E’ tempo di andare
Frange di coperta sul divano
invece di venire a letto,
nel quarantacinque gira Pezzali
mentre balla Repetto
Come zucchero filato nero i tuoi capelli ricoprono la freschezza della menta che portavi negli occhi. Sono chiusi. Ora che dormi, nel mangiadischi suona Come mai. Così la mente va alla 883, al giro intorno al lago stretta in sella a me. Ti siedo accanto sul divano mentre continui a dormire. Hai un’espressione così spenta… Forse sei malata, ma di un vuoto triste che ti ristagna dentro. Ti siedo accanto mentre faccio fatica a tenere gli occhi aperti, a seguire il filo dei miei pensieri. Quando eravamo più giovani era facile distinguere il limite tra l’incredibile e il credibile, ora ogni certezza diventa più sottile… mi pare quasi di essere all’interno di un mio sogno. Mi pare…
Per non sbagliare uscirò un momento per le sigarette… 21:40, ho ancora qualche minuto. Ma io sono di quelli che tornano…
Mi parlano l’intelligenza artificiale del distributore automatico, e nel breve tragitto verso casa poi una goccia dalla mascherina, giusto il tempo di precipitare.
Del resto la perfezione della mente è la sua fragilità.
Una poveretta su una coperta di giornali mi invita al gioco dei tre bicchieri <Signore, si fermi un momento… sotto un bicchiere c’è il respiro della vita in un ciottoletto, nell’altro quelli che nascondono la mano>. -Digli del terzo bicchiere. Diglielo, diglielo…- da una radiolina a transistor sgangherata col vano per le batterie vuoto e lo sportello rotto. <Sta zitta tu, sotto l’ultimo bicchiere Signore cosa vuole che ci sia... Scelga, ora scelga>.
Per un momento la strana donna ha i tuoi occhi. Ma non ho tempo per il gioco del sassolino, mi restano pochi minuti prima del coprifuoco. <Signore, non perderti in un bicchiere vuoto. Sei l’ultimo dei sentimentali…>. Riprendo i miei passi senza quasi ascoltarla. Ma come può essere, mi precede tirandomi per un braccio la mia ombra. -…nelle scarpe di un cattivo poeta- dall’autoradio di una berlina parcheggiata in doppia fila.
Sotto il lampione del crocevia penso ai fatti miei, anche se forse stasera i fatti tuoi hanno voce più di quelli miei.
Rientrando vado dritto al giradischi per appoggiarci sopra il notes dove appunto cose, a volte parole e qualche frase. Al suo posto una vecchia radio col mangiacassette di quelle che ci sono alla sagra del paese con lo zucchero filato. Accanto la foto di quando ci siamo conosciuti. Nel mentre penso “Tanti saluti al tuo quarantacinque giri preferito!
Ecco a cosa deve il nome mangiadischi. Forse è restato fino ad ora solo perché non era il momento di andarsene ”.
Chissà se i sassi si svegliano… può essere che dormano e non riescano a svegliarsi per qualche motivo.
So di avere sete, ma non riesco ad alzarmi… è più forte il piacere del tepore del tuo corpo. Mentre mi riappisolo accanto a te… la tua ombra mi prende per un braccio, e siamo davanti alla donna coi tre bicchieri. Tu la copri con la tua coperta, e alzi il terzo bicchiere…
L’ultima cosa che ricordo sono le frange della coperta, e ti sento respirare.
invece di venire a letto,
nel quarantacinque gira Pezzali
mentre balla Repetto
Come zucchero filato nero i tuoi capelli ricoprono la freschezza della menta che portavi negli occhi. Sono chiusi. Ora che dormi, nel mangiadischi suona Come mai. Così la mente va alla 883, al giro intorno al lago stretta in sella a me. Ti siedo accanto sul divano mentre continui a dormire. Hai un’espressione così spenta… Forse sei malata, ma di un vuoto triste che ti ristagna dentro. Ti siedo accanto mentre faccio fatica a tenere gli occhi aperti, a seguire il filo dei miei pensieri. Quando eravamo più giovani era facile distinguere il limite tra l’incredibile e il credibile, ora ogni certezza diventa più sottile… mi pare quasi di essere all’interno di un mio sogno. Mi pare…
Per non sbagliare uscirò un momento per le sigarette… 21:40, ho ancora qualche minuto. Ma io sono di quelli che tornano…
Mi parlano l’intelligenza artificiale del distributore automatico, e nel breve tragitto verso casa poi una goccia dalla mascherina, giusto il tempo di precipitare.
Del resto la perfezione della mente è la sua fragilità.
Una poveretta su una coperta di giornali mi invita al gioco dei tre bicchieri <Signore, si fermi un momento… sotto un bicchiere c’è il respiro della vita in un ciottoletto, nell’altro quelli che nascondono la mano>. -Digli del terzo bicchiere. Diglielo, diglielo…- da una radiolina a transistor sgangherata col vano per le batterie vuoto e lo sportello rotto. <Sta zitta tu, sotto l’ultimo bicchiere Signore cosa vuole che ci sia... Scelga, ora scelga>.
Per un momento la strana donna ha i tuoi occhi. Ma non ho tempo per il gioco del sassolino, mi restano pochi minuti prima del coprifuoco. <Signore, non perderti in un bicchiere vuoto. Sei l’ultimo dei sentimentali…>. Riprendo i miei passi senza quasi ascoltarla. Ma come può essere, mi precede tirandomi per un braccio la mia ombra. -…nelle scarpe di un cattivo poeta- dall’autoradio di una berlina parcheggiata in doppia fila.
Sotto il lampione del crocevia penso ai fatti miei, anche se forse stasera i fatti tuoi hanno voce più di quelli miei.
Rientrando vado dritto al giradischi per appoggiarci sopra il notes dove appunto cose, a volte parole e qualche frase. Al suo posto una vecchia radio col mangiacassette di quelle che ci sono alla sagra del paese con lo zucchero filato. Accanto la foto di quando ci siamo conosciuti. Nel mentre penso “Tanti saluti al tuo quarantacinque giri preferito!
Ecco a cosa deve il nome mangiadischi. Forse è restato fino ad ora solo perché non era il momento di andarsene ”.
Chissà se i sassi si svegliano… può essere che dormano e non riescano a svegliarsi per qualche motivo.
So di avere sete, ma non riesco ad alzarmi… è più forte il piacere del tepore del tuo corpo. Mentre mi riappisolo accanto a te… la tua ombra mi prende per un braccio, e siamo davanti alla donna coi tre bicchieri. Tu la copri con la tua coperta, e alzi il terzo bicchiere…
L’ultima cosa che ricordo sono le frange della coperta, e ti sento respirare.

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Commenti
Ho riletto il tuo racconto modificato, adesso più fluido e comprensibile di quando l'ho letto la prima volta dentro il quale avevo comunque percepito ciò che ho letto adesso.
Mi piacciono molto quelle ombre che simpaticamente prendono per un braccio i personaggi: molto originale come tutto questo racconto dove si percepisce un filo di tristezza fino ad arrivare alla positività finale di sentire il ritmo tranquillo del respiro di chi ti sta accanto. Molto apprezzato!

Mi piacciono molto quelle ombre che simpaticamente prendono per un braccio i personaggi: molto originale come tutto questo racconto dove si percepisce un filo di tristezza fino ad arrivare alla positività finale di sentire il ritmo tranquillo del respiro di chi ti sta accanto. Molto apprezzato!




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Sono lieto, luca Luca, ti sia giunto il senso di questa controversa scrittura. Grazie 



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molto intenso ed introspettivo, proprio come si è nella senilità, e appunto in prima persona, leggendo si evoca direttamente la personalità del soggetto anziano, come si richiede nel titolo di scrittura creat. 



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Grazie Maria Luisa, la prima parte del tuo commento mi ha portato a migliorare alcuni passaggi. Così da rendere possibile a Grazia cogliere i suoni.
Ispirato dal seguito del tuo commento ho apportato qualche altro cambiamento al testo, permettendo a Margherita di percepirne anche pensieri e respiri.
Grazie amiche autrici
Ispirato dal seguito del tuo commento ho apportato qualche altro cambiamento al testo, permettendo a Margherita di percepirne anche pensieri e respiri.
Grazie amiche autrici



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È un racconto magico... come quel respiro. Mi è piaciuto molto il dispiegar pensieri e la storia dei tre bicchieri! 



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...sì non è facile da seguire e un po' mi dispiace perché il suono delle tue parole è davvero magico... 



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Uno strano racconto, a volte fatico proprio a seguire il filo dei tuoi pensieri trascritti. Pare quasi di essere all'interno di un tuo sogno....




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