Nel Ricordo di Agnese
La madre di Agnese non si era mai dimostrata affettuosa, nonostante fosse la sua unica figlia. Il padre, al contrario, la adorava, ma le sue lunghe assenze per motivi di lavoro, che lo portavano anche all’estero, lo rendevano poco presente a casa. In cerca di affetto al di fuori della sua famiglia, Agnese si rivolse alle amiche, ma queste non potevano certo colmare la mancanza di amore che provava da parte di sua madre, una persona fondamentalmente egoista.
L'unico consiglio che la madre le dava riguardava le relazioni: raccomandava ad Agnese di non restare incinta e di usare la pillola anticoncezionale. Se un giorno si fosse trovata in una simile situazione, la madre non avrebbe offerto alcun aiuto e non era affatto interessata a fare la nonna. Fino a quel momento, tuttavia, i ragazzi non la interessavano: Agnese si dedicava totalmente allo studio e si sentiva soddisfatta dei suoi risultati, che erano eccellenti in ogni materia. Gli insegnanti, entusiasti dei s...
(continua)
Fu illuso dal boom degli anni ottanta sulle nevi del suo Appennino, quando sembrava che per lui si aprissero “le magnifiche sorti e progressive”.
Maestro di sci, ambito dalle turiste dei numerosi alberghi, non si poteva abbassare alla vita e alle donne della piccola frazione.
Aspirava a ben altro!
Furono le successive crisi a far diminuire lentamente l’afflusso turistico e con esso i successi personali.
Lo tradì l’illusione delle settimane bianche, nella quale visse anche la sua vita quotidiana; il tempo lo consumò come il sole scioglieva la neve ogni primavera.
Si ritrovò a dividere il resto della vita e la Punto verde con la sorella, come un vecchio prete....
(continua)
Il male di vivere mi coglie soprattutto al risveglio nei giorni festivi.
Soprattutto se la giornata è grigia.
Soprattutto se sono sola.
La mia mente, libera dalle quotidiane preoccupazioni, non trova niente di meglio da fare che andarsene a zonzo fra ameni pensieri, tipo “oggi ho un giorno di meno da vivere e ancora non ho realizzato alcunché”, oppure, più banalmente, “quando morirò non se ne accorgerà nessuno” ed altre piacevolezze del genere.
Quando mi sveglio in questo modo, mi occorre uno sforzo supplementare di volontà per scendere dal letto e andare in cucina. E mentre il caffè sale nella moka penso che, intanto, approfitterò della colazione per ritardare il momento angosciante in cui mi chiederò che cosa fare della mia giornata.
Devo dire che dopo il caffè va già meglio.
Se poi mi convinco che il mio atteggiamento dipende da svariati fattori come ad esempio l’ora mattutina, in cui è forse più facile essere depressi o la menopausa con il suo gioco degli... (continua)