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INCIPIT PER UN NOIR

Le istruzioni sono:

partendo da questo incipit scrivi un racconto noir: "Era morta. Mortissima. Stramorta. La cosa dentro la vasca era morta. Sì, perché quella non era più la professoressa Marini, ma una cosa gonfia e livida che galleggiava come una camera d’aria. Era stato lui. Era stato lui a fare quello. Arretrò con le spalle al muro. L’aveva uccisa per davvero. Come aveva potuto avere ucciso un essere umano? Si gettò sul water e vomitò. Me ne devo andare subito, si disse."


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Luci dell'alba

Era morta. Mortissima. Stramorta. La cosa dentro la vasca era morta. Sì, perché quella non era più la professoressa Marini, ma una cosa gonfia e livida che galleggiava come una camera d’aria. Era stato lui. Era stato lui a fare quello. Arretrò con le spalle al muro. L’aveva uccisa per davvero. Come aveva potuto uccidere un essere umano? Si gettò sul water e vomitò. Me ne devo andare subito, si disse.
Eppure fino a due ore prima, quando Avril si svegliò alle prime luci dell’alba tutto sembrava normale, come ogni mattina, anche se la monorotaia quel giorno arrivò più tardi del solito. In genere il bus 35k che faceva un percorso circolare intorno alla città, aveva ritmi regolari anche nell'ora di punta; infatti, i passeggeri abituali, raggiungevano le pensiline con una precisione quasi degna di un orologio svizzero.
Il quartiere IV della zona sud, non era particolarmente affollato; in realtà in passato era principalmente una zona industriale e commerciale, con pochissime zone residenziali. I genitori di Avril si trasferirono in quell’area appena sposati nel giugno del 2052, quando il consiglio metropolitano decise di cambiare la destinazione d’uso di alcuni centri commerciali, creando i primi contesti abitativi.
Le vecchie aree industriali che furono costruite in tempi da record con pannelli di cemento e putrelle in acciaio, ora in decadenza, facevano da cornice ad alcuni palazzi per uffici con vetri a specchio che riflettevano fasci di luce sino al tramonto, con effetti luminosi inaspettati in quel luogo pervaso di polveri sottili e asfalto. Le case erano costruite ex-novo a macchia di leopardo oppure erano ricavate dallo smembramento di vecchi Mol che giacevano come cattedrali nel deserto.
La fermata dell’unico mezzo pubblico che transitava nell’area fu istituita solo dopo un lungo iter di richieste, accolta finalmente solo per l’intervento di qualche burocrate forse “incentivato” a risolvere la questione con la promessa di un facile guadagno.
Avril quella mattina era eccitato per il programma che aveva organizzato insieme all’amico June. In attesa alla fermata, osservava con attenzione i movimenti intorno a lui: l'uomo d’affari con la valigetta e l’impermeabile, che spuntava sempre da un vicolo adiacente con sguardo fisso sul marciapiede, procedeva impassibile, quasi avulso da tutto il mondo intorno. Vero è che il crollo improvviso della Banca Centrale UniVersus aveva messo in agitazione i magnati della finanza già da qualche mese. La studentessa, dai capelli color ruggine, era rigorosamente impegnata sul testo scolastico per cercare di carpire gli ultimi sprazzi di memoria dalle schermate del tablet in dotazione. La nonna in tuta blu, dall’aspetto ancora piuttosto giovanile, attendeva seduta con i sacchi di biancheria purificata e stirata, perché stava per recarsi dalla figlia, come ogni mattina, per accudire la prima nipotina appena nata.
Poi c’erano altri studenti e alcuni lavoranti a cottimo che si preparavano al loro prossimo turno presso le acciaierie della zona VII più a nord. Questi avevano preso residenza in massa nel quartiere, approfittando dei canoni a prezzo politico della edilizia a basso costo.
Il bus arrivò di gran carriera visto il ritardo di ben oltre i 5 minuti.
Le porte a scomparsa si aprirono di scatto e Avril si precipitò per primo ad occupare uno dei pochi posti rimasti liberi.
La linea percorreva per lunghi tratti il letto del fiume Potomac, ormai in secca da almeno un paio di decenni, da quando i grandi parchi naturali dell'area cominciarono a lasciare il posto a lande desolate abitate per lo più da cani randagi e animali selvatici e comunque fuori da ogni controllo da parte della rete civica.
Guardando dal finestrino Avril si accorse che la sua destinazione era prossima perché in lontananza vide la sagoma imponente del Pentagono dietro una massa di arbusti, che in quel tratto erano cresciuti al bordo del binario. Al suono della fermata con un balzo fu subito sul marciapiede.
La struttura del Pentagono fu smantellata nel 2029 ma nessun progetto venne mai approvato negli anni successivi, nonostante le pressioni del G30 mirassero ad una più ampia ristrutturazione o cambiamento di destinazione. Completamente vuoto, era il covo di malintenzionati e teatro di traffici illeciti comunque di fatto tollerati dalla security purché non ci fossero interferenze con la vita sociale. Per Avril era semplicemente il luogo di incontro con il suo amico June, per filmare le loro acrobazie tra le macerie, lungo le scale di emergenza e saltando dalle pareti o finestre senza vetri.
June puntuale all'angolo sfoggiava un berretto nero, una t-shirt dei musicvortex e micro telecamera con stabilizzatore di immagini posizionata sul braccio.
“Forza sbrigati! La luce dell'alba non aspetta noi!” disse June.
“E’ quella cavolo di monorotaia… merda …. lascia perdere!”
“Come mai hai cambiato idea all’ultimo momento? Non avevi il test di recupero di scienze biogenetiche con la “cammella”? - disse June
“Chi, la prof. Marini? E’ arrivata dall’Italia da sei mesi e si già presa l’influenza. La vediamo tra un mese… fidati... ce la spassiamo per un po’!”
Si precipitarono subito verso l'ala est passando da alcuni pertugi per arrivare ad un cortile interno che aveva un unico sbocco verso l'alto. Le riprese delle loro evoluzioni avrebbero preso una luce naturale con gli effetti di riverbero del sole nascente, come già da tempo avevano progettato.
Il primo balzo fu quello di June che camminando sul cornicione, rimbalzó su una tettoia per poi piroettare all’indietro su un davanzale al primo piano. Avril fece un applauso che riecheggiò in quel luogo di desolazione, poi iniziò a pensare al suo salto.
Aveva in mente qualcosa di spettacolare. Un lancio con corda elastica e rimbalzo verso la finestra vuota del 10’ piano; un esercizio di precisione quasi balistica misto ad adrenalina pura.
Era pronto e concentrato. Un fremito lungo le mani che ora stringevano la corda, ben agganciata lungo la gamba destra. Poi il lancio. June filmava con cautela cercando di catturare ogni particolare.
Il salto era perfetto. La traiettoria era precisa, millimetrica. D’un tratto, nel punto di massima estensione del cavo, a due centimetri dal suolo, la forte tensione causò la rottura improvvisa del supporto a monte dell’elastico. Avril perse la coordinazione e fu sbalzato al suolo su una lamiera piatta, per poi rimbalzare verso l’intercapedine tra una parete crollata ed una colonna di cemento. Rotolò senza controllo e cadde in una breccia che si era aperta per la caduta di una trave di sostegno.
Fece un altro volo di 2 metri, ma atterrò su un cumulo di macerie, cartoni e plastica del piano inferiore che attutirono la caduta.
“Ehi!! Avril!! Ci sei? Tutto a posto?” - disse June
Avril era ancora sconvolto.
“Ci sono, ci sono! Tutto ok. La gamba... però... mi fa un male cane, ma non penso di essermela rotta. Dammi una mano, forza!”
June fece alcuni balzi sui cornicioni e arrivò al piano terra. Si infilò nell’intercapedine dove era sparito Avril e fece capolino lanciando il cavo per far risalire l’amico.
“Attacco il cavo poi tirati su ok?”
“Ok. ...ma aspetta, qui c’è un sacco di roba interessante.Passami lo zaino che ho una torcia. Faccio un po’ luce.. “
La stanza in realtà era un laboratorio. Banchi di lavoro, scrivanie e vecchi computer. Qualche vetrina e bocce di liquido ormai essiccato. Vetri rotti dappertutto.
Avril si guardò intorno, poi notò un luccichìo su uno scaffale. Era un contenitore d’acciaio coperto di polvere in apparenza ancora integro.
Si avvicinò e lo prese. Era chiuso con ganci di sicurezza e il coperchio aveva una scritta quasi illeggibile. Passò la mano e riuscì a leggere: “secret military program - area 51 “
In quel momento si sentì un vociare provenire dai piani superiori e passi in avvicinamento.
Non erano soli.
“June presto, dobbiamo andare”
I due ragazzi capirono subito la situazione.
June calò la corda e Avril salì rapidamente in superficie portando con sè l’oggetto celato nello zaino.
Corsero tra i cunicoli che ormai conoscevano a memoria e saltarono fuori in pochi minuti senza lasciare tracce.
“Ehi Avril qui c’è movimento anche di prima mattina. Non è più un luogo sicuro. Ora devo andare al corso sono già le 9:00. Ma cosa cavolo c’era là sotto?”
“Nulla, un po’ di roba vecchia. Anch’io vado. La gamba è a posto ma mi faccio un riposino a casa. Oh...mi raccomando... il video!”
June rispose con il pollice all’insù.
Si salutarono ed ognuno prese la propria strada.
Avril era curioso di vedere il contenuto della scatola, ma non era sicuro che la cosa fosse saggia. I genitori erano via per lavoro e non sapeva a chi chiedere aiuto. Area 51, ne aveva sentito parlare ma il corso di geostoria non era proprio il suo forte.
“La prof. Marini!” - pensò.
“Lei certamente mi può dare una mano e magari mi prenderò un bel voto per la scoperta.”
Sapeva che era a casa indisposta e trovò l’indirizzo con la rete dati. Il nome della via indicava una zona limitrofa al suo quartiere.
Prese la monorotaia e scese dopo due fermate, poi a piedi fece tre isolati a piedi.
Le casette basse con i piccoli giardinetti distinguevano quella zona residenziale non certo altolocata ma evidentemente riservata a cittadini con stipendio fisso, magari registrati sul libro paga del governo.
Arrivò al numero 43 della III strada.
“Professoressa Chiara Marini” sul campanello.
Suonò due volte.
Passò almeno un minuto, poi si sentirono dei passi.
La prof. Marini aprì la porta e vide Avril.
“Cosa ci fai qui! Non dovresti essere in classe?”
“Anch’io non mi sento bene oggi. Ma in realtà devo farle vedere una cosa, posso entrare?”
Si accomodarono nel salotto e la prof. Marini si sedette sulla poltrona.
Avril aprì subito lo zaino e mostrò il reperto alla prof. che alla vista dell’oggetto e dopo avere letto la scritta balzò subito in piedi.
Non pronunciò una parola e si avvicinò.
“Ho pensato di aprirla insieme a lei!” - disse Avril
“Potrebbe considerare questa scoperta come recupero sui voti del I trimestre” - aggiunse
“Non scherzare Avril. La cosa è seria. Ma dove hai trovato quest… lascia stare! Tu rimani qui e non ti muovere”
La prof. Marini prese l’oggetto e si recò in bagno. Chiuse la porta.
Si avvicinò al lavabo e appoggiò la scatola sul mobile.
Pulì con un panno morbido poi avvicinò le dita ai ganci e aprì.
Dentro c’erano sacchetti sigillati con codici a barre e descrizioni incomprensibili, contenenti materiale in pillole e frammenti di svariati colori.
La curiosità fu tale che la prof. decise di tagliare un sacchetto e prese con le mani un frammento color ambra. Era freddo e scivoloso.
Subito avvertì un prurito sulle le dita e poi un formicolìo lungo il braccio.
Lasciò cadere tutto nel lavandino per lo spavento e poi si sedette sul bordo della vasca.
Avril cominciò a sentire dei lamenti e poi un tonfo.
“Prof. tutto bene? Mi sente?”
Si avvicinò alla porta del bagno e aprì leggermente. Non poteva credere ai suoi occhi.
La prof sembrava morta.
Era morta. Mortissima. Stramorta. La cosa dentro la vasca era morta. Sì, perché quella non era più la professoressa Marini, ma una cosa gonfia e livida che galleggiava come una camera d’aria. Era stato lui...
Come poteva immaginare una cosa del genere?
Corse fuori da quella casa. Corse veloce. Più che poteva.
Poi arrivò a casa stremato.
La sua testa scacciava quella immagine, ma non poteva. Quella cosa orribile!
Non mangiò nulla e trascorse l’intera giornata fissando il vuoto sperando che tutto ciò non fosse vero, che fosse solo immaginazione.
Il giorno passò e la notte fu infinita.
Avril si alzò dal letto all’alba con la testa affolata ancora di pensieri.
Era ancora vestito. Uscì di casa e si avvicinò alla fermata.
Vide l’uomo d’affari avvicinarsi con la valigetta. Nell’angolo la studentessa dai capelli color ruggine e seduta la signora in tuta blu. Gli operai in attesa del bus 35k.
Quella mattina era puntuale.
Le porte scorrevoli si aprirono lentamente e Avril cercò subito il suo posto, poi appoggiò la testa al vetro.
In lontananza si udì il suono di sirene spiegate. Provenivano dalla III strada ed erano sempre più vicine. Poi passò a gran velocità un veicolo dei soccorsi seguito da un blindato della security. I sistemi di sicurezza obbligarono la fermata del veicolo pubblico e ci fu un ritardo di 5 minuti.
Ma a Avril che importava “ormai era morta, stramorta” - pensò, mentre le prime luci dell'alba scorrevano davanti ai suoi occhi.



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Scrittura creativa scritta il 18/06/2017 - 13:32
Da Alessandro Rimoldi
Letta n.184 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Scusa: tuo. Racconto salutissimi Aurelia

Aurelia Strada 21/06/2017 - 07:32

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Ho trovato interessante il ruo racconrro peexhé mi ha immesso in ambienti, situazioni, mondi estranei alla mia sensibilità ed esperienza e tutto ciò mi è piaciuto..complimenti Aurelia

Aurelia Strada 21/06/2017 - 07:31

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