medioevo, tra il XV ed il XVI secolo, soprattutto in Italia settentrionale, anche se già nel 1159 in Inghilterra gruppi di soldati mercenari guidati da capitani di ventura si misero al servizio di Enrico II Plantageneto e ben presto si diffusero anche in Francia ed in Germania in quanto rivelatisi strumento indispensabile alle monarchie per combattere i vassalli ribelli.
Il fenomeno delle compagnie di ventura si sviluppò in particolare dopo le crociate, quando i figli cadetti di nobili famiglie vennero avviati al mestiere ecclesiastico o delle armi. Coloro che intrapresero la vita militare, penalizzati dalla primogenitura, si organizzarono mettendo la propria abilità militare a disposizione dei vari signori che avevano necessità di difesa o di intraprendere campagne militari.
Nei comuni italiani, dove il notevole sviluppo delle attività artigianali, artistiche, letterarie ed industriali aveva, in qualche modo, allontanato la borghesia dallo spirito guerresco, si poteva porre rimedio, nel caso di un conflitto, assoldando i condottieri, ormai divenuti veri e propri impresari di guerra. I capitani di ventura comandarono dapprima plotoni di servi della gleba, poi di reduci dalle crociate o di disperati a causa di grandi crisi economiche. Il reclutamento avveniva solitamente all'estero e quindi non era desueta la pratica del tradimento durante l'atto bellico.
Se da una parte è vero che talvolta i capitani di ventura ci tenevano soprattutto a risparmiare i loro uomini e i loro cavalli arrivando persino ai casi limite di combattimenti prolungati ma con scarsissimo spargimento di sangue, dall'altra si dimostrarono abili nel maneggio delle armi, introducendo per primi la tecnica dei combattimenti a cavallo con indosso pesanti armature. L'abitudine di far rivestire i propri uomini di ferro anziché di cuoio viene, per primo, attribuita al capitano Mostarda da Forlì.
Solamente con l'introduzione delle armi da fuoco e di agguerrite milizie nazionali, il periodo aureo dei capitani di ventura tese progressivamente ad esaurirsi.
Lurido Scagazzo non era di nobli origini ed inizio come servo presso Bonifacio Lupi, marchese di Soragna, al servizio di Firenze nella guerra contro Pisa (1363) e di Padova contro Venezia. Proprio nella campagna di Padova contro Venezia, casualmente salvò la vita al Lupi e venne promosso attendente di campo.
Lurido era uno che imparava in fretta. Apprese presto il mestiere ed aveva il pigkio del comandante.
Così venne assoldato da Brimerione sesto di Fanfaronia per cui condusse in porto be sei campagne di conquista tutte vittorioe.
Al termine di queste cruente battaglie venne premiato con il titolo di Duca Paonazzo Nelprato e gli furono assegante terre in Savoia con relativo castello.
Da li la dinastia crebbe ed ebbe la fortuna di avere in albero eredi sagaci, spietati e capaci.
Si stima ad oggi che il valore dei beni posseduti dalla famiglia superino il miliardo di Euro.
"Ispettore, solito ambaradano. Vita morte e miracoli del cadavere".
L'ispettore Rapetti condusse come sempre una indagine eticolosa e scoprì che la lista dei potenziali assassini superava di gran lunga l'elenco telefonico di Torino.
Lo Scagazzo aveva rovinato un mucchio di gente.
Antuoco Marcheswanson era a dir poco un personaggio originale, Commissario Capo a Torino Lingotto noto per le sue stravaganze comunicative e di abbigliamento.
Ricevette nel suo ufficio Buontempo e Rapetti.
Quel giorno era vestito con un abito fucsia, camicia gialla e cravatta blu.
"Dunque voi due mi dite che il Duca è stato mazzato per problemi di strozzinaggio. Credo mica io che sia così".
Questo fu l'esordio del commissario capo.
"Magari me lo sbaglio ma quì o ci entra in gioco la cornificazione o spacciamenti di fornello di altra natura. Lasciate perdere i rovinati e pensate a cornuti e culatoni."
Come sempre era stato strvagante, chiaro, diretto e folcrostico.
Buontempo e Rapetti uscirono dall'ufficio del capo e capirono che dovevano rivedere da capo la loro inutile inchiesta.
Passarono un paio di giorni ed il Buontempo tornò con nuove informazioni.
"Dottor Rapetti ho novità. Effettivamente il Duca era omosessuale ed aveva da tempo una serie impressionante di relazioni amorose con personaggi di varia natura. Era ufficialmente fidanzato con Attilio Masera Cavernato Della Furibonda, nobile di antiche origini con villa settecentesca in San Raffaele Cimena. Aveva però una relazione certa con Gennaro Cavicchioli meccanico all'officina Reparosa di Beinasco, altresì si intratteneva spesso in liasons amorose con Dimitrj Skulatikow, diplomatico ucraino dell'ambasciata ucraina in Torino. Non basta Dottore, aveva altre relazoni con personaggi altolocati e giovani proletari. Insomma un vero sciupamscoli!"
Rapetti rimase interdetto, vuoi vedere che il Capo ci aveva come sempre preso solo per avere letto gli atti e senza neanche mioversi dal suo ufficio.
"Ispettori convochi tutti questi signori e li metta sotto torchio".
L'ispettore obbedì, convocò e torchiò tutti quelli che ebbero relazioni con il Duca. Non ottenne nulla e scoprì che tutti avevano un alibi per il giorno dell'omicidio.
Non si riusciva a capire chi aveva ucciso l'uomo e perchè aveva fatto quella macabra messa in scena.
Segue....



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Racconto scritto il 07/07/2020 - 16:03
Da Pierfranco Bertello
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