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Quando mi faccio un panino ripenso…”

L’attenzione si era spostata, ora la priorità era di trovare Teresa; la piccolina non si trovava. Si era mobilitato perfino il burbero nonno. La trovarono rannicchiata sotto il letto dei genitori, si premeva forte le mani sulle orecchie e tirarla fuori da lì non fu facile, era spaventata e molto. Tutti si prodigarono a tranquillizzarla, non avrebbe più sentito quei versi disperati: il maiale era morto. Era stato questo ad inquietare la piccina; il sentire lo strazio dell’animale nella sua fine, l’aveva scossa e molto. Di li a qualche anno il problema non si presentava, perché quando tornava da scuola, il maiale era già appeso sotto al portico. Nei giorni seguenti assisteva incuriosita alla lavorazione della carne che si trasformava in prelibati salumi. Salami, pancette, soppresse, luganeghe, facevano bella mostra di sé, appesi nelle lunghe aste in cucina sino a che, una volta asciugati, venivano portati nella fresca cantina. Teresa temeva il maiale, dovette però superare la sua paura, quando una volta cresciuta e con la mamma ammalata, toccava spesso a lei l’accudire i maiali. Il papà era un abile norcino e andava nelle varie case a svolgere questa attività, che però non era più di tanto retribuita, in quanto lui lo faceva, oltre che per passione, anche per amicizia e contraccambiare qualche favore. Nelle giornate invernali, il profumo del minestrone col cotechino riempiva la cucina e scaldava i cuori. Il lardo poi era una base per soffritti e sughi. A carnevale si prendevano i vasi con lo strutto e si spandeva per la strada, dalla finestra della cucina lasciata aperta, il dolce profumo di frittelle e “galani”. A ferragosto si festeggiava la Madonna Assunta con la bondola che altro non era che la lingua del maiale con l’impasto del cotechino. Ora Teresa mangia gli affettati del supermercato, raccontando ai suoi figli ciò che 40, 50 anni fa era il suo quotidiano.



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Opera scritta il 07/10/2017 - 15:40
Da Ivana Piazza
Letta n.1442 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Emozionalmente, ringrazio!!!

Ivana Piazza 08/10/2017 - 17:30

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Molto piaciuto il tuo racconto. veramente incisivo, per le sensibilità espresse, ma anche per i significati che sottintendono una evoluzione naturale, talvolta necessaria, delle cose.. Brava

Francesco Gentile 08/10/2017 - 12:28

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Ricordi di un tempo passato dove si faceva a ancora così ora è cambiato il modo dicono che sia meno crudele...boh per me è sempre uno strazio...capisco Teresa...

Anna Rossi 08/10/2017 - 03:34

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La piccola terrorizzata dallo scuoiamento del maiale è diventata donna. Bel racconto. Giulio Soro

Giulio Soro 07/10/2017 - 20:18

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Quando mi faccio il panino non oso pensare al maialino, sai allevai un piccolo maialino col biberon e crebbe da diventare bello grosso, un bel giorno nonostante mi fossi opposta ne fecero tante salsicce e bistecche, non sono più riuscita a mangiare carne di maiale; posso comprendere la piccina che buon per lei ha superato quel trauma. Bel racconto, reale, mi ha fatto rivivere quell'episodio.

genoveffa frau 07/10/2017 - 19:24

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