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La pulizia

La pulizia


Mi hanno ordinato di alzarmi.
Ed io mi sono alzato anche se non riconoscevo l’autorità del giudice che me lo ha chiesto.
La corte è un’accozzaglia di fantocci, un teatrino, messi li per fare pulizia.
Anche io so fare pulizia e l’ho fatta ed anche bene.
Ho combattuto per la patria, ho estirpato gli invasori che hanno avuto l’ardire di mettere radici.
Li ho cacciati. Volevano impossessarsi della mia terra, di fabbriche, case, distruggendo i nostri palazzi, le nostre chiese.
Sono un capo. Si ho ucciso, ho dato ordine di uccidere. E lo rifarei di nuovo.
“L’imputato è riconosciuto colpevole dei crimini……”
Condannato !
Condannare me ?
Ma non finirò in gabbia io !


Estrasse da una tasca una boccetta e trangugiò un liquido, poi si sedette, rimase ancora vagamente lucido per poco, a sufficienza perché gli apparissero i volti di una moltitudine di bambini straziati dalle bombe esplose, la schiena di uomini crivellati dalle mitragliatrici, esplosioni e crolli di ponti, case distrutte e incendiate, tante, tante macerie da cui spuntavano esili mani di donna ancora vive, insanguinate che lo braccavano. Si sentì avvolgere dalla vampa del lanciafiamme e iniziò a roteare gli occhi, battersi per spegnere le fiamme che lo divoravano. Si senti prendere, il freddo delle catene ed il buio.




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Racconto scritto il 07/12/2017 - 17:57
Da Roberto Colombo
Letta n.152 volte.
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