L'editore ha mandato a chiamare Noir per chiedergli un romanzo erotico.
Questione di vendite gli ha detto, il gotico tirava un tempo ha aggiunto ancora. Gli angeli, tra colpetti di tosse dietro il sigaro, i lettori li vogliono svestiti .
Noir deve aver pensato che le aureole non sono tanto diverse dai cerchiolini dal moncone del Montecristo, per via di quell'espressione che gli era venuta in viso.
Uscendo <ancora una cosa Dominique, su Sidebast qualcuno sta usando il tuo nome>.
Avendo persa la coincidenza e non essendoci altri treni, si affidò a una compagnia di trasporti La ReBus. Salendo incespicò un ghigno sul tesserino alla camicia del conducente, tal Lucio Re.
Se si trattasse di un racconto umoristico, ecco trovata l'ispirazione… forse pensò Noir.
Rincasato lo scrittore, una pagina rimasta pizzicata dal cassetto colse la sua attenzione; a dire il vero, più il tacchettio delle due gambette.
No, si disse... quello può essere l'inizio di un fantasy, e posò la pagin... (continua)
Il baratto
Ho barattato un barattolo di birra bavarese con una bottiglia di Bourbon barricato di un biscazziere di Bologna con un bitorzolo sulla bocca ed un bozzo su un bicipite.
Beato come un bambino col suo biberon,mi attaccai alla bottiglia bevendo fino a perdere la brocca e mi risvegliai rimbambito come un bischero dei bassifondi di Bogotà dopo una notte di bagordi. Dopo un po' mi ripresi come Batman sopra la Batmobile e, affamato come un Barbapapà dopo un bagno nel mar Baltico, mi preparai una bomba energetica a base di barbabietole della bassa bresciana, borragine biologica, burrata del brindisino e bacche del Belize senza buccia.
Tutto ciò, però, mi provocò un bestiale borbottio intestinale che sfociò in un rutto bidimensionale che risvegliò un gruppo di babbuini di un Bioparco, lasciò in braghe di tela un barista bulgaro che stava preparando un Bloody Mary e fece battere le ore ad una copia in bachelite del Big Ben…oh, basta là!... (continua)
Lea adorava novembre, un mese che invita alla calma e alla riflessione.
Mentre i suoi amici lo ritenevano un mese cupo, una triste parentesi prima dell’euforia natalizia, lei accoglieva l’invito di novembre a rallentare e a riflettere su ciò che valeva la pena di conservare o lasciare andare. Proprio come le foglie dorate, pensò Lea, che si lasciano cadere senza opporre resistenza, fiduciose in una futura rinascita.
In un pomeriggio umido e lattiginoso stava preparando la sua torta di mele che profumava di burro e di cannella, ma di tanto in tanto lanciava occhiate in tralice verso il display del cellulare, poggiato sulla credenza.
Da troppo tempo aspettava quella telefonata. Si era forse illusa ancora una volta?
Perché le persone ti seducono con le parole e poi scappano senza spiegazioni, si chiedeva, mentre infornava il dolce palpitante di lievitazione.
Impostò il timer e si avvicinò alla finestra sull’altro lato della cucina, quella che dava sul giardino, non prima di aver pres...
(continua)