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IL COMMISSARIO GIANTI: UN CASO BANALE-Prima Parte

Questa è la prima parte del mio primo racconto giallo, spero vi piaccia.


Il commissario Gianti
un caso banale
Un'ombra furtiva passò in rassegna la stanza, guardò le sagome della gente che si era accalcata lì, e le fissò una ad una, le scrutò fino a che da sagome indistinte non divennero persone, persone con tutte le loro caratteristiche e continuò ad esaminare le espressioni, espressioni uguali che riflettevano tristezza, orrore, dolore eppure l'ombra le guardava pressante analizzandole con perizia, e di tanto in tanto scuoteva la testa, come se in quelle espressioni vi fosse qualcosa di strano d'insolito. Finalmente tutto quel brusio nel quale l'ombra era capitata, e che aveva ascoltato con perizia, smise: un uomo più alto degli altri e con un viso più duro, più severo di quello degli altri, pensò l'ombra, disse: - il commissario Gianti non verrà prima di sera. Ci prega di tornarcene tutti alle nostre case, ma prima- disse -dobbiamo scrivere sul quaderno che il suo collega ci ha recapitato, il nostro ruolo - l'ombra dal fondo della stanza rideva sommessamente tra se. E rise ancor di più allorquando un'altra figura si fece avanti, uscendo dal gruppo delle sagome, quella di una giovane donna dal viso spigoloso e gli occhi freddi che disse: - Ma come? C'è stato un omicidio e il commissario non viene prima di sera? Ma è inammissibile!!- il collega del commissario, Luca Netti, cercò di spiegare:- il commissario non è in città, ma come rientra si occuperà del caso!- dalla folla si staccò un ragazzo, che chiese come fosse possibile discernere le situazioni e le prove a distanza di tempo. Ancora una volta in difficoltà Netti, passandosi un dito nel colletto della camicia per allentarlo, cercò di far capire che anche in assenza del commissario, c'era tutta una squadra, lui compreso, che si stava occupando della questione, e che a sentir la gente, se tanto ci tenevano, ci poteva pensar pure lui. Spiegò anche che quello era un caso eccezionale, in genere il commissario era puntuale. Mentre la gente razionalizzava e accettava la sua spiegazione, Luca Netti, che poliziotto non era, chiese perdono delle bugie e si preparò ad attendere alle sue “bizzarre” funzioni, fece scrivere sul quaderno ad ognuno dei presenti il nome e il motivo per cui erano li, e poi li fece uscire dalla stanza. Ora doveva chiudere tutto acchè nessuno potesse più entrarvi. Per ultimo fece uscire il medico legale, che però rimase fuori dalla porta, e scattò alcune foto. Finalmente l'ombra si staccò dal muro e si diresse lentamente verso Netti.
-Cosa mi fai fare Nicola?-
-Sai che non mi posso fidare Luca. Guido è fuori?- Luca guardò l'amico e annuì si Guido Guidi, il medico legale, era fuori. Nicola fece qualche passo ancora avanti e girò in torno al cadavere. Un uomo sulla sessantina, giaceva prono con un tagliacarte conficcato all'altezza delle spalle, il commissario Gianti guardò meglio c'era qualcosa che non lo quadrava, non era sicuro ma era troppo facile, troppo semplice, troppo stupido. Fece l'errore di pronunciare la sua considerazione ad alta voce e subito Luca fu dietro di lui.
-Cosa è stupido? - Nicola lo guardò.
-Questo omicidio, ha qualcosa di strano.-
-Cosa? È solo un caso banale.-
-Proprio questo mi preoccupa.- fece una pausa e aggiunse- fai entrare Guido.-
-agli ordini signore!-fece il saluto militare e andò fuori accompagnato da un 'piantala!' del commissario. Quando il medico legale entrò storse il naso.
-Cosa ci fai fare Nicola?- Nicola non si premurò di rispondere, si limitò a chiedere
-Com'è morto?-Guido lo guardò e poi guardò il morto. L'uomo era il direttore di una grande catena di alberghi. Guardò meglio e qualcosa di strano la notò.
-Non lo so.-disse infine. Luca guardando anch'egli il morto ribatté
-Non lo sai? È il pugnale? No fammi capire è decorativo o ci è nato?-
-C'è qualcosa che non mi quadra, tanto per cominciare non è conficcato del tutto e poi non vedo sangue in giro!-
-L'avrà ripulito l'assassino!- ragionò ancora Netti.
-Hai mai visto un assassino che pulisce a terra per non lasciare tracce, ma casualmente si scorda il cadavere col pugnale? In bella vista al centro della stanza?- Luca sospirò, lui in fondo stava constatando quello che vedeva un uomo morto con un pugnale conficcato nelle spalle.
Nicola prese a girare nella stanza, aveva osservato a lungo il luogo prima, certo che curiosi e dipendenti erano accorsi subito, come anche alcuni presenti. Nicola prese il quaderno dove Luca aveva fatto annotare i nominativi dei presenti e li memorizzò rapidamente. Poi richiuse il quaderno e lo porse a Luca. Quando si trattava di decifrare grafie era lui l'esperto. Poi si girò e andò verso la finestra. Sembrava assorto quasi assente Luca e Guido si guardarono e poi Guido disse:
-io e Luca portiamo via il cadavere.-
-E io che c'entro?-fece Luca. Guido lo guardò torvo
-Vedi altri in giro genio?- Luca sospirò. Quella non era giornata! Da quando Nicola l'aveva chiamato quella mattina per lui era stato un incubo! Scosse la testa e si apprestò ad aiutare Guido. Nicola rimase nell'ufficio di Sebastiano Arsti, noto imprenditore industriale e direttore di una catena di alberghi. Continuò a guardarsi intorno, cercando di visualizzare quello che era successo prima, quando la stanza era ancora gremita. Gesti voci, mormorii, volti espressioni, modi di fare cercò di non tralasciare nulla. Si concentrò meglio sulla sagoma rimasta a terra dopo che il corpo era stato portato via. La posizione era strana, poi la sedia rovesciata accanto alla vittima la dinamica non aveva senso. Cosa ci faceva Arsti in piedi appoggiato alla scrivania, dando le spalle alla porta? E perché la scrivania era rivolta verso la finestra? Gianti si chiedeva chi era tanto pazzo da sedersi alla scrivania dando le spalle alla porta. Si affacciò alla finestra e notò che si vedeva bene chiunque passava, ma anche chi stava all'interno, dal momento che il vetro era molto chiaro. Di fronte all'ufficio di Arsti vi era un museo. L'omicidio era avvenuto di notte ma nessuno si era accorto di nulla. Qualcosa di strano c'era ma a lui quel qualcosa sfuggiva. Fece un ultimo rapido giro per la stanza e uscì.
Fuori l'aria era fredda e il giorno stava passando. Guardò l'orologio e come sempre si stupì di quando in fretta calava il buio d'inverno. Erano appena le sei e sembrava già tardi. Mise le mani in tasca e guardò verso il cielo. Poi calò lo sguardo e riprese a percorrere il viale centrale, aveva lasciato la macchina poco più avanti ma non se la sentiva di stare chiuso lì e magari finire imbottigliato nel traffico. Siccome Guido abitava poco lontano da lì, salì in macchina senza pensarci e raggiunse l'abitazione dell'amico. Sapeva di trovarlo era troppo abitudinario per stare ancora fuori, e poi diceva sempre che sui casi ci ragionava bene solo al mattino.
Suonò. Guido rispose quasi subito e lui gli chiese se poteva salire. Guido aprì il portone e Nicola salì.
-Cosa c'è?-chiese Guido appena vide il commissario.
-Queste sono le chiavi della macchina. Non me la sento di guidare.- gliele porse. Guido le prese dicendo:
-Passo domani?- Nicola lo guardò.
-Si. Alle otto.- Guido sorrise.
-Come vuoi!-Nicola annuì e se ne andò.


Era tarda notte e Nicola non riusciva a chiudere occhio. Troppe cose strane tutte insieme. Più pensava alla dinamica dei fatti e più rimaneva sconcertato. Andò in cucina e prese un caffè. Stava uscendo sul balcone quando il suo telefono squillò. Chi poteva essere a quell'ora? Gianti prese la cornetta e quasi urlò al malcapitato che si trovava dall'altra parte del filo.
-Meno male che ho chiamato io!- era la voce sottile di Luca.
-Che vuoi?- abbaiò ancora Nicola.
-Non sono un poliziotto...-
-Questo lo so vai avanti- lo interruppe Nicola.
-...mi hanno insospettito due cose- replicò calmo Luca.
-Quali?-
-Riguardando le foto che ho scattato ad Arsti, mentre le scaricavo sul PC ho notato una posizione innaturale delle dita della mano sinistra sono come aggrappate a qualcosa che non c'è.-
-Sei impazzito?-
-No, mi spiego come se prima di morire avesse tenuto qualcosa in mano. Chiedi a Guido.-
-Bene. L'altra?-
-Mi ha contattato un tizio che voleva parlare con te.-
-Chi è questo tizio, perché ha contattato te?- chiese Nicola con tono apprensivo.
-Il guardiano del museo che sta di fronte all'ufficio di Arsti.-
-Non mi spiego perché abbia contattato te.-replicò Nicola, allorché Luca spiegò:
-Ero lì-
-Lì dove?-chiese Nicola.
-Qualcosa mi diceva di andare lì, all'ufficio di Arsti, stanotte.-
-Cioè eri lì quando?-
-Poco prima, in effetti ti sto chiamando dal cellulare. Sono in macchina-
-Puoi venire?-Luca guardò l'ora
-Se ci tieni. Arrivo-
-Ci tengo.-replicò l'altro e poi soggiunse- È tutto troppo strano.-
-Mezz'ora e sono lì- Riagganciò. Nicola rimase a guardare la cornetta, come se questa potesse rivelargli qualcosa in più. Fece per dirigersi nuovamente verso il cucinino, ma cambiò idea e afferrò il telefono. Prese a digitare i numeri con gesti frenetici e chiamò Guido, rivelandogli il particolare della mano. Un elemento in più, purtroppo una stranezza di più. Chiuse la chiamata con Guido e andò sul balcone. Piano nel silenzio della notte prese a fare il punto della situazione. Un uomo era morto. Aveva all'incirca sessant'anni. Era un noto industriale e proprietario di una catena di alberghi. Era stato trovato dalla figlia, quella mattina, steso ai piedi della scrivania con la faccia al pavimento e un pugnale conficcato nelle spalle. Ipotizzando che fosse stato in piedi al momento dell'omicidio, perché non si era accasciato sulla scrivania? Perché la sedia era lontana rispetto al corpo e rovesciata? Perché poi il particolare della mano? Anche Guido l'aveva notato. Ma il punto non era se teneva qualcosa in mano, era che cosa teneva in mano e perché era stato portato via. Certo che era tutto così assurdo, che aveva una dannata voglia di prendere la via più facile. In fondo il suo compito era indagare sui fatti ma i fatti erano talmente confusi che chi poteva biasimarlo di prendere in considerazione un particolare anziché un altro? Scosse la testa, il suo compito era quello di indagare e l'avrebbe fatto come sempre nel migliore dei modi. Respirò a fondo l'aria della notte....ma chi l'aveva detto che portava consiglio? A lui stava portando solo una terribile emicrania. Alzò gli occhi al cielo. Luca non era ancora arrivato. Abbassò la testa poggiando le mani sulla ringhiera del balcone, leggermente piegato in avanti e tentò nuovamente di mettere ordine tra le sue idee. Perché Sebastiano Arsti era stato ucciso? Chi poteva avere interesse nella sua morte? Gli sembrava di essere capitato all'interno di un gioco di simulazione, era tutto talmente irreale.... fu interrotto a metà dei suoi pensieri da un trillo brusco, che squarciò il silenzio della notte. Era la porta. Luca era arrivato. Bene qualcosa forse sarebbe uscita fuori. Luca entrò, fece vagare brevemente il suo sguardo, come a tastare l'arredamento, ma non disse nulla. Si sedette sul divano e poggiò il quaderno sul tavolo. Aveva il viso stanco, e l'aria assorta di chi stava cercando disperatamente di venire a capo dei suoi stessi pensieri.
-Mi stavo chiedendo...-buttò lì parlando più che altro a se stesso- come mai le cose che sembrano semplici, in realtà sono le più complicate di questo mondo-
-Ti riferisci ad Arsti, vero Luca?- chiese Nicola che ben capiva il tormento dell'amico o almeno credeva.
-Non solo. Diciamo però che Arsti è il problema più pressante.-guardò Nicola e poi riprese – Ero andato a controllare se di notte la zona dove affaccia l'ufficio di Arsti era illuminata o meno di notte, qualcosa mi diceva di sì. Si sarebbe visto molto bene l'interno se la luce fosse stata accesa. Anche così però si vedeva qualcosa.-
-E poi?-chiese Nicola?
-E poi,- rispose Luca- quasi mi prendevo un colpo. Pensavo fosse l'assassino e invece era solo il custode dell'albergo. Mi chiese chi ero e cosa facevo lì, mi venne di dirgli che ero un tuo collaboratore.
-Ben fatto. Che altro?- domandò Nicola.
-Mi ha raccontato un'abitudine interessante circa il signor Arsti. Questo però complica tutto. Però ci da un indizio per cominciare.-
-Ti sembrava sincero?-
-Gli ho fatto scrivere nome e cognome e per esser sicuri anche la storia che mi ha raccontato.-
-L'hai fatta scrivere a lui?-
-All'interno dell'ufficio di Arsti, avevo ancora le chiavi, è un trucchetto utile. Gli ho detto che prima di incontrarlo tu avresti voluto sapere bene come stavano le cose e per esser sicuri io ho preferito fargli scrivere la cosa.-
-L'ha trovato strano?-
-Io l'ho trovato strano-
-Perché?-
-Sembrava molto triste per la perdita di un amico. Molto più di alcuni familiari.-
-Non mi sorprende più di tanto. Gli affetti veri si trovano anche e soprattutto fuori dal contesto sociale. Cominciamo ad esaminare quello che abbiamo in mano.-Luca annuì e cominciarono ad inquadrare tutti i presenti alla scena della mattina soffermandosi soprattutto su ciò che aveva dichiarato il custode del museo, Giovanni Ugoli. Quella mattina i presenti erano molti, ma per lo più curiosi accorsi subito dopo le grida di Sandra Arsti. Diedero un'occhiata al quaderno. Piano ad alta voce Nicola lesse il primo nome:
-«Gianluca Sebastiani, socio di Arsti». Cosa mi dici di lui- Luca, che di professione era grafologo ispezionò la grafia di Sebastiani.
-È una scrittura, abbastanza strana, che indica una persona variabile, ma anche un buon osservatore ed è abbastanza spigolosa, quindi indica che è un lavoratore instancabile.- Gianti lo guardò
-Non dice altro?-chiese.
-No, almeno non mi da particolari intuizioni.-
-Capisco-. In realtà non capiva però l'esperto era Luca non lui.
-Andiamo avanti. «Sandra Arsti, figlia». Di lei che puoi dirmi?-
-Solo che da come scrive sembra vivere un'esistenza placida e serena, ha una grafia tondeggiante. Ma è anche tendente verso il basso.-
-E questo cosa indica?-volle sapere Gianti.
-Non molto un carattere pessimista, generalmente però potrebbe essere anche una sintomo di malinconia dovuto al momento.-
-Questo vale anche per la moglie?«Linda Arsti, moglie del defunto» lesse-
-Si, potrebbe valere anche per lei, anche se nel complesso non saprei. Il tratto pesante indica anche forza di intenti e sensualità, comunque è presente anche in Sebastiani, la stessa caratteristica.-
-manca però la tendenza pessimistica, se così si può dire-
-Si. Senti ho analizzato le altre scritture, normali e perfettamente estranee, come questa vedi: «Lorenzo Resa, impiegato» indica sincerità chiarezza affidabilità ed estraneità ai fatti.-
-Tu chi sentiresti?-
-La moglie, la figlia, il socio, l'amico Ugoli, e il fratello della vittima che però non era presente. Ah, anche il nipote.-
-Puoi aiutarmi a visualizzare queste figure?- chiese ancora Gianti.
-Ugoli e Roberto Arsti, non erano presenti. La figlia era quella ragazza palesemente scossa, bionda con gli occhi chiari, la madre era quella donna che ha parlato subito dopo quell'uomo alto-
-Chi era l'uomo alto che ha parlato per primo?- lo interruppe Nicola.
-Sebastiani,mentre il ragazzo che ha parlato per ultimo, Giacomo, è il figlio del fratello.-
-Capisco.- dopo una breve pausa aggiunse- Esaminiamo quello che ha detto Ugoli-
-Si forse è meglio. Come puoi leggere ha detto di essere un amico di Arsti, e che ogni volto lui passava davanti il suo ufficio, per prendere servizio nel museo, vedeva che Arsti era in piedi vicino la scrivania e sorseggiava un bicchiere di liquore. Ha detto che spostava la scrivania tutte le sere, per poter guardare fuori, e che lo salutava sempre.- Luca guardò Nicola negli occhi.
-Vedo. Dice però che ha notato due cose strane.- lesse Nicola.
-Si- rispose Luca e poi aggiunse- Che non c'era traccia del bicchiere che di solito beveva e che non l'ha salutato.- Nicola lo guardò e disse- sarà meglio ascoltarlo. Trova il fratello di Arsti.-
-devo far scrivere e firmare pure lui?- Nicola lo fissò
-È inutile. Non ci sta portando molto lontano.-
-Grazie della fiducia-
-Di niente amico-rispose ironico Nicola.
-Aspetta, la grafia di Giacomo indica insicurezza e instabilità.-
-Un quadro l'abbiamo. Sentiamo cosa ci dicono, e l'autopsia. Purtroppo non abbiamo altro in mano.
-A parte questo.- porse un foglio a Nicola
-Cos'è?-
-Leggi- Nicola lesse e rimase di sasso:
-Il testamento di Arsti.-
-Si. Era in un cassetto della scrivania.-
-Credi che l'assassino ne era a conoscenza?-
-Forse.- Luca si alzò- Rimandiamo a domani, io non capisco più nulla. Se mi passi il quaderno domani ci lavorerò meglio con calma.-
-Tieni, come vuoi. Buon lavoro.-
-Non passare la notte in bianco!!-.
-Ci proverò Luca, ci proverò.


Fine Prima Parte.




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Racconto scritto il 17/06/2017 - 21:29
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.210 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


MIRABILMENTE SCORREVOLE...
LIETA SETTIMANA.
*****

Rocco Michele LETTINI 19/06/2017 - 09:31

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L'ho letto tutto d'un fiato. E' convincente e i dialoghi non sono banali. Complimenti. Giulio Soro

Giulio Soro 18/06/2017 - 12:48

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