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Con le gambe a penzoloni.

Attraversò lentamente il vialetto alberato.
Era mattina presto e un sole ancora tiepido e pallido si intrufolava tra le fronde degli alberi, come un bambino curioso che pareva volesse seguirla con lo sguardo.
Superò il cancello e pensò, fra sé e sé che non avrebbe dovuto indossare quelle scarpe con i tacchi così alti: le pareva di sprofondare ad ogni passo in quel cortiletto cosparso di ghiaietta, che rendeva il suo passo incerto e goffo.
Stette qualche istante in silenzio, mentre nella mente andavano disegnandosi immagini lontane, passate che le appartenevano e che ritrovava, in quel momento, di nuovo vivide e reali.
"Ti ricordi quando correvo giù dalle scale ancora in pigiama e con gli occhi assonnati urlando "Nonno,nonno,aspettami!"?
Mi aveva svegliato il rumore fragoroso della messa in moto del tuo motocoltivatore. Era poco più che l'alba e non volevi che mi alzassi così presto, ma era irrefrenabile la mia infantile gioia di poter saltare su quel carretto, e poter venire con te nell'orto.
Mi divertiva seguire i tuoi lavori: quando toglievi "le bestioline" dalle piante di patate, quando davi il verderame ("sì, lo so che devo stare lontana.."),anche quando ti sedevi sotto quella pianta al fresco per riposarti un po', e mi raccontavi sempre, ogni volta, che era stata piantata quando ero nata io.
Non pensavi che potesse davvero nascere, da quel nocciolo di pesca, e invece, eccola lì, rigogliosa, a donarti un po' d' ombra.
E ti ricordi quando mi avevi permesso di fare un pezzetto di orto tutto mio?
Con il "fularin" in testa che mi aveva messo la nonna e la piccola zappa in mano ci mettevo tutto l'impegno di cui ero capace, perché mi era stato affidato un lavoro vero.. "da grandi"!
E quanto hai dovuto consolarmi, ricordi, quando quel signore che veniva ad arare la terra me l'aveva distrutto!? Non l'aveva neppure visto! Il mio orto!!


Quando rientravamo, poi, verso mezzogiorno, ogni volta ti dovevo chiedere da quale parte del carretto dovessi sedermi per evitare che il Chicco arrivasse a saltarmi addosso, con la sua irruenza, quando entravamo in cortile.
Io l' avevo ormai imparato quale fosse il lato giusto, ma se eri tu a confermarmelo ero più tranquilla.


Ed eccomi lì, con le gambe a penzoloni e un carretto colmo di cassette di pomodori, verso casa: "Senti nonno, il Chicco ci ha già sentiti arrivare, senti come abbaia! Chissà cosa ha preparato la nonna, oggi?"


Mi manchi nonno. Ma nessuno potrà mai portarmi via quei momenti. Né la vita, né i dolori, né le delusioni o le umiliazioni.


Fuggirò sempre lì, su quel carretto, quando avrò paura. Con le gambe a penzoloni..."


Sentì dei passi dietro di sé che la distrassero.
Si voltò e vide due donne che trasportavano un grande vaso di terracotta contenente alcune piante di pino nano.
Sorrise, fece un cenno con la testa per salutarle e depose la rosa che un venditore ambulante le aveva venduto per pochi spiccioli all'angolo di una strada.


Risalì in macchina, scorse mentalmente gli impegni che la attendevano quel giorno.
Si guardò nello specchietto retrovisore, e rimase così alcuni minuti a scrutare, in fondo ai suoi occhi, per tentare di ritrovare quella bambina che ora sapeva nascondersi discretamente dentro di lei...




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Opera scritta il 09/05/2013 - 13:41
Da Sabina Forni
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Commenti


Grazie di cuore Claretta per averli letti. Ciao

Sabina Forni 09/05/2013 - 22:37

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Bellissimi ricordi.ciao

Claretta Frau 09/05/2013 - 22:16

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