Un fenomenale febbraio
In un freddo freeday di febbraio, dopo un fantastico Festival di Sanremo, frodai furbamente il fisco acquistando in nero un frigorifero, un frullatore e una fenomenale friggitrice a fotoni di fluoro, ideale per frittate e faraone al forno…che favola!
Felice come un facocero in frega, festeggiai la cosa prenotando in un fast food di Firenze un tavolo con la mia fidanzata Florinda e il suo cane Frizzy. Con una fame da lupo ci abbuffammo di funghi di Fiesole in fricassea, formaggi di fossa, fiorentina con friarielli fritti, fichi fioroni con frutti di bosco e un fantastico fiasco di fresco frizzantino di Frosinone.
Eh! Non siamo mica fessi!
Strafatti come due frati francescani dopo aver fatto la via Francigena, ci infrattammo in un fienile di Fiesole dove , fra frizzi e lazzi finimmo in bellezza la giornata al grido di….viva la fonduta di fontina e viva la France! Fischia!... (continua)
Dalla porta, una fitta nebbia catturò i miei pensieri.
Fu così che mi ritrovai a camminare lungo una strada che non conoscevo, forse era un sogno o meglio ancora un incubo!
Lo scricchiolio delle foglie mi faceva tremare come una bistecca mezza cruda alla piastra a lenta cottura sanguigna. Pulsazioni perfette, in attesa di mangiarla, suggerita dal cardiologo.
Il vento mi faceva rabbrividere la nuca e le guance, sapevo dovevo portare con me la crema idratante!
La sciarpa aveva litigato con me, non stava più dentro l'armadio.
Stavo quasi per diventare un fiocco di neve, quando davanti a me l'ombra di Cappuccetto mi fece urlare.
Era diversa, era un uomo, aveva denti aguzzi super white, occhi gialli come un serpente che sibila e mi mordeva le mani.
Un vampiro, diamine!
Pronta subito la pozione profumo seduttivo!
Foglie, legni secchi e cacca di qualche animale!
Era così accogliente che volevo farmi tanto mordere sul collo.
Tirai fuori dalla tasca un piccolo coltello per intaglia...
(continua)
Con te intraprenderei il cammino verso quei monti, maestri muti, e noi come discepoli silenziosi direbbe nei suoi versi von Goethe… se invece qualcuno ci vedesse, penserebbe altresì a me trafelato ma non tu sul percorso per il monte.
In te, per citare il Caramagna, mi piace di certe cime la luce che ti resta negli angoli degli occhi.
Lì ho preso il mio silenzio e ci siamo seduti... c’è un dipinto dovunque ti giri a queste altezze ma tu, una luce che apre l’anima.
Per te ho raggiunto a piedi (e che fatica!) le stelle, nel brillio della neve e dentro il tuo sguardo.
Rinfilo gli occhiali ma solo dopo avergli rimesse le lenti, che avevo tolti per rifocillarmi e appoggiati su una permalosa stella alpina che scrollando i petali aveva fatti cadere.
Per Diana! O dovrei forse dire “per Clara!”; davanti a me non c’è la mia Heidi con le stelle negli occhi, piuttosto l’Adelmo –che interpreta Peter anche se sarebbe stato più appropriato il nonno- sul sedile spinto dalle rotelle ma sulla fun... (continua)