Il male di vivere mi coglie soprattutto al risveglio nei giorni festivi.
Soprattutto se la giornata è grigia.
Soprattutto se sono sola.
La mia mente, libera dalle quotidiane preoccupazioni, non trova niente di meglio da fare che andarsene a zonzo fra ameni pensieri, tipo “oggi ho un giorno di meno da vivere e ancora non ho realizzato alcunché”, oppure, più banalmente, “quando morirò non se ne accorgerà nessuno” ed altre piacevolezze del genere.
Quando mi sveglio in questo modo, mi occorre uno sforzo supplementare di volontà per scendere dal letto e andare in cucina. E mentre il caffè sale nella moka penso che, intanto, approfitterò della colazione per ritardare il momento angosciante in cui mi chiederò che cosa fare della mia giornata.
Devo dire che dopo il caffè va già meglio.
Se poi mi convinco che il mio atteggiamento dipende da svariati fattori come ad esempio l’ora mattutina, in cui è forse più facile essere depressi o la menopausa con il suo gioco degli... (continua)
La Gravidanza di Serena
Serena era incinta. Erano passati due mesi da quando aveva rivelato la notizia al marito, Pablo, il quale le aveva raccomandato di prendersi cura di sé. Essendo Serena una primipara, Pablo desiderava che la gravidanza si svolgesse senza complicazioni. La sua preoccupazione era alimentata dal triste destino delle sue cognate, che avevano entrambe perso il bambino intorno al sesto mese di gestazione. Quest'ansia lo perseguitava incessantemente.
D’altro canto, Serena sembrava immune a queste angosce e appariva tranquilla. I controlli ginecologici si susseguivano e tutto sembrava procedere per il meglio. Tuttavia, l'ansia di Pablo diventava palpabile; tanto che un giorno il dottor Resi, con un sorriso, gli disse: “Sembra che debba partorire lei, non sua moglie!” E quando, per l'ennesima volta, Pablo chiese se tutto andasse bene, il medico, divertito, rispose: “Scusi, signor Bianchi, vuole forse farle l’ecografia?”
Con il passare del tempo, il nono mese si avvici...
(continua)
Da lontano la cantante nera percorreva la strada cantando arie d'opera .
La sentivo dal terrazzo di cucina ma non la vedevo. Eppure c'era e risaliva la via in leggera pendenza come un salmone risale la corrente del fiume.
“Sempre con fè sincera diedi fiori agli altar...”
In una vita randagia si teneva insieme cantando con voce da contralto per le vie della città, facendone la sua colonna sonora.
Si lavava alle fontanelle o ai bagni caldi della stazione ed ogni giorno, in un quartiere diverso chiedeva, nelle piccole botteghe, qualcosa per sopravvivere.
Eccola! Ormai il finale lo ascoltavo da vicino.
“Perchè perchè signore, me ne remuneri così...”... (continua)