Città prostrata
in lacerata terra
- talamo di corpi
e ricordi abbandonati -
ma dalle colline
ancora granate, schegge,
morte...
in lamenti e sangue.
Non s'odono più uccelli
né crescono fiori
nei parchi a Sarajevo,
tra le case distrutte
non pullulano più
bambini in gioco,
chi è rimasto
ha gli occhi vitrei
e non possiede sogni.
Da quel genocidio,
cagione di uomini
venuti dal tempo
anche il sole, spento, si dilegua.
Il domani
è nei raggi della memoria
nei volti di madri,
che stillano amori
in seno.
in lacerata terra
- talamo di corpi
e ricordi abbandonati -
ma dalle colline
ancora granate, schegge,
morte...
in lamenti e sangue.
Non s'odono più uccelli
né crescono fiori
nei parchi a Sarajevo,
tra le case distrutte
non pullulano più
bambini in gioco,
chi è rimasto
ha gli occhi vitrei
e non possiede sogni.
Da quel genocidio,
cagione di uomini
venuti dal tempo
anche il sole, spento, si dilegua.
Il domani
è nei raggi della memoria
nei volti di madri,
che stillano amori
in seno.
Poesia scritta il 21/02/2026 - 22:11Letta n.11 volte.
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