RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutti i racconti pubblicati nell'ultimo mese in ordine cronologico dall'ultimo in poi. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista dei racconti anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Generale

     
 



Pecchio scalda la sua seggiola

Pecchio scalda la sua seggiola, ma non per cederla o restituirla, sa che continuerà a starci seduto: la scalda, da anni, al punto che è diventata elettrica.
Vorrebbe pensarla come un'esperienza elettrizzante, ma gli resta difficile.
Non è la sua condanna a morte, ma a vita, il suo ergastolo, non dietro a sbarre, benché pensi che qualcuno gliele innalzi attorno, per isolarlo.
Pare il suo confino, la sua isola: che c'è, ma tanti fingono di non vedere, di non trovare sulla carta, non la cercano.
Chi la vede, chi riesce a trovarla, sostiene, mentendo, di non sapere nuotare e, così, di non potere raggiungerla.
Pecchio è isolato: è, prorio, il caso di dirlo, ma non si è isolato.
Chi lo conosce sa dove cercarlo e trovarlo, vive ad un isolato da lui, nel continente, ma soffre d'incontinenza e si giustifica, così, con Pecchio di non potere venire da lui.
Pecchio scalda la seggiola: ne scalda un'altra, ma lo fanno tutti, come Pecchio, prima o poi, più vo... (continua)

Luca Lapi 13/07/2015 - 14:44
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Rose...

C’era un ragazzo che mi chiamava Rose…

Mi baciò ad occhi chiusi in ascensore,
un breve istante sembrò infinito
ma in realtà fu soltanto
dal secondo al pian terreno.
Lentamente si staccò dalle labbra dicendo:
- “Potremmo anche fare di meglio, non credi?” –

Una sera, circa un mese dopo,
come Giulietta e Romeo
lui era sotto al terrazzo
ad un tratto gli dissi:
- “Aspetta, devo darti una cosa!” –
gli lanciai un bigliettino arrotolato
- R I M E D I A M O? –
Nove lettere che diventarono il nostro segreto
un desiderio, una fantasia.

Me lo sussurrava a scuola, durante l’intervallo
e anni dopo, prendendomi in disparte
dal resto della compagnia:
- “Rimediamo Rose?” -

Ci sono attimi che non si ripetono
non si possono reiterare
per dare loro un seguito
rimangono in qualche cassetto della memoria
che all’improvviso si riapre
per poi richiudersi senza fare rumore.

C’era un ragazzo che mi chiamava Rose…
Nelle sere silenziose
sento ancora la sua voce calda.
Vivrà... (continua)


Candlelight Candle 13/07/2015 - 14:16
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Questione di banco

Al funerale siamo stati grandi, la Terza A tutta all'ultimo banco, anzi in piedi, dopo l'ultimo banco in chiesa, da conquistare come a scuola.

Gli altri posti li abbiamo lasciati agli altri perché siamo entrati per ultimi, siamo rimasti accostati lungo il muro della chiesa, in fila per uno, come alle elementari.
Ad un certo punto mi sono sentito un braccio intorno al mio, di una compagna di classe con la quale, in cinque anni di liceo, avremo scambiato dieci parole alla settimana... però li... beh eravamo tutti in sospensione... se non fosse che era per una occasione così direi che meglio, tutti, non ci saremo potuti comportare... meglio che al tempo del liceo... C'è chi fa sempre l'ironico ma l'ho sentito che rompeva il fiato per non scoppiare... nessuno lo ha fatto.
Sobri come era lui.

Quando il sabato mi sono risvegliato dalla piccola pennichella e mi sono messo al computer per cazzeggiare quelli strani messaggi con il ciao che precedeva il nome... ma come, come può esse... (continua)


Glauco Ballantini 13/07/2015 - 13:11
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CEMENTO !

Cemento a destra. Svolta a sinistra. Cemento a sinistra. Svolta a destra. Cemento di fronte, re-tromarcia.
Anche macchine e persone, certo. Ma che ormai sembravano essere state ingoiate da tutto quel cemento.
Quindi si poteva parlare di macchine di cemento e gente di cemento.
Lo stesso Giovanni, oramai, era di cemento. Aveva persino difficoltà a respirare. Ogni tanto dove-va accostare, scendere dall’auto e cercare un posto dove riprendere fiato. Far arrivare ossigeno al cervello. Ed era difficile, perché era come se quest’organo così importante fosse….cementato.
Non è che ti potevi aspettare qualcosa di diverso. Vivendo in una grande metropoli, era inevitabile. E poi Giovanni era……
Bisognava sfruttare ogni metro quadrato a disposizione. Sovvertendo ed aggirando, magari, piani regolatori. Leggi regionali. Buon senso. Si, il buon senso. E chi lo conosceva più. Chi mai si poteva porre una domanda del genere di fronte alle opportunità che si offrivano ricoprendo di cemento... (continua)

gabriele marcon 13/07/2015 - 12:59
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La prostituta

LA PROSTITUTA

Erano le nove e trenta quando Molly si affacciò alla finestra. Un sole primaverile illuminava gli edifici che fiancheggiavano la via principale.
Quella mattina si sentiva strana. Eppure aveva dormito per sette ore filate, dopo aver finito il lavoro nel saloon e congedato il giovane dai capelli rossi.
L’aveva fatto salire in camera. Ma poi… Non ricordava la sua uscita. Rivedeva quel bel viso avvicinarsi al suo, gli occhi azzurri scavare dentro la sua anima. E poi quelle mani delicate accarezzarla lungo i fianchi. Ricordava di avere guardato l’orologio quando, in preda a un languido rilassamento, si era tirata la coperta sulle spalle. Ma non riusciva a ricostruire il distacco del giovane dal volto gentile e dalla barbetta rossiccia.
Molly si irrigidì nel vedere il signor McNey, affacciato all'uscio dell'emporio, che si accendeva la pipa. Lui e la moglie Jennifer capeggiavano la schiera di persone che volevano cacciarla dalla cittadina; la consider... (continua)


Giuseppe Novellino 13/07/2015 - 12:43
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