ti ho detto mai
leonessa crine seta ed aghi biforcuti
da quando t'ho incontrata
hai schiuso
come giglio rigoglioso
le prigioni soffocate del cuore arrugginito.
Alle sabbie
stirate dal chiaro di luna
hai strappato la veste opalina.
Tra turbini dell'occhio sporco d'infinito
sei giunta
come rondini di gelo
in taciti cieli ornati d'alato profumo.
Mi spalanchi l'anima!
Sei giorno bramoso striato da tigre
e alla notte lacrimosa gazzella scalza
il cinereo stanco viso squarci.
Sei madre sazia d'ore molli
che,
come l'ape la piumata corolla
carezzi il colle vivo del tuo ventre.
Nell'eterno profondo d'un secco pozzo
brinda coi tuoi calici di palmo
irrigando coi fertili versi
sterili mie appassite terre,
così il nobile Nilo col sacro limo.
Sei l'abile pittrice
di strade in creta nera
per questi passi sordi
ciechi d'emozione.
E poi innamora zuccherina
dei tuoi lobi l'aspro vento,
ti leggo scintillante le pupille
rivelami senza lingua i suoi anatemi!
Vieni, avvicinati
-nel giro antico di un sax lontano-
in queste sale vuote
di mura gesso burro
su pavimenti carta figlia dei pioppi
danziamo
sotto archi d'arcobaleni grigi
tra virgole di cera e musiche d’apostrofi.
Ti ho detto mai
Poesia anima mia,
che sei
dell'acerba umile mia anima
quel vuoto inerte pieno d'esistenza
che riempie?

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Paolo
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