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Dentro la scatola di latta

Primavera 2013.
Il solaio di casa mia andava bene ripulito; esso era più che una “stanza abbandonata” e polverosa, con spesse ragnatele che davano impressione fosse casa-salotto della famiglia Addams. C'era, accantonata, la piccola bicicletta-cross, protetta in un sacco di plastica trasparente, appartenuta a mio nipote. Poi, sparsi qua e là, un vecchio ventilatore a tre eliche; una sedia lignea anni '60; due comodini; rete da letto; vasellami; una cassapanca contenente abiti stagionali e una cassapanca contenente suppellettili “ripudiati” anni fa. Di quest'ultima cassapanca era stata la mia curiosità.
Dentro essa v'erano delle statuine, dei piatti da pareti, bottiglie decorate; oggetti di porcellana e di ceramica; un vecchio salvadanaio-libro della “Cassa di Risparmio delle Province Lombarde”; un ombrello e un sacchetto con tanti soldatini e indiani (giochi famosi anni '70) e... una scatola di latta di dimensione quasi identica alla scatola di scarpe, un po' ammaccata, coperchio a incastro, con dicitura a ogni lato “Lievito Bertolini”, facente parte delle famose confezioni degli anni '60 quando rifornivano i negozi alimentari (mio nonno ebbe la forneria) delle famose bustine di lievito in polvere, vendibili singolarmente alla clientela, per i dolciumi da fare in casa.
Dentro la scatola di latta v'erano degli scoloriti fogli, precisamente di un bianco sbiadito. Alcuni erano rosicchiati dal tempo, non certamente da topi. Del primo foglio estratto, subito una sorpresa in me; quel foglio un (probabile) vago ricordo (potrei averlo visto ancora da giovane): il “Certificato degli esami di proscioglimento dall'obbligo dell'istruzione elementare inferiore”, appartenuto a mio nonno Giovanni, e datato 27 agosto 1901.
Altro “estratto”: un involucro coperto da un elastico oramai secco, e dentro l'involucro alcuni santini, fotografie ingiallite, tessere militari... tutti materiali d'epoca!
Altro prezioso contenuto della scatola di latta: uno “sciupacchiato” libretto della seconda classe elementare: “I miei doveri”, sottotitolo: “diretta da una maestra”; libretto di settantadue pagine, stampato nel 1885 e, allora, vendibile al prezzo di 25 centesimi. Altri libretti “fantastici”, genere: devozioni, catechesi e preghiere, stampati a cavallo tra il 1906/1952.
Dopo i libretti storici, un foglio per la verità “troppo moderno”, o meglio dire “di un tempo recente”. In che modo sarebbe “entrato” nella scatola di latta, non saprei; magari, da qualche mio familiare? Del mio indagare era emerso un responso strano: nessuno lo aveva messo nella scatola. Bene, allora esistono fantasmi nel solaio! Di quel foglio “anomalo” tra i pezzi antichi mi era apparso un racconto scritto da una mano bambinesca; che l'autore avesse avuto sette/otto anni, per me era più che probabile. Gustoso il racconto, però inimmaginabile e un po' imperfetto in sintassi; eccovelo:
“C'era molto tempo fa, su una grande montagna uno spaventoso mostro, di nome : Gargol. Gargol che viveva solo in una grotta, si nutriva: di insetti e animaletti di piccole dimensioni. / Ma il suo mangiare preferito, era un grosso scarafaggio che viveva solo su quella montagna. / Un giorno dei turisti lo videro volare e diedero subito l'allarme alla polizia. / Al primo momento li credono pazzi, ma anche altre persone lo avvistano. Allora la polizia mandò degli uomini a perlustrare la zona, ma nessun poliziotto vide niente. / Il giorno dopo l'esercito mandò un elicottero da guerra, fatto un giro di ispezione, avvistò la strana creatura mentre volava. / L'elicottero aprì il fuoco e il mostro venne colpito e cadde. / Circa dopo un mese l'esercito mandò dei caccia bombardieri. Gli aerei fecero scappare il mostro. Di lui non si sa più niente.”
Dal foglio scritto a mano (del bimbo!) al foglio strappato da un libro scolastico di chissà quale epoca; in esso un testo titolato “Fiori traditori” (pag.13); un testo curioso, forse, interessato a mio padre o a mio nonno... tanto da conservarselo. Ma avrà avuto un suo scopo? Il testo:
“Ninetta ricevette in dono da una sua compagna di scuola un bel mazzo di fiori, che aveva nel mezzo una magnolia, e torno torno, bellissime rose. Il mazzo esalava un soave odore che si sentiva anche a qualche distanza. / Venuta la sera, Ninetta se ne andò a letto, accompagnata dalla serva, pose i fiori sul comodino, e si addormentò. / Un'ora dopo, la mamma, ritirandosi nella sua camera, andò a baciare i suoi figliuoli, ed entrando nella stanza di Ninetta, sentì un odore tale, che toglieva il respiro; spalancò le finestre, e portò fuori i fiori. / Ninetta si svegliò, e disse di avere un forte male di capo. / «Ti passerà, perché ho cambiata l'aria; non tenere mai fiori chiusi nella camera.» disse la mamma. / Povera Ninetta! Se nessuno fosse entrato, sarebbe forse morta, certamente avrebbe sofferto. / Il bacio della mamma la salvò.”
Il retro pagina (la 14ª) un altro testo, breve: “Il quadro di Camillo”: “Anni sono infierì in Italia una terribile malattia, che si chiama colera. / Nella città di Napoli ogni giorno morivano mille persone! Era una desolazione. / Tanti e tanti bimbi, poverini! restarono orfani, privi del babbo e della mamma! / Il nostro Re, sempre generoso, pensò di andare a consolare que' disgraziati. / Avrebbe potuto pigliarsi anche Lui la malattia, e morire; ma non si lasciò prendere dalla paura, e ci andò. / Si recò a visitare gli ospedali pieni di poveri colerosi, la maggior parte dei quali morì. / Là, in mezzo ai malati, s'incontrò coll'arcivescovo di Napoli, il quale con amorosa cura assisteva e consolava i poveretti che morivano. / Ebbene, il quadro che Camillo ebbe in dono dal babbo, rappresenta appunto l'incontro del Re coll'arcivescovo nell'ospedale dei colerosi. / A guardar bene quel quadro vengono le lagrime agli occhi.”
La pagina volitiva di mio nonno? A furia di pensarci, nonno Giovanni mirava e onorava la figura di Re Vittorio Emanuele.
Altro materiale dentro la scatola di latta... Il successivo “estratto”: un libretto dei certificati sanitari, d'inizio anno 1959, “...per tutta la famiglia dell'esercente, i cui componenti sono addetti alla preparazione, manipolazione e vendita di alimenti e di bevande.” (tra virgolette, così è espresso sulla copertina del libretto).
Poi... altro estratto. Oddio!, un manifesto funebre (il doppio di ampiezza di quelli attuali come d'affissione) datato 10 marzo 1945 (ancora con la guerra in corso): l'annunzio della morte di mia nonna Veronica, di anni 54.
Altro scrutinare dentro la scatola: il privilegio della mia curiosità. Due fogli, allegati, i meno emblematici della “compagnia”: una polizza di assicurazione contro gli infortuni, della durata di dieci anni, al costo globale di £ 135.300, pagamento annuale di dieci rate; polizza firmata da papà e datata 31 agosto 1955!
Successiva “estrazione”: un libretto personale intestato a mia madre per le assicurazioni obbligatorie invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria, maternità, tubercolosi; libretto emanato nel giugno 1940 dall'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale. Nulla di strano se non l'ultimo timbro dell'ufficio Inps, datato 20/03/1974. Ma come!, un libretto “usabile e condivisibile” anche a 29 anni dalla fine dell'era fascista. Che strano... il mondo!
Dopo estratto esso, ecco un altro libretto, abbastanza voluminoso (81 pagine): “Libretto di lavoro”, emanato dal Ministero delle Corporazioni, rilasciato a mia madre, in data “8 Giugno 1937 – XV”. La quarta di copertina, copertina cartonata, aveva l'effigie del Fascio, abrasa ma ancora ben evidente, poi “coperta” da un pastello color rosa. Nonostante ciò, la validità del libretto fascista era rimasta in vigore sino all'ultimo timbro eseguito dalla Ripartizione Servizi Demografici di Brescia: 10 gennaio 1966. I particolari curiosi del libretto erano le valutazioni come: “Iscrizione all'Opera Nazionale Balilla; tessera nr. 0361252” (purtroppo fu stata una obbligatorietà per la mamma, nonostante suo padre fervido partigiano); “Iscrizione ai fasci Giovanili...” (in bianco); Iscrizione al P.N.F. (in bianco); la domanda: “Ha partecipato alla Marcia su Roma?” (in bianco).
Altri elementi cartacei: cartoline, altre “grosse” fotografie ingiallite, alcune missive, un “Foglio di congedo illimitato” di papà e un barattolo, scrostato, dell'allora prodotto “Super-Cera Leonessa” della oramai scomparsa Industria Ceraria Bresciana. Del barattolo il mio immediato tentativo d'apertura; in esso varie medaglie delle quali tre storiche: una croce uncinata, datata 1940-XIX “Veemenza e tenacia” 11ªArmata; una medaglia del Ministero della Guerra; una medaglia Commemorativa Guerra Italo-turca. Molte cartoline del “Dopolavoro Forze Armate Frazionale”: scambi di saluti e auguri tra amici e familiari. Le missive, tutte con datazione con formula “li” (un muffitissimo d'epoca?), esaminandole eran lettere private e adattate il più possibile al carattere, alla mentalità, alla cultura del destinatario; una lettera era in realtà un “biglietto postale” per le Forze Armate, esente da tassa (che privilegio d'epoca!), datata P.M. 95 – 19/07/1942, scritta da un amico a papà:
“Caris.mo Amico, In considerazione della pochissima gioventù che esiste oggi dalle nostre parti, tenendo calcolo dell'infinità di donne disoccupate (cioè che sognano un fidanzato, e che desiderano la compagnia di un giovane, per sollevarsi un po' dalla triste e malinconica vita). / Considero la tua grande preoccupazione, e ti concedo il perdono, a riguardo del tuo lungo ritardo a rispondermi. (Di certo la comprenderai: è una frase ridicola tanto per scherzare un po' con un mio vecchio compagno d'orchestra e di vive serate). / Caro Flaminio con molto piacere appresi la tua cartolina, ti ringrazio del caro ricordo e di sapervi tutti di ottima salute, sperando d'un presto arrivederci con qualche giorno di licenza. T'invio una cordiale stretta di mano, augurandoti una lunga permanenza (senza nessuna preoccupazione in campo militare). Cordiali e vivi saluti ai tuoi Genitori e amici da me conosciuti. Amico A.Benedini”
Un telegramma da Roma per papà datato maggio 1963: “Vivissimi ringraziamenti per il gradito augurio con i saluti più cordiali. Egidio Ariosto - Sottosegretario Interno.”
Ponendo sguardi rapidi su missive storiche di mittenti a me sconosciuti, l'occhio mio si era saputo soffermare su un nome del firmatario: la lettera di papà ai genitori e sorella. Mai saputa di codesta lettera, veramente mai saputa! Con placidità mai ottenuta, per voglia di conoscenza mi immersi subito nella lettura:
“Bari, 19/01/1940 XIX . Come già vi ò detto sulla mia cartolina che il vostro, cioè l'assicurata l'ho ricevuta, e di nuovo vi ringrazio. Mi perdonerete se sono un po' a lungo a scrivervi, ma come già sapete mi è molto pesante lo scrivere, e per di più non si trova un'osteria libera per poter accomodarsi a scrivere perché son tutte occupate di soldati. Dei francobolli difficile trovarne per la massa di truppa, infine il posto più comodo è ancora la nostra casa, ossia le macchine che abbiamo... ma anche quelle sono sempre occupate dai miei colleghi, o per giocare a carte o per ripararsi dal vento e dalla pioggia che sempre qua esiste, ed altri per consumare il rancio. / Carissimi, non penserete che io con la mia chitarra e il mio canto me la spasso bene; tutte le sezioni “Automobilisti” mi vorrebbero insieme per poter passare un po' di giorni frettolosi, sicuro che tutti i giorni non sono uguali perché come vi potete immaginare, e come ben sapete Bari è zona di Guerra, perciò le Navi Ospitagliere che arrivano a questo Porto, cariche di feriti, sono cose incredibili! Non tutti i giorni sono felici. / Il 17 gennaio, giorno del mio compleanno,è arrivato in Porto la Ospitagliera Acquileia, la nave secondaria che abbiamo; potete, dunque, immaginarvi che razza d'un Colosseo, e tutto il giorno sempre a scaricare feriti, fra i quali ho individuato un amico di Manerbio, e tutti a farmi coraggio e a dirmi che fra un mese la Vittoria sarà nelle nostre mani, perciò sopportate anche voi che se tutto andrà bene... non mi manderanno in Africa dopo la vittoria contro la Grecia. A maggio o giugno siamo di ritorno; se si partisse oltremare per un anno e mezzo o due, io metterei la firma, sicuro che quando ritornerò... voglio essere più ricco di voi perché nel “nostro” corpo c'è molto da guadagnare. / Sono già cinque giorni che abbiamo le macchine al Porto, pronti per l'imbarco, ma fino ad oggi non si sa ancora niente. Vi scriverò una cartolina appena prima di partire, dove vi arriverà che io sarò già partito per l'Albania; prima della cartolina non aspettate altro da me perché lo scrivere mi costa soldi e salute. / Questa lettera datela da leggere alla mia fidanzata, la quale si preparerà ad attendermi. Caro babbo, quando arriverò non vorrai dire che hai girato e visto il Mondo più di me, vero? Proverò io il modo di spiegarti e a in segnarti qualche cosa... un po' più di stile moderno dei tuoi tempi... / A te, mamma, ho visto sbarcare al Porto il tuo amico << Il Duce >>; lo ho salutato credendo fosse un Ufficiale delle Camicie Nere, invece dopo alcuni minuti c'è stato mobilitato tutto il Porto di soldati, in seguito potresti immaginare. Non ammetto altro cose che ho visto perché quando una persona nasce alla Michela (frazione con poche case coloniche di un paese della Bassa bresciana [N.d.A.]) … <<giusto?>>... / Tu, Rina, se anche spiego di qualcosa capisci pure poco perché sei di Mairano. Al mio ritorno porterò una collana d'oro per te, un'altra alla Gina. Smetto di scrivere perché è ora tarda. Vi saluto e vi bacio con affetto. Vostro Flaminio. / Saluti a tutti. Ciao babbo e mamma e sorella Rina. Coraggio.”
Strabiliante! Scoprire lo scritto di papà a ben 73 anni di distanza!
Dentro la scatola di latta adesso era il vuoto: il fondo della scatola ferrea pareva come se avesse delle efelidi, piccole macchie tra il nero e il bruno... Ricomposi tutti i materiali dentro essa; non era il caso che creassi una bacheca in salotto per mostrare, a ospiti o amici, i reperti di così tanto valore dell'ambito familiare. E la scatola di latta ritornò “a vivere” nel baule. Vivrà altri decenni in silenzio? Chi la aprirà dopo di me?



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Racconto scritto il 17/08/2017 - 16:56
Da Gianmarco Dosselli
Letta n.113 volte.
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