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Buono e Cattivo

Buono e Cattivo avevano convissuto insieme, ognuno con le proprie caratteristiche, per quasi sessant'anni.
Buono, con la generosità, l'altruismo, la gentilezza e l'amore, aveva reso la vita di Antonio un giardino fiorito, dove regnavano quiete, serenità ed armonia.
Cattivo, con l'avarizia, l'egoismo, l'arroganza e l'odio, aveva reso invece la vita di Antonio un deserto arido, dove regnavano tensione, nervosismo e disaccordo.
Buono era predominante su Cattivo, ma quando quest'ultimo prendeva il sopravvento, annichiliva Buono.
Dopo l'ennesimo scatto d'ira di Cattivo, Buono, esasperato, prese un coltello e glielo conficcò in gola.
Cattivo restò alcuni minuti agonizzante a terra, dopo di che morì dissanguato.
Appena Buono si rese conto di quello che aveva fatto, venne preso dal rimorso e dal pentimento. Quel gesto atroce aveva macchiato la sua vita impeccabile e avrebbe reso il resto della sua vita pesante come un macigno.
Buono sapeva che non sarebbe riuscito a sostenere il peso di quel macigno. Pertanto prese una corda, se la attorcigliò intorno al collo e si lasciò cadere dalla sedia su cui era salito. Buono oscillò per qualche secondo in aria prima di rimanere immobile.
Dopo sessant'anni passati insieme, a rendere serena e tempestosa la vita di Antonio, Buono e Cattivo si separarono per sempre.
Cattivo, che in quei momenti di agonia che avevano preceduto la sua morte, si era pentito di tutti i suoi peccati, fu accolto in paradiso.
Qui poté continuare a sopraffare i buoni e scatenare, contro di loro, la sua proverbiale ira.
Buono, che si era tolto la vita per il rimorso di aver ucciso Cattivo, fu scaraventato all'inferno.
A nulla era valsa la sua vita integerrima. Dovette rassegnarsi a vivere, per l'eternità, in mezzo ai violenti e agli arroganti, a cui continuò a contrapporre la sua proverbiale gentilezza e generosità.
Antonio, dal giorno in cui Buono e Cattivo lo lasciarono solo, si sentì svuotato. Non provava più sentimenti di gioia o dolore, di distensione o di rabbia. Era come se due parti di sé, staccandosi, avessero portato via le sue emozioni.
Nella sua vita non c'era più un giardino fiorito, né un deserto arido. Tutto venne appiattito da una opaca apatia e gelida rassegnazione.
Antonio morì qualche mese più tardi, dopo aver trascinato i suoi ultimi giorni nell'indifferenza e nella disperata, vana, attesa di qualcosa o qualcuno che potesse riempire il vuoto che si era creato nella sua anima.



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Racconto scritto il 14/12/2017 - 19:50
Da dave cuper
Letta n.136 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


questa tua storia porta in se molta verità basta pentirsi per la via del paradiso, così si racconta.

GIANCARLO POETA DELL'AMORE 14/12/2017 - 21:13

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Caratteristica tipica insita nell'uomo è la coesistenza del bene e del male; non c'è bene senza male e male senza bene. Allo stesso modo col peccato ed il perdono: dove c'è il perdono non c'è più il peccato, ma per poter essere perdonato devi pure aver peccato! Un'altro aspetto è la conflittualità tra il bene e il male, che è il sale della vita, senza di essa si appiattisce, diventa vuota e noiosa. Temi che hai trattato nel tuo racconto, che non sono facili da definire e che occorrono fiumi di parole, cercando di sviscerarli!

Savino Spina 14/12/2017 - 21:04

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