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AL BUIO IN UNA CAVERNA

Le istruzioni sono:

La scena si svolge in una caverna. Il protagonista, assieme ad altre persone, si ritrova improvvisamente al buio. Quali sono i suoi pensieri e le sue preoccupazioni? La grotta ha dei pericoli. Cosa succederà? Quale sarà la conclusione? Scrivere una storia così ambientata.


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Dentro la grotta dell\'anima

La scena si svolge in una caverna. Il protagonista, assieme ad altre persone, si ritrova improvvisamente al buio. Quali sono i suoi pensieri e le sue preoccupazioni? La grotta ha dei pericoli. Cosa succederà? Quale sarà la conclusione? Scrivere una storia così ambientata.



Mentre mi accingo a raccontare un pensiero sfiora la mia mente, riuscirò a penetrare il cuore della gente e farmi ascoltare?


"La mia anima mi scuote come d’incanto e mi tranquillizzo, faccio un lungo sospiro e mi lascio andare, infondo non è importante mi dico, quello che conta è che ho delle cose da dire, forse soltanto a me stessa!


La mia vita scorre veloce e non voglio trascurare niente ora, so di non aver molto tempo per cui mi accingo a scrivere senza pensarci troppo so che devo farlo, ho rimandato per troppo tempo per paura di essere giudicata dalla gente e da tutti quelli che per caso o non ha caso, fanno parte della mia esistenza in qualche modo.


Sono la figlia di mezzo in tutti i sensi, quella arrivata per caso, senza che nessuno aspettava, quindi molto ingombrante per mia madre e forse per mio padre non so, ma la sensazione che provavo e che sentivo era questa.
Non credo nel destino, credo piuttosto nell'amore e alla devastazione che opera quando questo viene a mancare, so sulla mia pelle, perché l'ho vissuto fin dalla nascita.
La sua mancanza è stata determinante nel procedere nella vita, mi ha resa vulnerabile ed esposta a tanti pericoli, condizionando sempre le mie scelte in tutti i sensi.
Per fare qualsiasi cosa ho dovuto lottare per la sfiducia che sentivo verso la mia persona e su gli altri, paurosa di intraprendere qualsiasi decisione, dentro sentivo un vuoto immenso che non riuscivo a colmare mai, è mi devastava nel profondo dell’anima.
Tutto questo comunque lo so ora, confesso che prima non sapevo di certo cosa avessi per sentirmi cosi!
Tante cose erano state rimosse e rilegate all’oblio per cui irraggiungibili, senza sapere sentivo un’inquietudine perenne, ero sempre alla ricerca di qualcosa ma non sapevo cosa, spesso alla deriva con stati d’animo oscillanti, tremendi, che mi rilegavano in una solitudine senza confini.
Capivo di non aver mezzi per aiutarmi c’èra un divario tra quello che volevo fare e quello che sentivo e non riuscivo a incontrarmi mai, trascorrevo la vita tra alti e bassi e oscillavo tra una depressione e un’altra continuamente. Ero cieca sorda e non so come spiegare la sensazione tremenda che sentivo nel procedere passo dopo passo in questa giungla di pensieri orribili che mi dominavano notte e dì continuamente.
L’energia spesso mancava e mi sentivo fiacca senza aver fatto niente, non capivo perché dovessi sentirmi come dentro un deserto, sempre, anche quando pensavo che non mi mancasse niente infondo.
M’illudevo che potesse bastare, ma non bastava mai.

Un giorno mi sono sentita persa, in un attimo mi sono affannata non c’era più tempo per niente, la disperazione nel realizzare questo pensiero ha preso il sopravento lasciandomi in preda alla paura.
Ma devo ringraziare tutto questo perché se non l'avessi provato, non mi sarei resa conto che dovevo aiutarmi a svincolare la matassa della mia vita per potermi finalmente incontrare.
Nell'anima delle donne si nasconde una Dea e alla fine viene fuori urlando per farsi sentire, la mia ha dovuto urlare forte per arrivare alla mia coscienza e scuotermi profondamente, di certo non potevo ignorarla non me lo permetteva, mi scuoteva faccendoni tremare, mi svegliava con incubi tremendi e passavo ore e ore in preda al terrore senza riuscire a ignorarla, testarda come un mulo mi trascinavo in questo inferno senza porvi rimedio, illudendomi che poi sarebbe cessato, ma cosi non è stato mi trascinavo al lavoro in uno stato pietoso cercando di non mostrare l’inferno che sentivo, con mille artefici nascondevo quella parte di me cosi sofferente per paura degli altri e di nuovo mi sentivo senza radici sbattuta dal vento senza riuscire a fermami, gli incubi non erano solo notturni, tutta la vita era diventata ormai un incubo tremendo senza fine. Sentivo nemici attorno a me pronti a farmi del male in ogni istante ero ridotta a brandelli, senza via d’uscita, so che c’era ma io non riuscivo a vederla, tutto ruotava attorno a me in modo assurdo, soffocante e volevo solo morire per trovare pace.
Se non avessi amato la vita cosi disperatamente credo e sono convinta che mi sarei lasciata andare alla deriva completamente, ma la dea interiore ha urlato più forte è finalmente sono riuscita a sentirla una notte mentre cercavo di far cessare la paura, non so di preciso come, ma ho sentito una voce dentro di me che mi diceva di stare tranquilla, tutto si sarebbe risolto, non ero poi sola, a pensarci mi vengono ancora i brividi per l’emozione che ho provato in quell'attimo in cui mi sentivo sola con me stessa, terribilmente.
E' arrivata al mio cuore e mi ha fatto piangere di commozione e per il dolore profondo che da una vita provavo Cosi quello è stato l’inizio della mia risalita verso la luce, verso la vita, quella vera, fatta d’amore di comprensione e di consapevolezza.
Credo e so con certezza che non potevo più nascondermi da me stessa, dovevo farmi aiutare e raggiungermi per sapere per porre fine alla desolazione della mia anima.
Confesso che non è stato facile e ancora non lo è completamente, ma ormai mi sono avviata e so' con certezza che porterò a termine il mio percorso interiore e sarò quella che devo essere da sempre prima che il tutto accadesse!
Conosco le motivazioni della mia sofferenza e s' cosa devo fare giorno per giorno per aiutarmi e vero che in certi momenti mi sento ancora persa, ma prontamente reagisco e non mi causo altro male, pian piano sto procedendo e questo alimenta sempre più la fede che sento nella vita e per la vita.
Mi sono rilegata dentro un matrimonio che non sentivo mio, la paura di essere sola non mi permetteva di scappare e puntualmente mi facevo maltrattare soffrivo come un cane, sola era peggiore, non avevo la forza di andare di cercare la mia strada, restavo per paura per disperazione, mi odiavo con tutte le forze per non sapermi dare niente di ciò che volevo, mi nascondevo dietro l’illusione tremenda che fosse giusto cosi, pensavo di non meritarmi niente, la paura dominava completamente la mia vita e diventavo una preda, ma infondo lo ero da sempre fin da bambina poiché desiderosa d’amore e di accettazione da parte di mia madre che non ho sentito mai mia, distante da me sempre, volevo volare ma non riuscivo a spiegare le mie ali, la mancanza mi teneva ancorata alla terra e allo stesso tempo non avevo radici, oscillavo nel vento come una canna fragile che da un momento altro si poteva spezzare. Con molto rammarico devo ammettere che mi sono sentita spezzata tante volte, sia da adulta sia da bambina, ingenua fino a credere che mi volesse bene anche chi sprofondava i suoi artigli nella mia tenera carne
. Ancora qualche volta mi chiedo chi abitasse la mia casa per riuscire a farmi male cosi!
Di certo per lungo tempo non ho creduto che a me fosse successo ciò che si sente alla tv o si legge sui giornali.
Mi assaliva l’angoscia e rinnegavo la verità con tutte le mie forze e mi punivo per averlo solo sfiorato con il pensiero e sola mi sentivo, volevo piangere e non riuscivo a versare neppure una lacrima, non potevo, pensavo di dover crollare poi senza rimedio e sapevo di dover essere forte sempre e comunque, non sopportavo la mia debolezza e mi convincevo disperatamente che niente mi doveva scalfire, indossavo una maschera perenne e alla fine non sapevo più chi ero, quella corazza mi proteggeva da me stessa e dal dolore profondo che nascondevo, infondo a quel pozzo della mia anima, non vivevo realmente come un cane mi accontentavo di briciole rubate al padrone cattivo che mi custodiva prigioniera senza sbarre, ma peggio molto peggio perché il mio cuore era chiuso a qualsiasi sentimento.
Figlia di nessuno mi sentivo, sorella di nessuno e madre di nessuno non potevo permettermi di esserlo mai per paura di far trapelare il mio disagio, senza riuscire a dirlo neppure a me stessa.
Quando la maschera ha cominciato a cadere, mi sembrava di non farcela, dal profondo è venuto fuori l’inferno, una sofferenza antica infantile,primordiale e tremenda, che non sapevo di poter contenere, giorno dopo giorno ho sfilato il mio corpo, la mia anima, il mio cuore e sono riuscita a raggiungermi nella parte più vera di me stessa, che gioia ho provato!
Niente era perso, ero ancora lì ad aspettarmi per incontrarmi e per darmi ciò cui avevo sempre aspirato da quando ero bambina.
Quelli che mi avevano fatto del male non sono riusciti a prendere quella parte profonda che è in ognuno di noi da sempre, da quando le due cellule s’incontrano e danno via alla vita, quell'essenza divina che ci appartiene e che appartiene a tutti gli esseri del mondo.
La consapevolezza di ciò che sono venuta a sapere si è dispiegata attraverso un percorso di analisi terapeutico intrapreso giorno dopo giorno pezzo dopo pezzo, ricostruendo la mia vita, a questo percorso hanno contribuito i sogni, le intuizioni e le risorse nascoste dentro di me, che mi hanno aiutato a rielaborare le sensazioni, le parole e i concetti espressi durante il percorso.
Giorno dopo giorno sono stata aiutata a procedere nel mio profondo senza esserne sopraffatta, ma sostenuta con determinazione quando la sofferenza arrivava a livelli intollerabili e da sola non potevo gestirla. Si è stabilito un rapporto di fiducia e si è proceduto alla ricostruzione della mia personalità delle mie emozioni liberando le impressioni negative e le varie ferite che ancora mi portavo dentro, il senso di abbandono provato e tutto ciò che ne consegue da questa ferita.
Le violenze psicologiche subite e quelle fisiche sono venute allo scoperto con tutti i sensi di colpa provati per non sapermi amare, poiché non sono stata amata da bambina e accettata dalle persone che mi ruotavano attorno allora, reagendo sempre e comunque a schemi mentali errati per la mancanza di fiducia nella mia persona, perché nessuno mi aveva insegnato e dato fiducia da piccola, calpestata nel profondo dagli adulti e calpestandomi a mia volta per non sapere altro fare, permettendo a tutti quelli che sono entrati in contatto con me di calpestare la mia interiorità perché abituata a conoscere solo questo, nient’altro.
La rabbia che invadeva la mia persona era per il senso d’impotenza che sentivo nel non riuscire a farmi rispettare, dipendente totalmente da altri perché da sola mi sentivo morire.
Per cui gli altri diventavano sempre più importanti di me e puntualmente approfittavano delle mie debolezze e disagi, dicevo no senza convinzione per paura di essere rifiutata ed esiliata.
Poi mi sono esiliata ed emarginata da sola quando non sono stata più in grado di difendermi, evitando tutte le situazioni che mi facevano provare disagio, il tutto poi si è esteso a tutto, anche alle cose più semplici, mi sono privata di tutto e non ho mai avuto niente, ero esasperata affannata e sofferente, ma non riuscivo a uscirne da sola, ormai mi ero spinta oltre, molto oltre.
Non tolleravo nessuno e il panico faceva da padrone in tutte le occasioni, indossavo maschere per tutto altrimenti non era possibile fare.
Mi sentivo male sempre di più e mi odiavo profondamente per questo, continuavo a chiedermi senza trovare risposte perché dovessi sentirmi cosi.
Ora so perché, so cosa è avvenuto e cosa mi abbia trasformato in un vegetale, non è stato un " cancro", peggio molto peggio, è stata una sofferenza senza confini senza argini, terribile e profonda.
Finalmente inizio a dirmi ciò che è stato, fino a ieri negavo completamente l’evidenza per paura di ammettere la verità a me stessa, illudendomi che potessi farcela comunque, non si può eliminare il dolore se non si affronta e si riconosce poiché tale, ci giri attorno e rimane sempre, perché ogni passo lo fai con vecchi schemi di paura e non c’è soluzione, è come un cane che si morde la coda perché non riconosce che è sua. Davvero terribile vivere cosi dominata dalla paura.
L’amore non ho mai capito realmente cosa fosse, perché non l'avevo mai provato realmente.
Quando mi sono fatta male, davvero tanto male ho sigillato me stessa per paura che venisse fuori il mostro, rilegandomi in una sorta di niente, ma non potevo lasciarmi andare mai, l’ultima volta mi aveva quasi uccisa, ridotta a brandelli e ho dovuto faticare tanto per ricucire tutte le ferite, non so neanche come ho fatto, volevo gettarmi via, che squallore!
Sapevo che non c’era soluzione per quella parte di me…
Il male e non è solo fine a se stesso si espande si moltiplica e se non poni rimedio, non finisce mai.
Viene trasmesso per generazioni e generazioni e di certo io non volevo questo, ma tra quello che pensavo e le mie istanze profonde c'era un divario profondo e non sapevo come uscirne, cosa potevo fare?
Che cosa dovevo dire e a chi?
Il terrore m’investiva e ripiegavo su me stessa quel male che sentivo e che a poco a poco mi stava uccidendo.
Lottavo, ma mai sul serio, non ero capace di farlo, almeno non nel modo giusto, per cui soffocavo la melma che sentivo sempre di più dentro di me, convinta di non meritare neanche la terra dove appoggiavo i piedi per camminare, tutto mi era negato, precluso, e mi facevo calpestare da tutti e da me stessa, certa che non potessi cambiare mai.
Illudendomi solo che accadesse un miracolo, ma non accadde nessun miracolo se tu non corri ai ripari in tempo, niente si può fare se non sei tu a volerne uscire, tutto questo l’ho capito tardi molto tardi, ma non cosi tardi da non poterlo attuare, ora lo so, devo solo parlare e lo sto facendo fidandomi di me stessa e del mondo in qualche modo, vittima mi sento ancora qualche volta di certo non come prima, ora so che il passato e passato e non posso cambiarlo ma sto cambiando il presente in qualche modo per tornare o finalmente essere ciò che sento di essere.
Ho scritto parte di me stessa in queste pagine e a differenza di prima non mi sento male, anzi è come se mi fossi liberata di un peso enorme, una catarsi, la bisaccia si sta vuotando da una parte per equilibrarsi in qualche modo dall'altra, finalmente mi sto liberando da ciò che mi tormentava nel profondo, sto realizzando e annullando il dolore che fino adesso ho portato.


Sento il mio cuore leggero, il mio corpo flessuoso e la mia anima libera.


Un giorno mi guarderò indietro e non riconoscerò quella donna che si trascinava pesante piegata e ammutolita dai forti sensi di colpa per peccati non commessi.
Sento il mio risveglio, la mia forza ma soprattutto il mio cuore che comincia ad amare nel modo giusto, sono felice?
Non so dire!
Di certo mi sento serena, con la sensazione di appartenenza, di avere radici e poter finalmente spiegare le mie ali e volare.


"questa scrittura mi appartiene solo indirettamente, ho preso spunto da punti della mia vita, per il resto appartiene alle vittime della violenza, donne e bambine... perché uscire dalla sofferenza si può!"




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Scrittura creativa scritta il 27/10/2017 - 11:42
Da margherita pisano
Letta n.281 volte.
Voto:
su 9 votanti


Commenti


Grazie di cuore a tutti... e un grazie particolare ad Aurelia per il suo speciale commento.
Buona domenica e un abbraccio a tutti con tutto il mio cuore!

margherita pisano 29/10/2017 - 10:18

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Ciao tesoro mio,davvero commovente questa scrittura!
Perché alla fine nonostante tutto ci si rialza ancora più forti sei meravigliosa di una dolcezza unica TVTB un abbraccio dolce

Mary L 28/10/2017 - 15:22

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Brava Margherita!. Il tuo scritto merita plauso e consenso non solo per i pregi della tua prosa ma per il tema, dai risvolti estremamente delicati e complessi, da te affrontato, che si rivela un messaggio di speranza e di incoraggiamento per chi vive analoghe situazioni di vita. Complimenti, 5* Aurelia

Aurelia Strada 28/10/2017 - 15:02

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Margy
si, è un pò mettersi a nudo
uscire dalla caverna si può
uscire dalla caverna è un dovere
nn tutti ne hano la forza, a molti non è consentito
ma esiste un momento, dev'esserci, in cui ci si comincia ad amare...lì, in quel preciso momento, la consapevolezza di sè può essere di aiuto, l'istinto di sopravvivenza...
in fondo, vivere, richiese scelte anche impopolari...ma, ripeto, in fondo...chi è il popolo innanzi a ad ogni singolo essere vivente...ognuno, ogni identità, ogni desiderio, ogni sogno, ogni amore, ogni angelo....
sei spettacolare Margy
spettacolare

laisa azzurra 28/10/2017 - 14:30

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Molto sentito e commovente questo tuo racconto, che sicuramente vuole essere d'aiuto a chi non riesce a scrollarsi di dosso un macigno...
Apprezzato soprattutto il messaggio finale di speranza, perché la gioia di vivere vince su tutto...
Brava

PAOLA SALZANO 28/10/2017 - 09:39

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Complimenti Margherita,racconto scritto con il cuore 5*

Paolo Perrone 28/10/2017 - 08:47

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Sei scesa nell'anima sofferente della protagonista con molta delicatezza...
brava!

Grazia Giuliani 27/10/2017 - 22:32

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Un minuzioso racconto descritto con un particolare stato d'animo, giuro che in alcuni punti mi sono commossa per la tua particolare sensibilità.... molto brava!

ANNA BAGLIONI 27/10/2017 - 22:12

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stupenda scrittura scorrevole lettura, molto bella davvero

GIANCARLO POETA DELL'AMORE 27/10/2017 - 21:34

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Cara Teresa per poter raccontare nel miglior modo possibile mi sono espressa in prima persona e con empatia ho descritto la sofferenza di moltissime donne... e la mancanza dell'amore materno è una traccia psicologica che espone a maggior rischio le vittime di questa violenza, dopo aver ascoltato tante storie drammatiche.
Non mi appartiene e l'ho scritto alla fine, ho solo tracciato delle linee guida per meglio spiegare il tutto.
Io sono stata fortunata a differenza di tante altre!
Grazie per il tuo commento e un abbraccio a te per la sensibilità che contraddistingue sempre!

margherita pisano 27/10/2017 - 16:11

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Non so che dire, Margherita. Le situazioni che descrivi sono allucinanti, e non si può annullare il proprio io per perire nell'evoluzione e nella violenza degli altri. Bisogna sempre trovare il coraggio di reagire e tu, o chi per te, sei stata alla fine molto brava a reclamare il tuo riscatto.
Ognuno di noi ha Delle sofferenze, ma se c'è amore, qualsiasi sofferenza viene mitigata e si prende coscienza di ciò che si é e di ciò che si vorrebbe essere.
Per me, che oltre alle normali sofferenze ha conosciuto tanto amore, ciò che descrivi è intollerabile, poiché dici FI non essere stata amata nemmeno da tua madre.
Nella vita continua a combattere e a far valere la tua volontà. Deve essere enorme, dal momento che hai distrutto o quasi ,il male.
Un abbraccio forte, dolcissima Margherita e felicità.

Teresa Peluso 27/10/2017 - 15:37

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