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Il gioco - parte seconda

Domenica mattina, sono alla stazione per prendere il treno per Firenze per trovare i miei, tra le persone che aspettano vedo alcuni uomini in divisa.
Salgo nella mia carrozza, mi siedo.
Noto dal finestrino che il gruppo di militari mi guarda, parlottano fra di loro poi si dirigono verso la mia carrozza.
Li vedo salire, si avvicinano, sono in cinque.
Uno di loro è identico al generale del gioco, il generale Portland.
- Sono proprio io, signore - mi dice questi guardandomi dritto negli occhi.
- Scusate ma temo che stiate sbagliando persona - rispondo cercando di dimostrarmi calmo, cosa che non è, infatti sono piuttosto agitato, temo che la mia testa, il mio povero cervello sia andato completamente in tilt, sarà lo stress, sarà chissà cosa, fatto sta che vedo cose che non dovrei vedere.
- Signore, siamo venuti a ricordargli l'ultimatum, come avrà letto nella missiva che gli abbiamo inviato.
- Voi siete solo frutto della mia fantasia, non c'è altra spiegazione, non ci può essere altra... spiegazione. Ora aprirò il giornale e ignorerò la vostra presenza. Ma che cavolo sto facendo? Sto parlando da solo perché loro non esistono, anche se sembrano veri. Sono fantasia, immaginazione.
- La veda come vuole, signore. Le ricordo che se entro 2 ore lei non avrà ripreso il commando del regno, sarà deferito alla corte marziale per alto tradimento.
- Ma per favore!
Vengo distratto dal passaggio di un altro treno affianco al mio, questione di attimi, come mi giro i cinque tipi sono scomparsi.
La cosa inizia a preoccuparmi... e anche parecchio. Temo di essere affetto da qualche patologia psichiatrica.
Una volta avevo letto la storia di uno che vedeva, solo lui naturalmente, dei “marziani” che gli dicevano di fare delle stranezze che lui, puntualmente, faceva, la storia continuava con il tipo che veniva seguito dal servizio psichiatrico.
Per ora terrò la cosa per me, non voglio far preoccupare i miei, o mio fratello.
Magari è solo un po' di stress e poi passa.
Fino ad ora questi tipi li ho visti soltanto io, o meglio non c'era nessuno quando loro si sono presentati, quindi...temo che sia solo frutto della mia testa.
La lettera, ad esempio, l'avrò ricevuta veramente o anche quella è immaginazione?
I miei abitano in zona Gavinana a Firenze, vicino a Viale Europa, il centro non è lontano.
Sto arrivando a casa dei miei quando vedo in lontananza, a pochi passi dal portone d'ingresso, il gruppo di militari.
Anche se cerco di ignorarli, purtroppo loro non fanno lo stesso.
Cammino con passo veloce, loro mi vengono incontro.
Ma se sono frutto della mia immaginazione che senso ha scappare da loro? Nessuno.
Rallento e continuo per la mia strada.
Vengo raggiunto dal primo militare.
- Il tempo è scaduto, signore - mi dice questi.
Continuo a camminare, senza rispondergli.
Ad un certo punto uno di questi mi prende per un braccio, sarà un'illusione però la presa è forte, tanto che riesce a bloccarmi.
- Fermo! Ora basta! Sono stanco di lei e dei suoi giochini. Ha rovinato il nostro regno, non riuscirà a cavarsela a buon mercato... signore - mi dice il generale Portland.
- Basta! Ma perché proprio a me? Eppoi 2 ore... cosa pensavate che avessi il gioco in treno... ma che cavolo sto facendo? Ma andate a quel paese - in realtà non rispondo a loro ma sbotto contro il destino avverso.
- In nome del Regno di Lakes la dichiaro in arresto per alto tradimento. Verrà deferito immediatamente alla corte marziale, questo per permettere sia la giusta punizione che l'immediata sua sostituzione - continua il generale facendo segni a destra e a manca.
Improvvisamente diventa tutto buio, quando la luce riappare la scena che mi si presenta davanti ha dell'incredibile.
Sono nella sala degli stati maggiori riuniti del gioco, adattata ad aula di giustizia, scomparse le auto, la strada, tutto, non solo, mi ritrovo con un bel paio di manette ai polsi, che hanno tutta l'aria di essere vere, e due enormi soldati ai miei fianchi.
- L'imputato si sieda - sentenzia il giudice vestito tutto di nero con una curiosa parrucca bianca.
Mi siedo, sono ancora frastornato, mi domando come sia possibile che la mia mente, la mia povera testa sia stata in grado di escogitare tutto quello che mi sta davanti, decido di intervenire, tanto oramai che cosa ho da perdere?
- Vorrei sapere di cosa sono accusato – dico alzandomi in piedi e rivolgendomi al giudice.
- Finalmente ha deciso di prendersi le sue responsabilità, bene! Dovrebbe saperlo, comunque... lei ha abbandonato il regno lasciandolo nel caos più totale, impedendo, con la sua scomparsa, qualunque azione per ristabilire l'ordine e sconfiggere i nostri nemici, i quali, approfittando della situazione, sono riusciti a conquistare ampie porzioni del nostro territorio. Questo, naturalmente, in sintesi. La sua situazione è molto grave, rischia la pena capitale.
- Mi scusi ma... come è possibile che un gioco, ripeto un gioco, riesca a scatenare tutto questo? Non riesco a spiegarmelo. Perché sono qua?
- Lei crede che sia tutta finzione, tutto frutto della sua immaginazione... non è vero? Ebbene, mi spiace per lei, non è così. Quando ha preso il dischetto di iniziazione ha letto quello che c'era scritto? “ Mi impegno, in qualità di capo del regno, di difenderlo da qualunque minaccia, di farlo crescere nel rispetto delle regole ...” si ricorda di aver letto questo?
- Certo che l'ho letto! Ma che c'entra, cosa vuol dire? Era un gioco, solo uno stupido gioco di strategia come ce ne sono tanti in giro.
- Non vuole proprio capire.
- Ma cosa devo capire? Eppoi il gioco non l'ho più da giorni.
- Qui risulta che voi, in data...
- Mi perdoni ma qualche giorno fa il gioco ha cambiato di mano. Provate a controllare, ora è in man...
La mia voce viene coperta da un boato, tutti, all'interno della sala si alzano.
Cadono alcuni calcinacci. Si avvicinano delle persone al giudice, parlano animatamente, non riesco a capire cosa succede, chiedo spiegazioni alle guardie ma loro restano mute.
Molti iniziano ad abbandonare l'aula, deve essere successo qualcosa di grosso, nessuno mi dice nulla.
Il giudice si alza, si avvicina, fa dei gesti alle guardie.
Chiedo ancora spiegazioni senza ottenere nessun chiarimento.
L'aula si svuota, anche il giudice se ne va, in lontananza si sentono delle esplosioni.
Le guardie mi fanno cenno di seguirle.
Il tutto è dannatamente reale, le seguo, sono dietro di loro quando, senza riuscire a capire come, mi ritrovo a due passi dal portone del palazzo dei miei.
Tutto svanisce per riprendere il tram tram della vita di tutti i giorni.
Sono passati due giorni dall'episodio di Firenze, ero molto combattuto sul da farsi ma l'evidenza non mi lascia margini di manovra, domani andrò dal dottor Giovi, il mio medico di famiglia.
A lavoro incontro Marco il quale mi dice di aver sognato i personaggi del gioco.
- Era tutto così assurdo. Un generale, un certo Portland, così si è definito, mi ha detto che quello che stavo facendo era lesivo per il regno. Mi ha intimato di ritirarmi... che non ero adeguato... Anche se era un sogno, ho incominciato ad urlare al tipo... che diceva delle cose, ho capito, perché lo gridava, solo: Corte Marziale... poi mi sono svegliato. Ti dirò, sembravano veri... non so come spiegartelo - mi dice Marco raccontandomi del sogno.
- Ho chiamato io Portland uno dei generali, forse l'hai sentito da me oppure l'hai letto nel gioco.
- Ieri sera ho caricato il gioco ma, in pratica, non riuscivo a giocare. Chiedeva di avvalorargli le richieste che mi faceva io, invece, volevo ricominciare da capo ma nulla. Non voleva spegnersi, cercavo di spegnerlo e lui non si spegneva. Ho provato a togliere il dischetto e questo non usciva, guarda, non riuscivo a crederci, non era rotto, ma... non lo so!
- Ma non potevi togliere la corrente? Si sarebbe spento.
- L'ho fatto, però, come ho riacceso il computer è subito riapparso il gioco. Quel gioco ha qualcosa di diabolico. Comunque ho deciso di liberarmene. Ti dirò, prima avevo intenzione di farlo finire in cantina ma ... Pensa che è ancora nel computer... quando lo tolgo lo voglio far finire lontano da me.
Gli racconto di quello che ho passato anch'io e ci convinciamo che il gioco sia veramente “stregato”.
Marco, dopo quello che ha passato anche lui, mi rassicura sulla mia condizione mentale e mi consiglia di non dire nulla del gioco.
- Sei stato un po' carognoso a regalarmelo – mi dice Marco tra il serio e lo scherzoso.
- Come?! no... scusa. Ti avevo accennato, tempo fa, di un sogno strano ma poi, come ti stavo dicendo, le cose sono peggiorate parecchio, con un continuo di sogni e altre cose. Ora te ne sto parlando ma pensavo seriamente che fosse un mio problema e che fosse un fatto psichiatrico importante. Ero veramente molto preoccupato e...
- si... si occhei... ho capito. Tutto apposto... dai. Guarda, dopo quello che è successo a me, posso dirti che il dischetto ha qualcosa di “vivo”. Non preoccuparti, non sei matto... non dire nulla né in casa né al tuo medico, almeno questo è quello che farò io, e sopratutto non dirlo a Carlo.
- Sopratutto a lui – ridiamo alle ultime frasi. La chiacchierata con Marco mi ha fatto bene. Ho capito che non è un mio problema, non ci importa sapere il perché e il per come del gioco quello che ci interessa è la consapevolezza di aver capito come poter affrontare e risolvere la situazione, almeno è quello che ci illudiamo. Sono, comunque, d'accordo con lui, è meglio che rimanga fra noi tutta questa storia.
Mercoledì mattina, la postazione di Marco è vuota. Dario, il nostro responsabile, visto che sa che siamo amici di vecchia data, mi domanda se so qualcosa del perché Marco non è ancora in servizio, gli dico di no. Mi offro di chiamarlo ma lui mi dice di aver già provato a rintraccialo ma senza successo, gli dico che ho il numero della compagna.
- Pronto Marzia... ciao sono Mario. Senti, Marco non è ancora arrivato a lavoro, non è che ha avuto qualche contrattempo?
- Ciao... guarda sono fuori per lavoro. Non so dirti. Senti, provo a chiamarlo per sapere cosa...
- Dario ha già provato a chiamarlo ma il suo cellulare o è spento o non prende.
- Ecco... io... provo a chiamare il vicino, lui ha una chiave di casa... si lo so è rischioso ma sai com'è fatto lui... si... si fida di tutti o quasi. Lo conosci... è un buono. Pensa che l'altro giorno che si è presentato a casa un militare...
- Un militare?
- Sii, un tipo vestito da militare che gli ha dato un foglio. Era agitato... lo conosco.. anche se mi diceva di non preoccuparmi sentivo che la cosa l'aveva turbato. Gli ho detto di denunciare la cosa... ma lui... mio dio speriamo che … provo a fare il numero del vicino e poi ti richiamo.
- Occhei.
Dopo dieci minuti Marzia mi richiama e mi dice che il vicino, che fortunatamente non era al lavoro, è entrato nel loro appartamento ma lui non c'era, non solo, la sua auto era ancora parcheggiata nel suo parcheggio condominiale. Le dico di non arrivare a conclusioni affrettate ma è giustamente agitata e molto preoccupata.
Qualcosa mi dice che il gioco sia implicato nella sua scomparsa.



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Racconto scritto il 31/07/2020 - 16:34
Da Massimiliano Casula
Letta n.148 volte.
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