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INCIPIT PER UN RACCONTO GIALLO

Le istruzioni sono:

Da questo incipit, in cui il medico Mari viene chiamato al telefono perchè è successo qualcosa, scrivi un racconto giallo: "II telefono suonò poco prima della mezzanotte. Il dottor Davide Mari e sua moglie Claudia stavano dormendo. Aveva cominciato a soffiare un vento teso, freddo, piovigginava. La donna dormiva sdraiata sul fianco sinistro. Ci vollero tre squilli prima che aprisse gli occhi. Suo marito russava." (l'inizio deve essere ricopiato)


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Omicidio in provincia

II telefono suonò poco prima della mezzanotte. Il dottor Davide Mari e sua moglie Claudia stavano dormendo. Aveva cominciato a soffiare un vento teso, freddo, piovigginava. La donna dormiva sdraiata sul fianco sinistro. Ci vollero tre squilli prima che aprisse gli occhi. Suo marito russava. La donna allungò un braccio verso il telefono posto sul comodino e sollevò la cornetta. Una voce, con fare imperioso, gracidò al di la della cornetta. La donna non rispose nemmeno, tanto era intontita. Con molta energia prese a scuotere il marito che sobbalzò. Infine prese il telefono e stette ad ascoltare.
Il dottor Mari era un anziano medico di un piccolo paesino di provincia che aveva avuto i suoi momenti di gloria molti anni prima, quando, in virtù della propria posizione strategica, riusciva a calamitare i commerci di molti piccoli centri situati a ridosso delle montagne e proponendosi quindi come centro di floridi scambi commerciali. Ma poi, si sa, i suoi abitanti andarono a cercare fortuna nelle grandi città provocandone il lento ma progressivo decadimento. Coloro che avevano fatto fortuna, si trovarono bene anche altrove, altri emigrarono e tentarono migliore sorte all’estero. Non Mari. Nato e cresciuto colà, intese dare alla professione che aveva acquisito con tanto sudore, il senso della missionarietà spesso assente nei colleghi. Continuò a studiare anche a laurea ottenuta e allargò i suoi settori di competenza a campi vicini alla medicina tradizionale ed era stimatissimo e benvoluto. La distanza dalla prima città utile e fornita di ospedale fecero si che lui fosse diventato, oltre che medico di base, ostetrico, ginecologo, otorino, cardiologo e tanto altro ancora. Cioè, si, anche medico legale e anatomo patologo. Mi riallaccio così alla telefonata ricevuta nel cuore della notte. Era il maresciallo dei carabinieri che gli chiedeva di andare nell’unico albergo del paese, in cui si era rinvenuto il cadavere di un uomo. Il medico non perse tempo, sebbene fosse rimasto infastidito da quella chiamata notturna, indossò abiti invernali sotto gli occhi infreddoliti della moglie, prese la storicamente famosa borsa che ogni medico ha in dotazione e uscì. Faceva freddo e l’uomo sacramentò, pensando che la rigida temperatura poteva causargli qualche male e quando entrò nell’albergo, si fermò dapprima a scaldarsi ad una vecchia stufa. Bhe, dire albergo è una parola grossa. Otto camere totali arredate in modo molto spartano che si riempivano solo il giorno della festa del patrono, quando tornavano gli emigranti…se tornavano. Il proprietario, preoccupato, lo accompagnò alla camera numero 3 dove lo attendeva, impaziente, il maresciallo, giovane carabiniere al primo comando di stazione. Sul letto, il corpo di un uomo dell’apparente età di 50 anni, in pigiama. Ovviamente non c’era più nulla da fare, purtroppo. Il medico si avvicinò e cominciò ad esaminarlo. Il maresciallo, da buon carabiniere, da dietro gli metteva fretta, essendo evidente, secondo lui, che tutto fosse attribuibile un attacco cardiaco. Mari non si scompose e terminò l’esame anche se tutto deponeva verso questo risultato. Infatti, sul corpo, a parte qualche puntura di zanzara, non vi erano se3gni di punture né di ematomi e lividi che potessero far pensare a una morte violenta. Ovviamente rimandò ogni approfondimento all’indomani durante l’autopsia. Il solerte sottufficiale lo avvertì che con lui c’era una donna, non sua moglie, una vecchia fiamma dell’uomo che era originario del luogo che, rientrato da poco, aveva ripreso una storia troncata in gioventù. Il dottor Mari pensò bene allora di farsi dare dalla donna delucidazioni sugli ultimi momenti dell’uomo. Quando fu accompagnato nella stanza dove era trattenuta la donna, con sua grande sorpresa, scoprì che era la veterinaria, bella donna, affascinante e valorosa professionista. Questa spiegò il tenero rapporto che la univa al morto. Un gande amore di gioventù. Spiegò come la morte fosse sopraggiunta rapidamente, subito dopo aver indossato il pigiama ed essersi messo a letto. Una crisi inspiegabilmente inarrestabile e quindi la morte, come se fosse venuta a mancargli l’aria. Non certo una bella morte.
In effetti l’uomo non era venuto a trovare lei, ma era venuto a seguito di una convocazione di un notaio per la lettura di un testamento che lo avrebbe consacrato tra i beneficiari di una ingente eredità di uno dei suoi fratelli che trasferiti in America del sud erano riusciti ad aumentare notevolmente il patrimonio di famiglia. A dire il vero, lui era il parente povero, il fratello che non li aveva voluti seguire all’estero e che, però, avrebbe potuto, legalmente, usufruire della sua quota di eredità. In seguito all’indisposizione improvvisa del notaio, si era dovuta rinviare la lettura. I fratelli e gli altri probabili beneficiari, gli avevano chiesto di trattenersi, per non dover rinviare ulteriormente e, visto che lui era arrivato in paese e non voleva soggiornare nella casa avita, gli procurarono tutto ciò che gli serviva per qualche giorno sul posto. Dalla camera d’albergo allo spazzolino da denti, ai vestiti, al pigiama. Mari incassò queste informazioni che, però, non diedero, li per li, grosso impulso alle sue valutazioni. Sebbene un tarlo cominciava a ronzare nella mente del vecchio medico..
L’indomani eseguì l’autopsia e, alla fine, si recò in caserma. Il maresciallo era molto più disteso. Ormai credeva di aver risolto “brillantemente” quel caso codificandolo come morte naturale. Fece accomodare il medico nel suo ufficio, lindo quasi fosse poco usato. Si sedette sulla poltrona di comando e guardò il suo interlocutore con aria trionfale.
• Allora, dottore, ha i risultati dell’autopsia ?
• Non ancora, ho mandato alcuni reperti al laboratorio per una conferma.
• Come al solito è scrupoloso ma vediamo di accelerare i tempi, una morte naturale non merita simile dispendio di tempi e soldi dei contribuenti.
• Ma io non ho parlato di morte naturale se non dopo il primo esame superficiale della vittima.
• Esame superficiale…vittima… cosa vuol dire ? Parla come se il poveretto non fosse deceduto per legge di natura.
• Non lo è, infatti!
Il militare sobbalzò sulla sedia e il suo viso mostrò, d’un tratto, i segni di un invecchiamento precoce.
• Cosa vuol dire, si spieghi meglio.
• Intendo dire che ci troviamo di fronte al più classico caso di omicidio che quasi raggiunge la perfezione, nell’esecuzione.
• Ma se non abbiamo trovato segni di violenza ! E poi, la vittima era in camera con una donna intento a fare cose più piacevoli con una donna! Ancora. Se fosse stato ucciso, l’assassino non potrebbe essere che lei, l’unica persona presente sulla scena del delitto al momento del decesso.
• Non è così. Dalle informazioni che lei stessa mi ha rilasciato, ho raccolto quelle informazioni necessarie a una ricerca più mirata della causa della morte dell’uomo e che la scagionano.
• Morte per intervento divino ? Arresto il Padreterno ?
• Non faccia il sarcastico. E’ stata una morte sapientemente procurata che se non avessi avuto la fortuna di ascoltare alcuni particolari avremmo archiviato come un banale infarto, ove mai l’infarto potesse considerarsi un evento banale.
• Insomma, mi vuol dire come sarebbe stato ucciso quel poveretto ?
• Curaro. Avvelenamento da curaro.
• Quindi la donna lo avrebbe avvelenato con questa sofisticata sostanza.
• La donna non c’entra. Non avrebbe potuto procurarselo. Proprio questo l’aiuterà a dirigere le indagini in una certa direzione. In realtà è noto che il curaro è usato dalle popolazioni aborigene amazzoniche a fini venatori, e lei stessa ci ha confidato che i fratelli del defunto risiedono in alcune regioni sudamericane. Pure il movente è contro di loro. La spartizione del lascito testamentario. E’ li che deve cercare.
• Ma se non c’è stato nessun contatto, fino ad allora, tra i fratelli, come avrebbero potuto avvelenarlo ?
• Non si tratta di avvelenamento per ingestione, ma l’intossicazione avviene per via ematica. Si ricorda che io addebitai, ad una prima esplorazione, la puntura dietro al collo come provocata da una zanzara ? Sbagliavo, con questo freddo non c’è l’ombra di un tale insetto nel giro di molti chilometri. La puntura e il piccolo graffio sono stati procurati da un piccolo spillo, imbevuto in tale sostanza, posizionato nel colletto del pigiama, generosamente fornito sempre dai fratelli, visto che egli ne era sprovvisto per l’inatteso prolungamento del soggiorno nel nostro paesino. Ma a me non è sfuggito, anzi l’ho conservato come prova della mia teoria. Quindi, la morte, sopraggiunge in pochi minuti. L’azione è a carico dei muscoli respiratori che vengono paralizzati e il tutto simula un attacco cardiaco.
Il giovane maresciallo si alzò di scatto ed uscì dalla stanza per poi farne immediato ritorno. Si sedette di nuovo nella poltrona di comando e, ancora livido per non averci pensato da solo, continuò il suo dialogo col medico.
• Brillante intuizione, la sua, dottor Mari, peccato che manchino le prove. Il delitto non è di facile soluzione, pur avendo chiarito la dinamica e individuato i potenziali colpevoli, che ho mandato a prendere. Spero di farli cadere in qualche tranello, mentre ascolterò le loro dichiarazioni. Se la dovranno vedere con me!
Proprio in quel momento la porta si aprì e due baldi carabinieri introdussero i due fratelli della vittima. Seguirono un’infinità di domande che non portarono a nulla. I due continuavano a proclamarsi innocenti e guardavano il maresciallo con aria di sfida e con molta strafottenza. Un particolare suscitò la curiosità del nostro medico-investigatore. Qualcosa che gli venne in mente ricordando un vecchio film di cappa e spada ambientato in una realtà zeppa di intrighi. Uno dei due fratelli portava uno strano anello. Di dimensioni notevoli. Fece finta di affermare che fosse un buon esemplare. Gli fu risposto che era solo un vecchio ricordo di famiglia. Mari sussurrò all’orecchio del maresciallo di requisirlo perché riteneva potesse essere la soluzione di tutto. Successe il parapiglia e dovettero intervenire i due giovani militi per riportare la calma. Il maresciallo però, ancora non capiva cosa c’entrasse l’anello con la “sua” inchiesta e se lo girava tra le dita non sapendo cosa fare. Solo dopo un po’ lo passò al medico che se lo studiò ed in breve riuscì a trovare un meccanismo per cui esso si aprì nella sua parte superiore e svelò il suo contenuto : curaro !
Da li, la confessione venne rapidamente. La storia si chiarì in toto. I fratelli non avevano nessuna intenzione di spartire il patrimonio del testamento con il fratello uccio perché a suo tempo non aveva voluto condividere con loro i duri anni e il duro lavoro che avevano portato a termine in Venezuela dove avevano trovato, però, fortuna. Certo quel patrimonio serviva ben poco a loro, ma, si sa, non ci si accontenta mai.
Mari, sfinito, rientrò a casa, dove l’attendeva sua moglie, Claudia, appena rientrata dal lavoro.
• Oggi fa molto freddo e ho preparato solo un brodino, ho avuto troppo da fare…. Ti devi arrangiare…
• Sennò ? Mi uccidi ?



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Scrittura creativa scritta il 11/03/2018 - 20:46
Da Nino Curatola
Letta n.226 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Un omicidio accurato :)

Atrebor Attertep 11/03/2018 - 22:11

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