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Sigarette

Gloria era seduta sul letto con le gambe accavallate e un libro poggiato sulle ginocchia. Era il nuovo volume della PNEI. Medicina, psicologia, teorie, studi; tutto molto interessante, ma forse troppo poco pragmatico. Aveva ripreso a fumare. Fumava molto, non si trattava più di quelle due o tre sigarette a sera. Non appena usciva di casa la mattina ne accendeva subito una e spesso le sembrava che non bastasse. Chiuse il libro con un tonfo, si alzò dal letto e si coprì le spalle con una coperta di pile. A gambe nude, aprì la finestra. Fuori il cielo era nero, coperto, con poche stelle. L’aria era umida, tremendamente umida. Il silenzio. Prese una Marlboro dal pacchetto sul davanzale, l’accese e iniziò ad inspirare. Aveva bisogno di sgombrare la mente. Non aveva più paura degli uomini. Gli uomini hanno sempre dei limiti, per quanto, spesso, discutibili. Aveva paura della natura, illimitatamente crudele, spietata, imprevedibile e allo stesso tempo così perfetta e meravigliosa.
Squillò il cellulare. Era Giulia.
“Ciao Glo’, come va?”
“Tutto bene, tu?”
“ Bene, bene. È tanto che non ci si sente.”
“Già”
Silenzio imbarazzante.
“Senti, stiamo organizzando una cena tra colleghi . Sto facendo il giro delle telefonate. La cena sarebbe il 27, tu vieni?”
“Il 27 di questo mese?”
“Beh, certo! Sennò quale, del prossimo?”.
Forse sarebbe stato meglio.
“Ok, vengo.”
“Ok, allora ci conto eh?”
“Sì”
“ Cosa fai adesso?”
“Adesso fumo, con indosso una coperta di pile e credo che se a breve nevicherà vorrò farmi una grandiosa sciata sulle piste più vicine, rotolarmi nella neve e perdermi tra le cime”, pensò Gloria.
“ Lavoricchio…”
Tra le righe la domanda è sempre quella, la risposta pure. Silenzio prevedibile.
“ Io lavoro in una cooperativa a Roma, ma sai com’è… sono poche ore”
“ Ah, beh…vedrai che andrà meglio”
“ Ho inviato ovunque il mio curriculum e spero davvero di trovare di meglio perché mi sono impegnata molto. Ho una laurea, un master, quattro attestati di specializzazione”
“ Beh, sì, meriteresti di meglio”
“ Poi Carlo ha preso casa. Abbiamo un mutuo sulle spalle. E poi…”
“…”
“E poi…”
“Ah…e poi?”
“ E poi ho smesso di prendere la pillola”
“ Ah, giusto! Hai fatto bene. Gonfia come un pallone quella roba. Gli estroprogestinici sintetici non sono come gli ormoni naturali. Per carità, il drospirenone ha i suoi vantaggi, ma è male per altri versi”
“ Cosa?”
“Niente…Insomma, dicevi?”
“ Ho smesso la pillola. Vogliamo un bambino”
“ Ah, auguri!”
“ Sì, perché insomma ho quasi trent’anni. Lavoriamo entrambi. Se non ora, quando?”
“ Eh già, infatti”
“ Ho smesso da un mese, ma ancora niente. Mi sta venendo un’ansia!”
“Arriverà”
“Tu invece?”
“ Io cosa?”
“Come cosa? Convivenza, figli…”
“Io convivo da un anno e sono incinta”
“Oh, davvero? Che bello!”
“ Già. Almeno la finisci.”
“ Cosa?”
“ No, dico almeno ne gioisci!...insieme a me…uh, che bello!”
“ Sì, sono proprio felice per te!”
“ Mmm… ok, senti, ora dovrei andare in bagno…sai, con la gravidanza”
“Oh, sì, ti lascio andare. Allora ci vediamo il 27. Alle 20 a Piazza Dante.”
“ Ok, ci sarò. A presto. Grazie della telefonata”
“A presto amore, kiss!”
“Amore…i Kiss neanche mi piacciono molto”, pensò.
La sigaretta era finita. Maledizione!. Ne accese subito un’altra. Il telefono squillò di nuovo. Era Flavio.
“ Ciao Glo’. Oggi giornata nera. Sono incazzato nero. Quella stronza mi ha dato di nuovo ‘sta roba quando sa che mi servirebbe altro. Non vuole darmi quello di cui ho bisogno perché a loro costa troppo. 5.000 euro, capisci? Io ne ho bisogno e per loro 5000 euro sono troppi, come se avessi scelto io di stare così! Non ce la faccio più. Ho quasi 40 anni e guarda come cazzo sto! Lavoro part-time e non posso fare altrimenti. Anche se trovassi 10.000 euro per pagarmelo direttamente comunque non ne avrei accesso! Ma in che cazzo di mondo siamo? Che giustizia è questa?”
“Calma Fla’, lo sai che funziona così…o sei ricco e potente o sei Flavio”
“Non ti ci mettere pure tu oggi, che non è giornata, te l’ho detto. Non sono in vena di ironia”
“Ok, ok. Senti, troviamo il modo di farti risultare ridotto male, veramente male e poi per i soldi in qualche modo faremo”
“Ma come faccio? Poi io sono già ridotto male”
“ Sì, lo so, ma devi essere ridotto ancora peggio. Domani chiamo Sandro e vediamo cosa si può fare”
“Dovrebbero darmelo ad occhi chiusi, altro che Sandro!”
“Sì, hai ragione, ma è così”
“Stai fumando?”
“ No”
“ Sento la puzza di fumo da qui”
“ Quello è il tuo cervello Fla’”
“Ah ah ah. Quello funziona ancora troppo bene. Sto a pezzi…”
“Finisco di fumare e arrivo. Pop corn o patatine?”
“ mmmh…purino?”
“Ah…vuoi trattarti bene oggi”
“Sì, io vorrei trattarmi bene!”
“Aaaaaaah…basta! Ci penseremo domani. Cioccolata con panna è la tua terza e ultima scelta!”
“ Ma che palle! Ok, ok. Vada per la cioccolata. Film?”
“ Freedom writers”
“ E che è?”
“ Storia vera. Ti piacerà”
“ Ok, ma non venire troppo tardi come al tuo solito”
“Venti minuti e sono lì”
“Ok, fingerò di crederti. A tra poco.”
Gloria gettò via la sigaretta a metà. Ora la sua mente era sgombra. Flavio aveva bisogno di lei.



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Racconto scritto il 14/11/2017 - 12:45
Da Lucia Trucca
Letta n.209 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


un bel racconto piaciuto

GIANCARLO POETA DELL'AMORE 14/11/2017 - 16:43

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Bel racconto, attualissima l'impostazione. Giulio Soro

Giulio Soro 14/11/2017 - 13:55

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