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CORALLINA

CORALLINA
Questa è una fiaba che mi ha permesso ancora una volta di narrare, liberando la fantasia, gli aspetti più belli del territorio in cui vivo, che tanto ammiro e che mai vorrei rovinato o disprezzato, animato da piccole fatine magiche. Ognuna di loro simboleggia e protegge uno degli aspetti della natura: Corallina l’acqua e il mare; Olivetta la campagna e le terra; Soffietta i venti; Fiammina il fuoco. In questa storia mi soffermo sulla fatina Corallina.
Esiste un luogo bellissimo e incantato della Sicilia meridionale, con una grande scogliera bianca che domina, con il suo roccione scosceso, un mare meraviglioso dai colori cangianti che sfumano dal blu intenso, al turchese e al verde smeraldo, i tramonti si accendono di rosso e nelle gelide giornate d’inverno le acque si agitano, formando alte onde che si infrangono rumorosamente sulla spiaggia. Sullo sfondo un antico vulcano si è trasformato nei secoli in un tranquillo monte, ormai sede di un Santuario eretto in onore di San Calogero. La città, ricca di storia e di arte, è circondata da campagne coltivate a ulivi e a vigneti , su cui soffia spesso il vento, a volte lieve a volte forte e caldo, che trasporta con sé i profumi inebrianti di piante e di fiori della macchia mediterranea.
Questo luogo incantato è animato da piccole creature dotate di magia, le fatine buone, che utilizzano i loro poteri, per proteggere le meraviglie di quei luoghi.
Sono piccole poco più di un palmo con i visetti tondi e lunghi capelli e a seconda dell’incarico affidato loro, vestono in modo diverso. Quattro di loro erano diventate amiche e si incontravano spesso.
Corallina: fatina del mare e dell’acqua, con lunghi capelli scuri e un delizioso vestitino rosso, ricco di disegni e di applicazioni di corallo poiché risiede in un banco corallifero; Olivetta: fatina della campagna, castana e con gli occhi verdi, porta un abitino verde e argento come le foglie dell’ulivo dato che la sua residenza è stabilita nel cavo di un antico albero di ulivo; Soffietta: fatina del vento, con i capelli biondi e un abitino azzurro e bianco, risiede su una grossa nuvola; Fiammina, fatina del fuoco ha i capelli rossi e un abitino arancione e gironzola sempre nei pressi dell’antico vulcano. Si erano divise i compiti e ogni tanto si incontravano per scambiarsi opinioni ed esperienze e si aiutavano tra di loro, ma capitava, essendo capricciose e dispettose, che bisticciassero, ma finivano sempre per far pace e giocare di nuovo insieme. Ma chi dominava tutte, per il suo carattere prepotente, era Corallina.
Aveva dimora in un banco corallifero, nei pressi di Rocca Regina, un bellissimo promontorio con una fitta e selvaggia vegetazione che ricopriva la grande scogliera che scendeva in un ripido declivio fino alla spiaggia e a mare. Un mare trasparente, dai colori meravigliosi in cui lei si immergeva, spesso cavalcando il suo dorato cavalluccio marino, per ammirare quel mondo sottomarino ricco di numerose varietà di pesci e di flora. Ma la piccolina restava incantata con i suoi grandi occhi scuri ad ammirare luci, colori e forme incredibili che la vita produceva. Ma ciò che ammirava di più erano i lunghi e contorti rami rigidi del corallo. Le piaceva tanto che anche nel suo vestitino, che terminava con un volantino riccio, ripeteva i disegni e i colori rosso e rosato del corallo e qua e là lo aveva adornato con frammenti veri.
Un giorno mentre volava con le sue piccole ali sopra il mare, percepì con le sue orecchiette puntute verso l’alto, il pianto di un ragazzo seduto su una roccia che stava sulla spiaggia. Leggera come una farfallina, muovendo le piccole ali, si adagiò sulla spalla del giovane, si aggiustò il vestitino e spinse indietro i lunghi capelli neri che si erano aggrovigliati un po’, dato che per sbrigarsi combinava sempre qualche pasticcetto. Il ragazzo piangeva e non si accorgeva della sua presenza. Allora Corallina gli tirò un ciuffo di capelli con le sue minuscole manine e il giovane si girò di scatto guardandola sbalordito.
- E tu chi sei?-
- Uffa finalmente! E da un po’ che ti chiamo! Sei sordo? Sono Corallina, fatina dell’acqua e del mare e sono giunta qui perché ho sentito che piangevi. Che ti succede?-
- Oh, cosa vuoi capirne tu dei problemi degli umani, sei solo una fatina!-
- Impertinente, cosa ne sai di me! Su dimmi il perché di queste lacrime altrimenti vado via..
- Sono triste perché ho finito gli studi e vorrei lavorare, i miei sono poveri ed io non so cosa fare. Ho trovato un lavoretto in un ristorante, ma io vorrei fare altro e non so cosa.
- Come ti chiami?
- Mi chiamo Emilio.
La fatina restò un po’ pensosa, poi scosse un po’ i capelli e lo invitò a seguirla. Ma lui non capiva, così lei lo strattonò e si mise a volare con Emilio al seguito, in volo con lei.
Emilio guardava sbalordito il mare sotto di lui e non riusciva a credere che stava per volare, come se avesse le ali anche lui. Poi si immersero in mare, malgrado le proteste del giovane che pensava sarebbe morto di sicuro annegato, ma non successe nulla di tutto ciò. Per una sorta di magia respirava tranquillamente e riusciva a vedere il ricco mondo che esisteva sotto il mare. Naturalmente la vanitosa fatina lo portò lì dove c’era il banco corallino, per far vedere ad Emilio che esistevano coralli come quelli del suo vestito e che in quel mare esisteva un corallo speciale color rosa, formatosi in seguito alla attività di un grande vulcano sottomarino che un giorno decise di emergere dal mare.
- Guarda che meraviglia! - Sembravano infatti degli alberi marini colorati di rosso e di rosa. -
- Ma è davvero splendido- rispose Emilio che, con sua grande meraviglia, parlava tranquillamente sotto il mare.
- Lo sai che potresti fare delle cose mirabili con il corallo? Esistono artisti che hanno creato delle opere d’arte con esso e che si trovano in importanti musei siciliani. – Gli guardò poi le mani, girandole avanti e dietro e continuò : - Hai le mani d’artista e secondo me ti piace l’arte e le cose belle. Sbaglio?-
- No, non sbagli – rispose Emilio - Ho studiato presso l’istituto d’arte. Ogni tanto mi piace disegnare e poi scolpisco figurette di legno. Creo piccoli gioielli con le conchiglie -
- Perché non provi con il corallo?- consigliò la fatina – Verrebbero fuori delle meraviglie! però prima di cominciare, devi visionare i tuoi lavori nella tua testa. Nulla si realizza che non sia stato precedentemente immaginato. Non lo sapevi? E se immagini qualcosa e la vuoi veramente essa si realizzerà!- sentenziò la minuscola creatura che nel dire quelle parole aveva sgranato gli occhi e sbattuto le lunghe ciglia scure.-
Forte di queste verità e contenta di ciò che aveva detto al giovane, riportò Emilio sulla spiaggia e una volta con i piedi a terra, Corallina lo esortò e iniziare dei lavoretti e che sarebbe tornata a trovarlo per vedere cosa aveva fatto. Dopodiché volò via.
Emilio che aveva portato con sé dei rami di corallo, iniziò ad operare ricordando delle indicazioni che aveva studiato alla Scuola d’Arte. Iniziò a lavorare collane, ciondoli, bracciali ed orecchini e mise in essi fantasia e idee, ed infuse un grande entusiasmo e amore nel farli. La sua fantasia si sbizzarriva sempre più e non si staccava dal lavoro. Non pensava più a piangere e ciò che faceva gli piaceva un sacco, ma spesso purtroppo veniva denigrato dai suoi paesani che non capivano i suoi lavori e nessuno li acquistava. Un giorno però, si trovò a passare un gruppo di stranieri che si trovava in vacanza in città e nel gruppo una signora si soffermò davanti il banchetto di legno del ragazzo. Era sbalordita per quei monili e rimase incantata a guardare, infine decise di acquistarli tutti.
Quello fu anche l’inizio per Emilio e da quel momento tutti gli altri visitatori e cittadini iniziarono a richiedere quei gioielli. Poi visto il successo, migliorò la sua produzione. Dopo qualche tempo aprì un negozietto nel centro cittadino e così andò avanti, realizzando ciò che aveva progettato.
Ogni tanto, nei rari momenti liberi, si recava nei pressi di Rocca Regina sperando di incontrare Corallina, quella mocciosetta, che aveva saputo leggere nel suo cuore e aiutarlo e alla quale si era ormai affezionato.
Vide che lo aspettava un po’ nervosetta vicino la spiaggia, mentre sbatteva velocemente le piccole ali e volteggiava leggera sullo scoglio. Appena furono vicini si posò con molta grazia sulla mano che lui aveva già aperta e quasi subito le iniziò a raccontare del suo successo. Lei lo lasciò parlare annuendo con la testina che aveva ornato per l’occasione con un gruppetto di corallini a forma di fiore.
Non c’era niente da fare, si era presa una cotta per quel ragazzo, ma lui non se ne accorgeva proprio. Era un amore impossibile, rifletteva la piccola creatura. Poi disse:
-Continua così, ma non fermarti e accogli chi vuole seguirti nel lavoro, così puoi fare più cose e aiutare qualcuno-.
Anche questa volta Emilio segui il suo consiglio. Progettò un laboratorio e vi fece lavorare altri giovani e poi pensò di fare tante altre cose, ma sempre nel rispetto di chi lavorava con lui e nel rispetto di quel mare incantevole che amava più di ogni cosa.
A volte ci disperiamo pensando di non possedere nulla e non ci accorgiamo dei tesori che ci circondano e che la nostra vita dipende spesso da noi e dalla nostra capacità di scoprire le ricchezze che abbiamo nella nostra mente.
Questa è una delle vicende di Corallina, ma anche Olivetta, Soffietta e Fiammina ne hanno combinato e ne combinano ogni giorno di tutti i colori, adorabili e minuscole fatine magiche che con le loro piccole bacchette e la loro magia avvolgono con un velo amoroso questo luogo di meravigliose bellezze e di grandi speranze.



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Racconto scritto il 13/12/2017 - 12:48
Da Patrizia Lo Bue
Letta n.95 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Grazie carissima

Patrizia Lo Bue 13/12/2017 - 21:15

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Grazie carissima

Patrizia Lo Bue 13/12/2017 - 21:15

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Ti ringrazio del commento

Patrizia Lo Bue 13/12/2017 - 21:14

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Delicata e saggia fantasia!
Un saluto

Grazia Giuliani 13/12/2017 - 20:17

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Grazie Giancarlo

Patrizia Lo Bue 13/12/2017 - 17:13

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simpatico racconto tutto da gustare tra
le fatine

GIANCARLO POETA DELL'AMORE 13/12/2017 - 17:03

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