Negli ultimi giorni, a distanza di pochi giorni, mi è successo di interagire con un essere umano desideroso di mettersi in vetrina senza considerare due aspetti: uno, il riflesso non ha modo di esistere quando la luce lascia il vetro. Due, nella vetrina è qualcun altro a dare un prezzo.
Poi ci sono disparati indumenti esposti, alcuni casual e altri eleganti.
Ai miei tempi le vesti ostentavano modestia, oggi al subentro di un diverso negoziante ogni mìse mostra la propria parvenza piuttosto che il filato.
Senza darsi pensiero sull’orlo qualora scucito....
(continua)
Alfabeto, in qualche parte nascosta dei miei sogni
ho l'anima immersa nei colori, appesa alla parola,
ingoiata d'arcobaleno, respirata dal rosso tramonto.
Migliaia di fiori, abitati da esseri viventi–parlano,
creano cerchi di carta intestata: all'infinito umano.
(racconto breve)... (continua)
Ho messo la cravatta regimental, un regalo, e sulla fine di giugno sono entrato per la prima volta nella Redazione dove mi aspettava una persona a voi nota per il passaggio di consegne di OggiScrivo. Caffè della macchinetta e una stretta di mano, le presentazioni. Il mio nome… Carlo Collodi (vero nome Carlo Lorenzini) o Italo Svevo (Aron Hector Schmitz) oppure Sveva Casati Modignani (addirittura i coniugi Bice Cairati e Nullo Cantaroni si celano dietro questo pseudonimo) o ancora Elena Ferrante (forse Anita Raja) e posso continuare: Gabriele D’Annunzio (Gaetano Rapagnetta), Umberto Saba (Umberto Poli), Guido Morselli (Guido Piovene), Curzio Malaparte (Kurt Erich Suckert), Alberto Moravia (Alberto Pincherle) ed Emilio Salgari (Guido Altieri o anche Federico de Roja per firmare i suoi romanzi d'avventura) ecc.
Ho segnalato nella Bacheca l’avvicendarsi della Redazione sulla fine di giugno con un nuovo Editing e il passaggio di consegne di OggiScrivo da una persona a voi nota all’Edit... (continua)
Il treno correva lungo i binari come un pensiero troppo difficile da fermare. Dentro uno scompartimento semi vuoto, lui sedeva con lo sguardo fisso fuori dal finestrino, ma senza davvero guardare.
I suoi occhi erano pieni di passato.
Un amore che l’aveva consumato, un addio mai superato, e quella perdita – quella maledetta perdita – che ancora gli bucava il petto ogni volta che il silenzio si faceva troppo forte.
Era stanco. Di rimpianti, di notti a guardare soffitti, di giorni trascinati come catene.
Si chiedeva se avrebbe mai ricominciato a vivere, davvero.
Poi, la vide.
Era salita a una fermata qualunque. Si era seduta poco più avanti. Niente di clamoroso: un sorriso mentre sistemava la sciarpa, uno sguardo gentile rivolto a una signora anziana. Ma in quell’istante qualcosa si aprì.
Una crepa nella corazza. Un battito in più.
Un pensiero pazzo: “Parlale. Trova una scusa, qualsiasi.”
Il cuore cominciò a battere più forte. Il cervello lo bombardava di paure, ma il cuo... (continua)