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Una pagina di vita a caso....

Mamma,
(devo chiamarti così perchè non c’è altro nome anche per quelle come te che hanno generato e poi si sono disfatte dei loro piccoli. Si chiamano tutte mamme, ma quanta differenza c’è...)
Fra pochi giorni, ancora una volta viene la tua festa, e ne son passate tante, tu non ci sei più.... Quante volte hai goduto dell’affetto dei tuoi due figli, Stefano e Tania, non dando a me la possibilità di fare altrettanto. Sei stata per loro una brava mamma e ne eri orgogliosa, perchè si erano realizzati bene. Ma hai mai pensato, pure fugacemente alla mia esistenza? E’ vero che si rimuove il tutto, ma tu non avresti dovuto farlo, perchè con la tua cultura, con tutta la filosofia, pedagogia e psicologia che insegnavi ai tuoi alunni, non dovevi dimenticare quell’incidente di percorso.
Si dice che la voce del cuore funziona, ma tu non l’hai sentita quando sono venuta da te a lezione, per la preparazione di un concorso magistrale nel lontano 1973. Parlavi di tante cose. Eri chiacchierona come me e mi raccontavi della tua vita dei tuoi figli e fra una lezione e l’altra siamo uscite anche insieme, per qualche tua faccenda personale. Ricordo come fosse oggi, il momento che mi ritrovai dietro la tua porta.
Abitavi in un grande palazzo al centro di Bari. Giù una scritta col tuo cognome e professione e un campanello, che con titubanza suonai. Avevo preso appuntamento per telefono, ma quando sentii l'invito a salire, cominciai a perdere un po' della baldanza che fino allora mi aveva spinto a fare quel passo.
C'era l'ascensore, ma preferii salire a piedi i tre piani e quando giunsi agli ultimi gradini, mi accolse un gran abbaiare di cani. Non avevo paura, anzi mi dettero coraggio e quando tu apristi la porta, ti rassicurai che potevi lasciarli stare, e mi facesti entrare in una enorme sala. Non feci attempo a sedermi in poltrona che venni circondata da cinque doberman e un lupo. Beh, ti assicuro, che non era una situazione proprio rosea, anche perchè temevo che i cani prendessero per paura la mia emotività del momento; e si sa bene che essi si agitano di più se sentono intorno a loro la diffidenza. Entrasti, e cercasti in tutti i modi di allontanarli, ma non ci fu modo di mandarli via. Cominciammo così a parlare, mi facesti molte domande, alle quali risposi senza dare troppi dati, stabilimmo i tempi di lezioni, la cifra.
Ad un certo punto mi dicesti: - ma senti Anna Maria, sono veramente meravigliata, come mai questi cani voglio stare tutti vicino a te? Di solito quando viene gente, mi obbediscono e vanno tutti via. - Io in quel momento ebbe veramente paura di essere scoperta. Potevano i cani sentire la verità che tu non era riuscita a capire, sentire? Una cosa è certa che. per tutto il periodo che sono venuta da te, io ho studiato con tutti i cani intorno, che litigavano anche fra di loro per chi doveva avere le mie carezze. E tu imperterrita ritornavi a chiederti il perchè di questa innovazione. Infatti, quando facevi lezioni alle altre ( e tutte me lo avevano confermato) i cani non stavano mai nello studio con loro.
E' rimasto un mistero. Forse ora da lassù te lo sarai spiegato. Comunque a me farebbe piacere credere che almeno loro mi avessero riconosciuto.......Ahimè, mera consolazione....Io non mi sono voluta mai scoprire,per rispetto dell’altra cara mamma, semplice casalinga, che a casa mi aspettava ignorando questa mia intrusione in casa tua, ma segretamente speravo che lo facessi tu, riconoscendo, per chissà quale mistero la mia identità. Ma purtroppo avevo letto troppi romanzi rosa....
Dopo sei mesi di preparazione ti ho pagato il tutto e non sono mai più tornata da te.
Chissà se da lassù ora mi riconosci, ma non posso dirti grazie di niente perchè la tenerezza delle carezze e il bacio della buona notte, le ho avuto sempre dall’altra cara mamma, che con il suo sorriso sempre premuroso mi dava tanta sicurezza. Ha sempre incoraggiato i miei passi, corretto i miei errori e protetto il mio cammino educando il mio spirito con saggezza e amore.
Non era colta come te, ma aveva dentro di sè la cultura dell’amore, che l’aiutava a crescere me con tutti i problemi che può dare una ragazzina, che sentiva il disagio della propria origine, che tu mi avevi causato e che mi porto ancora dietro...



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Racconto scritto il 19/07/2017 - 17:16
Da Annamaria Palermo
Letta n.133 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Non avevo ancora letto nulla di tuo. Questo è il terzo e l'ho trovato molto commovente e bello!

Giulia Bellucci 11/08/2017 - 19:02

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Mettere al mondo un figlio non ci rende genitori, genitore è colui che cammina al suo fianco, proteggendolo col proprio amore....
Racconto molto commovente....

PAOLA SALZANO 20/07/2017 - 17:01

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Chi ha dentro la cultura dell'amore non ha bisogno d'altro per crescere i figli...e far di loro delle persone con una ricchezza interiore enorme...come te!
Bellissimo e commovente il tuo racconto...mi è piaciuto tantissimo Annamaria un abbraccio forte, se posso

margherita pisano 19/07/2017 - 21:30

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molto bella ANNAMARIA

GIANCARLO "LUPO" POETA DELL 19/07/2017 - 20:10

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Commovente e ben scritta .Un argomento delicato, ma tu hsu scritto una grande verità: i figli si crescono con la cultura dell'amore. Brava.

Teresa Peluso 19/07/2017 - 19:58

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